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19 Maggio Mag 2017 1330 19 maggio 2017

Da Riad a Taormina: il tour di Trump per fare i conti con gli alleati

Il tycoon in fuga dal Russiagate sbarca dai sauditi per rafforzare l'asse anti Iran. Poi a Tel Aviv per fare pace con Netanyahu, in Vaticano per la "benedizione" papale, alla Nato per chiedere più soldi e al G7 per il suo primo grande vertice. Le tappe.

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Cinque Paesi in otto giorni. Questi i numeri del primo tour all'estero del presidente americano Donald Trump, con la prima tappa in Arabia Saudita e l'ultima a Taormina per il G7, passando da Israele, Vaticano e vertice Nato a Bruxelles. Il tutto dal 19 al 27 maggio. Una «visita storica senza precedenti», che toccherà i punti focali delle tre grandi religioni monoteiste (Arabia, Israele e Vaticano) «in un tentativo di unire musulmani, ebrei e cristiani nello sforzo di scongiurare il terrorismo», secondo quanto annunciato dall'amministrazione. Ma anche e soprattutto una fuga per scappare dai guai russi che lo stanno inseguendo in patria (sebbene diversi media riportino l'insofferenza del tycoon nel lasciare il tetto sicuro della Casa Bianca).

In ogni caso, ad accoglierlo non saranno sempre suoi ammiratori, considerato che per ognuno di loro Trump ha avuto in passato parole a dir poco non cortesi.

LA CORTE AL COMPLETO. Con Trump sull'Air Force One tutti i suoi più stretti consiglieri, quasi l'intera West Wing della Casa bianca: dalla figlia Ivanka e il genero Jared Kushner allo stratega Steve Bannon e il chief of staff Reince Priebus. Ma voleranno col presidente anche il consigliere per la sicurezza nazionale H.R. McMaster, il consigliere economico Gary Cohn, il consigliere politico Stephen Miller e il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer. Insomma tutti i vertici dello staff, ognuno con i suoi interessi che cercherà di far arrivare all'orecchio del presidente. Ecco nel dettaglio le tappe, le date e, soprattutto, gli obiettivi del viaggio.

20-21 maggio, Arabia Saudita

Si parte la sera di venerdì 19 maggio e si arriva a Riad sabato 20 maggio. Gli incontri, tra cui quello con il re saudita Salman, si protrarranno fino al 21 maggio. Partire da “The Kingdom” ha un significato altamente simbolico, soprattutto per un candidato che ha fatto dell'islamofobia uno dei suoi cavalli di battaglia in campagna elettorale (oltre ad aver apertamente accusato Riad di essere dietro l'11 settembre e averla attaccata per la questione dei diritti delle donne).

Ma il Trump presidente, soprattutto dopo la vittoria dei “tradizionalisti” alla Casa Bianca, non è il Trump dei comizi. L'unico chiaro e vero obiettivo della sua politica estera in Medio Oriente è il contenimento dell'Iran (a discapito dell'annunciato disgelo con la Russia, primo alleato di Teheran). E proprio in occasione della visita dovrebbe svelare il suo piano per quella che viene descritta come una sorta di "Nato araba", per fare muro contro gli ayatollah nonché guidare la lotta al terrorismo. I contatti tra Washington e Riad sono stati avviati subito dopo l'elezione di Trump. Un'opportunità abbracciata con entusiasmo da Riad, che vede e coglie con favore un'apertura dopo i rapporti freddi che hanno segnato gli anni dell'amministrazione Obama.

PRONTA UNA VENDITA DI ARMI DA 110 MILIARDI. Da parte sua, la squadra di Trump ha stilato e consegnato la lista delle sue priorità, quindi un appello al maggiore il coinvolgimento per contrastare l'estremismo islamico, ad intensificare la lotta all'Isis e a condividere il peso per garantire la sicurezza regionale. Tra i risultati di questo 'negoziato' è da considerarsi anche il possibile annuncio da parte del presidente Usa di uno dei maggiori accordi sulla vendita di armi mai viso fin qui (si parla di una partita da 110 miliardi di dollari, frutto di una trattativa di Kushner).

22-23 maggio, Israele

Trump è a Gerusalemme e nei Territori lunedì 22 maggio, quando sono previsti gli incontri con il premier Benyamin Netanyahu e il leader dell'Anp Abu Mazen. La Casa Bianca ha annunciato anche una visita al Muro del Pianto e a Betlemme. Già solo la logistica del viaggio, con Tel Aviv seconda a Riad, lascia presagire una tappa difficile. Il presidente si è sempre schierato senza riserve con lo Stato ebraico, e a fare da tramite tra lui e Netanyahu c'è il genero del presidente Kushner, amico di famiglia del premier, ma alcune vicende degli ultimi mesi hanno raffreddato i rapporti. In primis, sono ancora fresche le notizie delle rivelazioni top secret fatte da Trump al ministro degli Esteri e all'ambasciatore russo sulla possibile minaccia Isis di installare ordigni nei laptop: l'informazione era stata data a Washington proprio dal Mossad, e Netanhyau potrebbe non aver apprezzato il “tradimento”. In secondo luogo c'è la questione palestinese. Trump arriva con una proposta dei Paesi del Golfo di normalizzazione dei rapporti e di buona volontà sulle trattative con i palestinesi.

