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Guerra in Siria

COMBO
7 Aprile Apr 2017 0814 07 aprile 2017

Siria, Usa attaccano base aerea con 59 missili: le cose da sapere

Colpito il luogo da cui sarebbero partiti i raid chimici del regime. Damasco: 15 vittime. Trump: «Il mondo si unisca a noi». Francia e Germania con lui. Mosca: «Aggredito un nostro alleato, ma è stato un flop».

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Con 59 missili Tomahawk lanciati da due navi da guerra al largo del Mediterraneo orientale, Donald Trump imprime una svolta alla sua presidenza e a sei anni di guerra in Siria. La reazione americana per la strage chimica di Khan Sheikhoun dello scorso 4 aprile, in cui sono morte più di 80 persone, tra cui 28 bambini, è arrivata poco dopo le 20.30 ora di New York, quando a Damasco erano le 3.45 del mattino (leggi le cinque chiavi di lettura per l'attacco).

LA REAZIONE DI MOSCA. Dopo il raid la Russia ha annunciato il suo ritiro dal meccanismo di coordinamento che serve a evitare incidenti con gli aerei americani che compiono bombardamenti nella zona, istituito dopo l’intervento di Mosca in Siria a settembre del 2015. La linea diretta sarà chiusa a partire dalla mezzanotte dell'8 aprile. Mosca ha poi promesso «una serie di misure» per rafforzare e migliorare le difese anti-aeree siriane.

  • Le immagini della base di Shayrat, colpita dai missili americani, diffuse da Russia 24.

Gli Stati Uniti hanno preso di mira la base di Shayrat, nella provincia di Homs, da cui, secondo le loro informazioni, sarebbero partiti gli aerei con le armi chimiche. Prima di colpire, hanno riferito fonti del Pentagono ai media Usa, sono stati avvertiti i russi. «Non avevamo nessuna intenzione di colpire i loro aerei», ha detto un funzionario anonimo al New York Times.

Buthayna Shaaban, consigliere politico del presidente siriano Bashar al-Assad, ha detto che «la Siria e i suoi alleati risponderanno in maniera appropriata a quest'aggressione». Il comportamento degli Stati Uniti viene giudicato «spericolato e irresponsabile».

NAVE DA GUERRA RUSSA NEL MEDITERRANEO. Una nave da guerra russa è entrata nel Mediterraneo e si starebbe dirigendo verso i due cacciatorpedinieri americani che hanno lanciato l'attacco in Siria della scorsa notte. L'attacco alla base aerea di Shayrat è il primo intervento militare diretto ordinato dal presidente Donald Trump contro il regime di Assad. Il nuovo inquilino della Casa Bianca aveva preannunciato una svolta imminente.

«Nessun bambino dovrebbe soffrire» come hanno sofferto quelli siriani, ha detto Trump poco dopo il lancio dell'operazione. Il presidente si trovava a Mar-a-lago, in Florida, per accogliere il presidente cinese Xi Jinping. «Oggi ho ordinato un attacco militare mirato contro la base in Siria da cui è stato lanciato l'attacco chimico», ha detto il presidente Usa. «È nel vitale interesse della sicurezza nazionale degli Stati Uniti evitare e impedire l'uso di letali armi chimiche». Poi un appello al mondo, ai «Paesi civilizzati», affinché si uniscano agli Usa per «mettere fine al massacro e al bagno di sangue» in Siria. E l'affondo per gli «anni di tentativi falliti» nel cambiare il comportamento di Assad.

ESCALATION PERICOLOSA. È stato il consigliere per la sicurezza nazionale H.R. McMaster a confermare poi che l'escalation per il commander in chief era stata innescata proprio dall'attacco dello scorso 4 aprile, in risposta al quale gli erano state presentate tre opzioni: Trump ha dapprima indicato di focalizzarsi su due di queste, poi ha preso la decisione finale nelle ultime ore. Quindi la scelta di passare all'azione. «Consapevole dei rischi di un'escalation, mi appello alla moderazione per evitare ogni atto che possa peggiorare la sofferenza del popolo siriano», ha detto il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres.

CONVOCATO IL CONSIGLIO DI SICUREZZA ONU. Il Consiglio di sicurezza dell'Onu è stato convocato d'urgenza, su richiesta della Russia, per discutere dell'attacco americano. Il rappresentante di Mosca, Vladimir Safronkov, ha accusato Washington di aver violato il diritto internazionale e di velleità militaristiche: «La vostra avventura geopolitica non sarà supportata», ha detto Safronkov. Anche la Cina si è schierata sulla stessa linea. Safronkov ha aggiunto che gli Stati Uniti avrebbero «paura» di un'«indagine indipendente» sull'attacco chimico nella provincia di Idlib, e starebbero tramando assieme a Regno Unito e Francia per un cambio di regime in Siria.

GLI USA: «SIAMO PRONTI A FARE DI PIÙ». L'ambasciatore americano all'Onu, Nikki Haley, ha risposto così: «La nostra azione è stata molto misurata e siamo pronti a fare di più, ma speriamo che non sia necessario. Gli Usa non resteranno a guardare quando vengono usate armi chimiche. E ogni volta che Assad ha passato il limite della decenza umana, la Russia è sempre stata accanto a lui».

