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WASHINGTON
13 Maggio Mag 2017 1634 13 maggio 2017

Russia- gate, ora i democratici chiedono i nastri di Trump e Comey

 Intanto cominciano i colloqui per sostituire il capo dell'Fbi. E il dipartimento di Giustizia indaga anche sul capo della campagna elettorale del presidente.

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Lo spettro del Watergate si aggira per Washington. Dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha di fatto minacciato l'ex direttore dell'Fbi James Comey di non rivelare i nastri delle loro conversazioni, Adam Schiff, il più alto rappresentante democratico nella commissione intelligence della Camera, ha chiesto a Trump di fornire al Congresso qualsiasi registrazione dei suoi dialoghi con il funzionario licenziato. Schiff ha invocato il Presidential records act, una legge approvata dopo lo scandalo che coinvolse Richard Nixon che rende pubblicabili prima o dopo le registrazioni fatte dal presidenti alla Casa Bianca.

James Comey, ex direttore dell'Fbi, mentre testimonia di fronte al Senato dell'Fbi sul mailgate e il Russiagate.

Nel frattempo il 14 maggio i dirigenti del dipartimento di giustizia iniziano i colloqui con i primi quattro candidati per sostituire l'ex capo del Federal bureau, licenziato nel mezzo dell'inchiesta Russia-gate. Tra i papabili c'è l'attuale numero due, ora direttore ad interim, Andrew McCabe (la cui moglie si candidò con i Democratici ricevendo fondi da alleati di Hillary Clinton); il senatore repubblicano John Cornyn, ex attorney general del Texas; l'avvocato Alice Fisher, ex capo della divisione criminale del dipartimento di giustizia con l'ultimo Bush; e infine Michael Garcia, giudice di New York ed ex attorney general di Manhattan.

DODICI CANDIDATI IN LIZZA. Ma la rosa è più ampia e comprende complessivamente una dozzina di nomi. Tra questi anche il deputato repubblicano Mike Rogers, ex agente Fbi e per breve tempo consigliere del transition team di Trump, e Ray Kelly, commissario del dipartimento di polizia di New York noto per il suo pugno di ferro contro la criminalità ma anche per l'uso di mezzi controversi, come lo 'spionaggio' dei musulmani e i fermi 'facili' di cui hanno fatto le spese le minoranze etniche. Dal totonome dei media sembrano usciti l'ex sindaco-sceriffo di Ny Rudy Giuliani e il governatore del New Jersey Chris Christie, entrambi considerati troppo vicini al presidente.

Trump non ha escluso di poter ufficializzare la nomina la prossima settimana, prima di partire per l'Arabia Saudita, prima tappa del suo volo d'esordio all'estero. «Possiamo prendere una decisione rapida», ha risposto ai cronisti prima di imbarcarsi per la Virginia. E ha definito i candidati come «persone «molto note», «di altissimo livello».

NEL MIRINO I CONTI DEL PRESIDENTE DELLA CAMPAGNA. Intanto nonostante il licenziamento del capo dell'Fbi, l'inchiesta sul Russia-gate continua. E punta anche sui movimenti bancari di Paul Manafort, l'ex presidente della campagna elettorale di Trump che aveva controversi rapporti di consulenza con politici e oligarchi russi e ucraini (filorussi). Il dipartimento di giustizia, secondo quanto rivelato dal Wall Street journal, ha richiesto documenti bancari ad almeno un istituto, Citizen Financial Group, che lo scorso anno ha concesso a Manafort un prestito di 2,7 milioni di dollari per rifinanziare un debito legato ad un palazzo a Manhattan e ottenere altro cash.
​L'indagine mira ad accertare se ci sono state collusioni tra l'entourage di Trump e il governo russo per influenzare le presidenziali. In una inchiesta distinta, anche l'attorney general di New York Eric Schneiderman e l'attorney di Manhattan Cyrus Vance Jr. stanno esaminando le transazioni immobiliari di Manafort, che ha speso e preso in prestito decine di milioni di dollari in relazione a vari immobili negli Usa nell'ultimo decennio.

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