Clima Parigi
9 Maggio Mag 2017 1541 09 maggio 2017

Clima: Obama, Macron e Xi Jinping difendono l'accordo di Parigi

Il neoeletto presidente francese ha chiesto a Trump di non abbandonare l'intesa Cop21. Preme anche Pechino. Riunione decisiva alla Casa Bianca rinviata a data da destinarsi.

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Emmanuel Macron, Barack Obama e Xi Jinping sono uniti in difesa degli accordi di Parigi su clima. Manca "solo" Donald Trump, che sul punto ha deciso di restare in silenzio finché non sarà tornato dal G7 di Taormina, in programma il 26 e 27 maggio. Il neoeletto presidente francese, durante la telefonata di congratulazioni ricevuta dalla Casa Bianca l'8 maggio, ha chiesto al tycoon di non abbandonare l'intesa Cop21. E la riunione decisiva, convocata sul tema dall'amministrazione americana, è stata rinviata a data da destinarsi.

LA MOSSA DI PECHINO. Macron ha ricevuto anche la telefonata del presidente cinese Xi Jinping, che gli ha chiesto di proteggere e confermare l'accordo siglato nella capitale francese alla fine del 2016 dal suo predecessore, François Hollande. I due leader hanno concordato di incontrarsi il prima possibile per parlarne di persona.

IL PRESSING DI OBAMA. Infine, da Milano, si è levata la voce di Barack Obama. L'ex presidente ha ricordato l'importanza di quell'intesa, che Trump ha minacciato di rinegoziare o addirittura di stracciare: «A Parigi, con Matteo, abbiamo aiutato a condurre il mondo a raggiungere un accordo molto significativo sul clima». L'ambiente, del resto, non può non essere una delle «priorità principali» per tutti, destinata com'è a «definire i contorni del secolo più drammaticamente di ogni altra questione».

RISULTATI ACQUISITI. È importante quindi che gli Stati Uniti «continuino a muoversi nella giusta direzione» sul fronte delle politiche climatiche. Il fatto che l'amministrazione Trump possa avere delle idee diverse «fa parte della democrazia», ma ormai le regole sulle emissioni inquinanti delle auto, per fare un esempio, «sono in vigore a livello locale». Quindi, è il ragionamento "difensivo" di Obama, se anche dovessero cambiare le normative a Washington «nessun produttore di auto sarebbe disposto a fabbricare un mezzo che poi non potrebbe essere venduto in California».

AMMINISTRAZIONE TRUMP DIVISA. Di sicuro c'è che intanto la prevista riunione dei consiglieri di Trump per definire la posizione americana sull'accordo di Parigi è slittata a data da destinarsi. I consiglieri, compresa la figlia Ivanka, si sarebbero dovuti incontrare per risolvere i contrasti interni sull'opportunità di tenere fede o meno all'accordo. Un eventuale ritiro americano metterebbe gravemente a repentaglio gli sforzi globali per limitare le emissioni di gas serra, dal momento che gli Stati Uniti sono il secondo più grande produttore di anidride carbonica al mondo, dopo la Cina.

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