Prigione Siria 2
15 Maggio Mag 2017 1800 15 maggio 2017

Siria, gli Usa accusano il regime di esecuzioni di massa

L'amministrazione Trump ha accusato Damasco di giustiziare i prigionieri e di bruciare i loro corpi in un grande crematorio fuori dalla capitale.

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Nuova pesantissima accusa dell'amministrazione Trump ai danni del regime di Bashar al-Assad. Secondo la Casa Bianca il governo siriano sarebbe colpevole di esecuzioni di massa dei prigionieri e di bruciare i loro corpi in un grande crematorio fuori Damasco per nascondere le prove. Secondo il Dipartimento di Stato, circa 50 detenuti al giorno sono impiccati nella prigione militare di Saydnaya, a 45 minuti da Damasco.

L'annuncio del dipartimento di Stato americano.

Il governo di Assad «è sprofondato in un nuovo livello di depravazione» con il sostegno di Russia e Iran. A parlare è stato l'inviato Usa in Medio Oriente, Stu Jones che ha presentato le foto declassificate dell'edificio della prigione militare che sarebbe stato modificato per creare il crematorio. In serata ha rincrato la dose anche il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer: «La Siria non sarà sicura e stabile finchè Assad sarà al potere».

SPICER: «RUSSIA E IRAN TENGANO A BADA ASSAD». Spicer ha anche spiegato che gli Usa sono pronti a collaborare con Russia e Iran sulla crisi siriana ma che entrambi devono esercitare la loro influenza per tenere sotto controllo il regime ribadendo anche che spetta al popolo siriano scegliere il proprio futuro.

STESSE ACCUSE DEL RAPPORTO AMNESTY. Le accusa di Washngton fanno seguito a un rapporto di Amnesty International pubblicato il 7 febbraio scorso. Quel report riportava delle testimonianze dalla prigione di Saydnaya che veniva definita come un "mattatoio" dove sono stati impiccati non meno di 13.000 prigionieri nell'arco di soli cinque anni, dall'inizio della rivolta del 2011 al 2015.

Le foto mostrate dal dipartimento di Stato americano.

Secondo il rapporto, basato su interviste a 31 ex carcerati e a oltre 50 funzionari, le esecuzioni sono state autorizzate tra gli altri da stretti collaboratori del presidente Assad. In passato le autorità siriane avevano già respinto le accuse di avere compiuto esecuzioni di massa, ma l'organizzazione ha scritto che a Saydnaya gruppi di 20-50 persone venivano impiccate una o due volte alla settimana, dopo processi-farsa che duravano pochi minuti.

ACCUSE RESPINTE DA DAMASCO. I dati si fermano al 2015, ma secondo Amnesty non c'è ragione di ritenere che la soppressione di detenuti non sia continuata. In un altro rapporto, del 2016, l'ong affermava che dal 2011 altri 17.000 prigionieri erano morti a causa delle torture, dei maltrattamenti e delle privazioni. Il governo di Damasco ha smentito la fondatezza del rapporto di Amnesty International, mentre la Russia l'ha bollato come «un'altra deliberata provocazione», giunta in un momento cruciale per la soluzione della crisi siriana.

I DUBBI SULLE ZONE CUSCINETTO. L'accusa del dipartimento di Stato è arrivata l'indomani di un'intesa anche tra Usa e Russia sulla creazione di zone cuscinetto in Siria, concordata nei colloqui di Astana tra Mosca, Ankara e Teheran. Nonostante l'apertura Jones ha espresso dubbi anche su questo: «Alla luce del fallimento dei precedenti accordi per il cessate il fuoco, abbiamo motivo di essere scettici». Con l'occasione ha rilanciato il monito al regime di Assad perché fermi tutti gli attacchi contro i civili e le forze di opposizione.

IL RICHIAMO DI TILLERSON A MOSCA. La portavoce del Dipartimento di Stato, Heather Nauert ha ricordato che il capo della diplomazia Rex Tillerson è stato «fermo e chiaro» nel suo recente incontro con il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov. Il Cremlino non ha reagito alle accuse di complicità ma Vladimir Putin ha detto di sperare moltissimo che la creazione delle zone di de-escalation in Siria «sia uno strumento efficace, prima di tutto per mantenere la cessazione delle ostilità».

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