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11 Maggio Mag 2017 1852 11 maggio 2017

Mosul, le forze irachene: «Sconfitta dell'Isis a giorni»

Lo Stato islamico assediato nel 10% della roccaforte. Mille miliziani rimasti con circa 450 mila civili nella città vecchia. Ma la caduta del bastione non significa la fine della minaccia di Daesh nel Paese.

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Le forze del governo iracheno continuano ad avanzare nei quartieri a Nord Ovest di Mosul verso il centro, per stringere d'assedio i miliziani dell'Isis rimasti a difendere la città vecchia, sulla riva occidentale del Tigri. Un generale dell'esercito di Baghdad ha dichiarato alla Bbc che lo Stato islamico dovrebbe essere sloggiato del tutto dalla sua roccaforte entro il 26 maggio, inizio del Ramadan: «È questione di giorni per la vittoria finale».

In verde, le forze regolari irachene, in nero quelle dell'Isis (fonte: Isw).

Recenti conquiste da parte della coalizione - che comprende le truppe regolari, i peshmerga curdi, le milizie paramilitari sciite e gli alleati occidentali guidati dagli Usa – hanno costretto i jihadisti in una modesta fascia di terreno. Il bastione principale dei miliziani è intorno alla Grande Moschea nella città vecchia.

NELLE MANI DEI JIHADISTI IL 10% DELLA CITTÀ. Mosul è caduta nelle mani dei seguaci del Califfo Abu Bakr al Baghdadi nell'estate 2014, e l'offensiva guidata dalle forze regolari irachene è iniziata nell'ottobre 2016. Il numero degli assediati rimasti a combattere è stimato intorno al migliaio, con circa 450 mila civili che possono usare come ostaggio. Nell'ultima settimana l'esercito ha strappato allo Stato islamico 30 chilometri quadrati a nord-ovest del centro e solo il 10 per cento della città rimane nelle mani dell'Isis. Un responsabile delle forze anti-terrorismo, generale Abdul Wahab al Saedi, ha detto che sono solo cinque i quartieri ancora controllati dall'Isis: un reticolo di vicoli densamente popolati dove si teme che i combattimenti e i bombardamenti possano causare un alto numero di vittime civili.

LA VITTORIA A MOSUL NON SIGNIFICA LA FINE DELL'ISIS. Alla riconquista della città non corrisponderà, tuttavia, la sconfitta del gruppo terroristico in Iraq, dove è nato e da dove nel 2011 ha iniziato a muoversi in Siria per partecipare al conflitto contro Bashar al Assad. Secondo il sito specializzato Al Monitor, uno dei principali problemi è che lo Stato islamico «non ha utilizzato tutto il suo potenziale nella battaglia, impiegando solo una parte delle sue forze e facendo uscire dalla città tantissimi miliziani».

In verde i territori controllati dall'esercito regolare iracheno, in nero quelli dell'Isis, in marrone quelli dei curdi e in giallo quelli delle milizie sciite (fonte: Isw).

L'identità di molti membri dell'Isis, inoltre, è sconosciuta all'intelligence irachena e della coalizione. «Documenti trovati nelle zone ricatturate di Mosul mostrano che molti jihadisti sono indicati solo attraverso numeri e non nomi», riporta il sito, sottolineando la difficoltà di isolare e arrestare gli estremisti una volta che questi si siano mischiati alla popolazione. Resta poi la questione più difficile da gestire. Anche una volta sconfitto, lo Stato islamico nella regione troverà sempre un terreno fertile per risorgere se all'indomani dell'attuale conflitto resterà vivo lo scontro settario. La preoccupazione principale è che le milizie sciite e quelle curde, che partecipano attivamente alla battaglia, infieriscano sulla popolazione sunnita ingrandendo il bacino fatto di desiderio di vendetta dal quale i jihadisti attingono.

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