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Elezioni francesi

Macron, 'l'Europa si rimetta in cammino'
FRONTIERE 11 Maggio Mag 2017 1640 11 maggio 2017

Macron l'africano scipperà la Libia all'Italia?

Le azioni militari francesi hanno sermpre sullo sfondo un tornaconto di forniture e contratti petroliferi della Cirenaica. Come si comporterà il nuovo inquilino dell'Eliseo?

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Tra le tante incognite che concernono le linee strategiche della presidenza del homo novus Emmanuel Macron una – di cui mai si parla - riguarda direttamente l’Italia: il nuovo presidente francese continuerà la politica corsara di François Hollande in Libia –frontalmente contraria alla pacificazione e quindi ai progetti italiani - o la cesserà? Per ragioni di galateo europeista, l’Italia non ha mai denunciato gli appoggi militari decisivi che i “consiglieri militari” francesi forniscono all’armata del generale Khalifa Haftar e l’appoggio politico consistente del Quai d’Orsay alle tribù e alle fazioni politiche che sostengono il governo di Tobruk, in aperta rottura col governo di Tripoli presieduto da Fayez al Serraj.

GLI INTERESSI DELLA ELF AQUITANIE-TOTAL. Ma, senza timore di smentita, si può affermare che solo e unicamente all’opera – anche diretta, anche di combattimento - dei consiglieri militari e dei commandos francesi, al Haftar non avrebbe potuto vincere - come ha fatto, parzialmente - la battaglia per la riconquista del controllo di Bengasi. Molti indizi poi portano a individuare un decisivo intervento militare francese anche nella recente campagna lanciata dall’esercito di Haftar per il controllo dei pozzi e degli impianti petroliferi della Cirenaica, per sottrarli al controllo di Tripoli. Dunque, una strategia libica francese sotterranea ma dalle linee apertamente confliggenti non solo con quelle dell’Italia, ma dell’Europa stessa. Una strategia di basso profilo palesemente ispirata dalla Elf Aquitanie-Total che mira a garantire alla Francia un tornaconto di forniture e contratti petroliferi della Cirenaica oggi e ancor più domani. Il tutto, in raccordo politico con centrali estere che nulla hanno a che fare con l’Europa, anzi: l’Egitto di al Sisi, gli Emirati Arabi Uniti e la Russia di Vladimir Putin, fondamentali sponsor di Haftar.

DECISIVA LA SCELTA DEI MINISTRI DI ESTERI E DIFESA. Naturalmente, in campagna elettorale, Emmanuel Macron non ha neanche accennato a un dossier libico assolutamente estraneo agli interessi dell’elettorato francese, né ha espresso giudizi che possano essere interpretati come una linea di continuità o meno alla “politica corsara” che Hollande ha sviluppato in Libia, in piena continuità con quella che portò Nicolas Sarkozy a essere il motore della disastrosa guerra per abbattere Gheddafi nel 2011. Si deve dunque attendere la nomina del suo ministro degli Esteri, e ancora più del suo ministro della Difesa, perché questa attesa sia sciolta. Un’attesa cruciale per l’Italia che – al di fuori del quadrante europeo - ha proprio nella crisi libica il suo principale quadrante di impegno e di esposizione. La questione è semplice: Roma e Parigi agiranno d’ora in poi in maniera concordata o conflittuale con Macron in Libia? È problema cruciale, anche a fronte della disastrosa crisi dei profughi del Canale di Sicilia.

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