L'attacco degli Stati Uniti contro la Siria in cinque punti

1. La base siriana colpita da 59 missili: 15 le vittime

L'offensiva ordinata da Donald Trump ha preso il via nella serata statunitense, alle 3.45 ora di Damasco. I 59 missili americani sono stati lanciati da due cacciatorpedinieri al largo del Mediterraneo. Secondo i dati a disposizione delle autorità russe, tuttavia, la base «è stata raggiunta solo da 23 missili» americani e «il luogo in cui sono caduti gli altri 36 missili da crociera è sconosciuto». Quindici finora, secondo l'agenzia del governo Sana, i morti provocati dall'attacco alla base di Shayrat, tra cui sei civili, quattro dei quali erano bambini. Sempre secondo la Sana, i missili statunitensi non hanno colpito solo la base militare, ma anche abitazioni civili nei villaggi circostanti.

2. La Russia avvertita dai raid: ma l'attacco unilaterale è un messaggio a Putin

Il Pentagono ha assicurato che alcuni Paesi erano stati avvertiti, anche la Russia attraverso i regolari canali militari. Anche il personale russo presente presso la base colpita - stando a quanto è emerso - era stato avvisato, con lo scopo di evitare vittime collaterali. Ma gli Stati Uniti hanno agito da soli, lanciando a Putin un messaggio forte. A scandirlo ci ha pensato il segretario di Stato americano Rex Tillerson, nel sottolineare che Mosca ha «fallito nell'efficacia» di evitare un attacco chimico in Siria, come invece 'promesso' nel 2013, quando la linea rossa tracciata dall'allora presidente Barack Obama si 'dissolse' anche in seguito al dichiarato impegno della Russia di monitorare sulla distruzione dell'arsenale chimico di Assad.

  • La base siriana di Shayrat.

3. Mosca risponde a Trump: Putin grida all'aggressione

Mosca non ha atteso molto per far sentire la forte irritazione seguita all'attacco, che «viola la legge internazionale. Washington ha compiuto un atto di aggressione contro uno Stato sovrano». «Questo passo arreca un danno notevole ai rapporti russo-americani, che si trovano già adesso in uno stato deplorevole», ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov. «La cosa più importante secondo Putin» - ha aggiunto Peskov - «è che questo passo non ci avvicina all'obiettivo finale della lotta contro il terrorismo internazionale e crea invece un ostacolo serio alla creazione di una coalizione internazionale per lottare contro di esso in modo efficace». Non solo. Per il ministero degli Esteri russo Sergej Lavrov gli Usa avevano deciso di attaccare la Siria già prima della strage avvenuta nella provincia siriana di Idlib. L'offensiva americana in Siria «è un atto di aggressione con un pretesto assolutamente inventato» e «ricorda la situazione del 2003, quando gli Usa e la Gran Bretagna, con alcuni loro alleati, hanno invaso l'Iraq».

4. Germania, Francia e Israele dalla parte degli Usa: anche la Turchia appoggia Trump

A sostegno dell'attacco si è schierata immediatamente Israele, che «supporta pienamente la decisone del presidente Trump». Ad affermarlo un comunicato dell'ufficio del premier Benjamin Netanyahu. Secondo alcuni media americani, inoltre, Israele, assieme ad altri Paesi, sarebbe stata avvisata in anticipo dagli Usa. Su «Assad pesa l'intera responsabilità», hanno scritto il presidente francese François Hollande e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, in una nota congiunta dopo il bombardamento Usa in Siria. «La Francia e la Germania» - recita il comunicato dell'Eliseo - «proseguiranno gli sforzi con i loro partner nel quadro dell'Onu per sanzionare in modo più appropriato gli atti criminali e l'uso di armi chimiche vietate dai trattati». La Turchia, invece, ritiene «positivo» l'attacco Usa in Siria, parlando di «importante e significativo sviluppo». Lo ha detto il vice primo ministro Numan Kurtulmus in una diretta tivù e sottolineando che «è indispensabile che il regime di Assad sia punito dalla comunità internazionale». «Vediamo gli attacchi come positivi, ma crediamo che questo dovrebbe essere completato», fermando «il barbaro regime di Assad», ha aggiunto Kurtulmus. Per il premier italiano Paolo Gentiloni, «gli Stati Uniti hanno definito la loro azione come puntuale e limitata e non come una tappa di una escalation militare. È una risposta motivata a un crimine di guerra il cui responsabile è il regime di Assad».

5. Le giravolte del presidente Usa: quel tweet del 2013 sbugiardato

La repentina accelerata di Trump nell'offensiva siriana, con la decisione di passare all'azione senza il consenso del Congresso, è solo l'ultimo atto del riposizionamento dell'inquilino della Casa Bianca nei confronti del regime di Bashar al Assad, che, a dispetto delle dichiarazioni di facciata, gli Stati Uniti considerano ora come un despota da esautorare. E pensare che appena quattro anni fa Donald Trump, in un tweet, attaccava frontalmente Barack Obama, accusandolo di voler bombardare la Siria per salvare la faccia e intimando al proprio Paese di scongiurare qualsiasi intervento di natura militare.

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