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L'America di Trump

Trumpocalan
13 Maggio Mag 2017 1200 13 maggio 2017

Siria, la Realpolitik di Trump sui curdi

Donald arma con mezzi pesanti i Ypg, alleati del Pkk e vicini ai russi. Ma sostenere i socialisti di Kobane è pure una scelta pragmatica del Pentagono per liberare Raqqa senza Assad. Con buona pace di Erdogan.

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Avrà tanti nemici Donald Trump, ma non il popolo curdo, almeno finora. Dai suoi primi giorni alla Casa Bianca, il discusso presidente degli Usa si è dimostrato capace di cambiare idea e di agire altrettanto rapidamente: l'imprevedibilità che lo contraddistingue lo ha portato, nell'arco di poche settimane, dalla disponibilità a trattare con il regime siriano alleato dei russi, al bombardamento della base russa in Siria, al siluramento del capo dell'Fbi James Comey che indagava sul Russiagate, infine – sempre alla vigilia del suo incontro a Washington con il capo della diplomazia russa Sergei Lavrov – all'invio da considerarsi storico di armi pesanti alle comuni socialiste curde del Ypg, ramo siriano del Pkk di Öcalan già rifornito da Mosca.

BULLDOZER E BLINDATI. L'autorizzazione a spedire a Kobane e negli altri autoproclamati territori curdi della Rojava siriana materiale bellico come bulldozer, blindati, radar made in Usa (non più solamente le armi leggere della precedente amministrazione Obama) è il primo atto da non allineato di Trump, che per la sua vicinanza all'asse del Cremlino – sicuramente economica nei decenni da businessman miliardario con l'Est Europa, per i democratici e parte dei repubblicani anche politica – rischia l'impeachment. Un gesto ben più clamoroso sarebbe, su questa scia, il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte della Casa Bianca: presa di posizione in realtà assai più difficoltosa, vista la stretta vicinanza tra il genero ebreo e primo consigliere di Trump, Jared Kushner, e il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Lavrov alla Casa Bianca.

ANSA

Il presidente Usa ha comunque avuto un caloroso incontro con il presidente palestinese Abu Mazen, poco dopo un altrettanto caloroso vis-a-vis con Netanyahu. Mentre, nel frattempo, la Russia riconosceva Gerusalemme Ovest capitale d'Israele, come mossa per assegnare Gerusalemme Est ai palestinesi. La partita per disinnescare la madre di tutti i conflitti nella regione sembra riaprirsi, con una battuta semplicistica Trump ha dichiarato: «La pace in Medio Oriente non è così difficile come crede la gente». Intanto il sostegno deciso degli Stati Uniti alle non lontane brigate del Ypg di Kobane segna un cambio di passo dai cerchiobottismi degli ultimi 8 anni: i curdi siriani sono, dalla nascita dell'Isis nel 2014, con i peshmerga curdi-iracheni le uniche forze sul campo ad aver combattuto il sedicente Califfato senza ambiguità.

ALLEATI DEL PKK. Ai curdi della Rojava si può al limite recriminare la Realpolitik di trattare e all'evenienza combattere – contro l'Isis e nell'ottica di concessioni territoriali o futuri poteri federali – con il regime di Bashar al Assad, piuttosto che con i ribelli siriani armati dai turchi loro acerrimi nemici. Già nel marzo 2017 alle brigate Ypg (per Ankara «un'organizzazione terroristica come il Pkk») Trump aveva inviato un'unità ufficiale di marine, in sostegno alle partite di armi soft e agli aiuti logistici e umanitari fatti arrivare da Barack Obama. Certo il nodo gordiano sullo status dei curdi siriani resta da sciogliere: Hafez al Assad diede per anni riparo a Öcalan, e allora Pkk e Ypg coincidevano in Siria dove il maggior partito curdo aveva ottenuto piccole forme di autonomia e di riconoscimento.

Combattenti del Ypg nella Rojava.