I Paesi arabi sarebbero disposti ad autorizzare la posa in opera di linee di telecomunicazione dirette con Israele, il commercio tra partner arabi ed israeliani senza difficoltà di visto, scali nei propri aeroporti per il voli di Israele e il passaggio nel proprio spazio aereo. In cambio, Israele dovrebbe congelare la costruzione degli insediamenti in Cisgiordania e allentare le restrizioni economiche e commerciali con la Striscia di Gaza. Un'apertura che sembra avere il proposito di favorire in qualche modo il lavoro di Trump, offrendo una carta in più da giocare sul tavolo del riavvio dei negoziati tra Israele e Autorità nazionale palestinese.

SCREZIO DIPLOMATICO SUL MURO DEL PIANTO. Al centro delle frizioni ci sono sia l'apparente rallentamento sul trasferimento dell'ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme, più volte annunciata da Trump con grande determinazione, sia la questione del Muro del Pianto. La seconda questione rischia di diventare un vero e proprio macigno sulla visita: il consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, H.R. McMaster si è rifiutato di rispondere per ben due volte alla domanda dei giornalisti, durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, se il Muro del Pianto a Gerusalemme "sia parte di Israele".

24 maggio, Vaticano

Trump sarà ricevuto da papa Francesco in Vaticano, poi vedrà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il premier Paolo Gentiloni. Con Trump non mi permetto di fare «calcoli politici, parleremo, ognuno dirà la sua, ascolteremo, c'è sempre qualche porta un po' aperta», ha dichiarato diplomaticamente il pontefice.

Il murales apparso a Roma.

Twitter

In ogni caso, è proprio qui che il presidente rischia di ricevere l'accoglienza più fredda. Trump vuole la benedizione di una delle figure più influenti al mondo, soprattutto dopo la visita a Washington dal predecessore Barack Obama, con cui il pontefice aveva un ottimo feeling. Ma i due hanno differenze di vedute non da poco (l'unica cosa che li accomuna, forse, è il populismo). Durante la campagna elettorale americana, Bergoglio ha twittato: «Una persona che pensa solo a costruire muri non è un cristiano». Trump definì il commento come «vergognoso», ma questo non toglie che gli sia necessario almeno un supporto di facciata per mostrarsi “pulito” ai suoi molti elettori cattolici.

24-25 maggio, vertice Nato a Bruxelles

Trump parteciperà al vertice dei capi di Stato e di governo della Nato, istituzione che ha più volte minacciato di smantellare in passato. Tuttavia da quando è salito al potere, il tycoon, e soprattutto i suoi ministri degli Esteri e della Difesa, ha ammorbidito decisamente la sua posizione. Rimanendo inflessibile, in ogni caso, sullo sforzo economico maggiore che gli amici di Washington devono fare all'interno dell'alleanza. L'altalena sta tenendo sulle spine i Paesi membri, in particolare quelli dell'Est che sentono sui confini la pressione di Mosca. Nel bel mezzo della bufera sul Russiagate, non è escluso che il tycoon voglia prendere il più possibile le distanze da Mosca, mostrandosi più legato che mai ai tradizionali alleati occidentali.

26-27 maggio, G7 a Taormina

Trump si unirà agli altri sei leader del G7 per partecipare al summit presieduto dall'Italia (per Trump, May, Macron e Gentiloni si tratta del primo vertice dei grandi). Sulla difesa restano validi i temi affrontati a Bruxelles, mentre un passo in più nella cittadina siciliana potrà avvenire su commercio e clima. I leader di Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia, Giappone e Canada cercheranno con tutta probabilità di ottenere dal nuovo presidente Usa un quadro più chiaro sulle sue politiche, non solo sul protezionismo sbandierato dal magnate e sull'indifferenza alle questioni climatiche, ma anche per esempio sulle questioni migranti e terrorismo.

TIMORI PER LA POLITICA ECONOMICA. Trump non ha ancora deciso, per esempio, se intenderà mantenere la sua promessa di uscire dagli Accordi di Parigi del 2015. Gli alleati cercheranno con ogni probabilità di convincerlo a onorare il trattato, vitale per ridurre le emissioni nell'atmosfera. Ma ciò su cui veramente vorranno essere rassicurati sono i piani di politica economica della Casa Bianca, soprattutto dopo gli anni di spinta alla liberalizzazione di Obama, da molti vista con favore in Europa. Gli «scrocconi» come Trump chiamava gli alleati degli Usa durante i suoi comizi, avranno sulla tematica del commercio un nuovo capitano nelle vesti di Emmanuel Macron.

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