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19 Maggio Mag 2017 2239 19 maggio 2017

Russiagate, alto funzionario della Casa Bianca coinvolto nelle indagini

Secondo il Washington Post un funzionario vicino a Trump sarebbe coinvolto nelle indagini. E il Nyt scrive che il presidente avrebbe detto a Lavrov di essersi liberato di Comey perché sotto pressione.

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Un alto funzionario della Casa Bianca molto vicino al presidente Donald Trump sarebbe coinvolto nelle indagini in corso sul Russiagate. Lo ha rivelato il Washington Post, sottolineando come il caso stia oramai raggiungendo i più alti livelli del governo. Il quotidiano americano ha parlato di un consigliere di alto livello alla Casa Bianca quale persona interessata dall'inchiesta sul Russiagate, citando fonti anonime informate. Una rivelazione che giunge mentre l'inchiesta sembra entrare in una fase particolarmente intensa, un'intensità che ci si aspetta aumenti ulteriormente nelle prossime settimane.

INDISCREZIONI POCO DOPO LA PARTENZA DI TRUMP. Fonti sottolineano tuttavia che l'accelerazione non implica che una imminente virata su accuse penali o di altro tipo. La diffusione di queste rivelazioni da parte del Washington Post avviene dopo la partenza di Donald Trump per il suo primo viaggio all'estero che lo vedrà lontano da Washington per nove giorni.

COMEY LICENZIATO PER LE PRESSIONI. Al Post ha fatto eco il New York Times che ha riportato la notizia che il presidente avrebbe rivelato al ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, e all'ambasciatore russo negli Stati Uniti che il licenziamento di James Comey dalla guida dell'Fbi avrebbe allenatao la «forte pressione» su di lui.

«COMEY È FUORI DI TESTA». Il Times ha citato un documento redatto dopo l'incontro e basato su appunti presi durante l'incontro e circolati internamente come resoconto ufficiale. «Mi trovavo sotto una forte pressione a causa della Russia» avrebbe ammesso Trump definendo lo Comey come «un pazzo, fuori di testa». Il giornale ha anche fatto sapere che il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer non avrebbe contestato il resoconto

NESSUN COMMESSO DA SPICER. Il documento citato dal New York Times, che indica la conversazione di Trump nello Studio Ovale il 10 maggio scorso si basato su appunti presi durante l'incontro e circolati internamente come resoconto ufficiale. il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer non ha contestato il resoconto, scrive il New York Times.

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