GETTY

In Siria le brigate Ypg conducono un'attività di resistenza antiterroristica, di forte aiuto ai raid della Nato

Con le rivolte contro Assad figlio nel 2011, anche i curdi siriani hanno iniziato a combattere la loro battaglia per la libertà e per la democrazia, prima contro Damasco per una regione federale o un ricongiungimento con il Kurdistan iracheno poi anche contro l'Isis che lambisce i loro territori. Con gli arresti degli oppositori politici e le strette sulle libertà di Recep Tayyip Erdogan, in Turchia è tornata la stagione (anche) degli attentati del Pkk: un'escalation che ha arenato il dossier per depennare il movimento armato e politico di Öcalan dalla black list delle organizzazioni terroristiche dell'Ue e degli Usa, nella Nato assieme alla Turchia. Per il blocco occidentale non vi è tuttavia alcun dubbio che in Siria le brigate Ypg conducano un'attività di resistenza del tutto antiterroristica e di forte aiuto ai raid della Nato.

L'OFFENSIVA ANTI-ISIS. In sintesi i curdi-siriani del Ypg vicini al Pkk costituiscono un problema di Erdogan, non per l'Ue e gli Usa: per la Turchia uno Stato curdo (anche embrionale) lungo i chilometri di confine Sud-Orientale con la Siria è uno mostro da abbattere ancora prima dell'Isis. Ma per quanto duro sia da digerire il boccone delle armi americane al Ypg, è un'approssimazione concludere che Ankara non lo accetti e che in questo modo venga scaricata da Trump. La Turchia resta parte dell'offensiva contro l'Isis a Mosul: il cartello per liberare l'Iraq dal sedicente Califfato raggruppa – con triangolazioni di ampio raggio – i ribelli islamisti, le forze turche, la Nato, i pershmerga curdi e indirettamente anche russi e iraniani, insieme con i governativi di Baghdad. L'offensiva imminente su Raqqa, roccaforte siriana dell'Isis, ne è la sua naturale continuazione.

Con il "cane matto" del Pentagono.

GETTY

I curdi siriani del Ypg non possono non farne parte, ne sono la testa d'ariete come i peshmerga in Iraq. Da mesi la Turchia è poi con l'Iran un attore di punta nei negoziati sulla Siria imbastiti dalla Russia ad Astana, in Kazakistan, dove è stata appena raggiunta un'intesa per lo stop alle armi e la spartizione della Siria. Il leader del Cremlino Vladimir Putin è tornato a trattare anche con il suo nemico strategico in Medio Oriente Erdogan, che da parte sua ha accettato. E se ad Astana, per la disponibilità di Iran e Russia, è stata accolta l'istanza di creare le zone cuscinetto che da sempre sono un chiodo fisso di Ankara, tra Siria e Turchia (senza meglio precisare il destino della Rojava curda), è legittimo pensare che, come da indiscrezioni di fonti Usa, i curdi del Ypg si siano impegnati a liberare Raqqa per cederla agli islamisti protetti da Erdogan. Verosimilmente con una contropartita in ballo.

PRAGMATISMO DEL PENTAGONO. La scelta controcorrente di Trump di uscire allo scoperto sulle dinamiche in atto in Siria non può infine neanche essere addebitata alla sua compulsività, sotto esclusivo input di Mosca. Con un “cane pazzo” come il generale James Mattis a capo al del Pentagono, anti-russo senza se e senza ma che deve il suo nomignolo alle gesta da guerrafondaio in Iraq e Afghanistan sotto il mandato repubblicano dei Bush, l'ok della Casa Bianca ad armi pesanti ai curdi siriani risponde anche a pragmatiche logiche militari statunitensi. I socialisti comunardi di Kobane festeggiano alla svolta di Trump ma prima di tutto, anche per gli Usa, viene la corsa ad accaparrarsi in un qualche modo Raqqa e con essa il Nord della Siria. Il Pentagono ha solo scelto il male minore: armare le truppe più forti su quel campo contro l'Isis, dopo gli Hezbollah filoiraniani e i soldati di Assad.

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