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19 Maggio Mag 2017 1128 19 maggio 2017

Wikileaks, la Svezia archivia le indagini su Assange

Lasciate cadere le accuse di violenza sessuale nei confronti del fondatore del portale. L'avvocato: «Pronto a chiedere asilo di Francia».

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La procura svedese ha archiviato le indagini sulle accuse di stupro nei confronti del fondatore di Wikileaks, Julian Assange. Da cinque anni Assange è rifugiato nell'ambasciata dell'Ecuador di Londra per sfuggire alla richiesta di estradizione da parte dei giudici di Stoccolma che, a suo avviso, avrebbe portato all'estradizione negli Stati Uniti per aver rivelato segreti militari e diplomatici di Washington. Tali accuse sono le uniche formalmente aperte finora contro Assange e una volta cadute dovrebbe cadere pure il mandato di cattura internazionale che lo costringe dal 2012 nel rifugio dell'ambasciata dell'Ecuador a Londra.

La procura svedese ha deciso di archiviare le indagini sulle accuse di stupro perché non c'è la possibilità di arrestarlo «per l'immediato futuro». Il processo, aggiunge la procura, potrebbe essere riaperto qualora il fondatore di Wikileaks tornasse in Svezia prima che il reato cada in prescrizione, cioè entro il 2020.

IL PROCURATORE: «NESSUN GIUDIZIO». Il procuratore svedese Marianne Ny ha spiegato che con la decisione di archiviare il caso «non viene dato nessun giudizio di colpevolezza nè di innocenza». La scelta è dipesa dalla convinzione che il «trasferimento» del fondatore di Wikileaks «non è possibile nell'immediato futuro», ha chiarito Ny. La procura ha anche revocato il mandato d'arresto europeo nei confronti di Assange.

ASSANGE: «NON PERDONO NÈ DIMENTICO». «Sono stato detenuto per 7 anni senza un'accusa mentre i mie figli crescevano e il mio nome veniva diffamato. Non perdono nè dimentico» ha twittato Assange a ridosso della decisione della procura svedese. Dopo i tweet è arrivata anche la conferenza stampa dal balcone dell'ambasciata ecuadoregna. «È una vittoria importante per me, una vittoria per me e per i diritti umani» ha detto mostrando il pugno chiuso.

«LA VERA GUERRA È APPENA COMINCIATA». Il fondatore di Wikileaks ha ricordato i suoi sette anni da recluso «senza incriminazione» formale come un caso di ingiustizia e ha insistito nel bollare l'inchiesta contro di lui come «politicamente motivata». Parlando con i giornalisti ha anche ribadito che la «battaglia» per ottenere giustizia sia appena «cominciata». Nel suo intervento ha anche criticato la Gran Bretagna per aver fatto sapere di essere pronta ad arrestarlo comunque, e gli Usa, per le accuse rivolte dal capo della Cia, Mike Pompeo che aveva definito Wikileaks una organizzazione di intelligence ostile. «La vera guerra è appena cominciata» ha concluso.

Di diverso avviso la polizia britannica. Scotland Yard è obbligata a rispettare il mandato di cattura emesso dalla Westminster Magistrates' Court nei confronti di William Assange se il fondatore di Wikileaks dovesse uscire dall'ambasciata dell'Ecuador di Londra. La polizia ha spiegato in un comunicato che il mandato di cattura ancora in vigore riguarda il fatto che Assange nel giugno 2012, quando era sotto cauzione, non si era presentato in tribunale nella capitale del Regno come richiesto, violando quindi la legge britannica. Ma le autorità hanno sottolineato anche che «mentre il signor Assange era ricercato in base al mandato di cattura europeo per un reato molto grave» ora la «situazione è cambiata e le autorità svedesi hanno archiviato le loro indagini sul caso» per questo motivo fondatore di Wikileaks «resta ricercato per un reato molto meno grave».

ECUADOR: «CHIESTO UN SALVACONDOTTO». In merito alle posizioni della polizia l'Ecuador ha fatto sapere che intensificherà i suoi sforzi diplomatici per ottenere dalla Gran Bretagna un "salvacondotto" che permetta un «transito sicuro» di Julian Assange verso il Paese sudamericano che gli ha concesso l'asilo politico. La premier May ha voluto chiarire che l'eventuale decisione su Assange spetta alla polizia e non al governo. Rispetto a una eventuale domanda di estradizione degli Usa per il fondatore di Wikileaks il primo ministro ha risposto che le richieste «vengono analizzate caso per caso».

«CHIEDEREMO ASILO IN FRANCIA». Ma forse nel futuro del creatore di Wikileaks potrebbe esserci un altro Paese europeo. Uno dei sui legali, Juan Branco, ha dichiarato che l'intenzione sarebbe quella di chiedere asilo politico in Francia. «Sarebbe responsabilità della Francia offrirgli l'asilo politico. Assange tenterà ora di uscire dall'ambasciata dell'Ecuador a Londra e di chiedere in particolare alla Francia di fare un gesto, per accoglierlo e dargli asilo, per proteggerlo dalle azioni legali contro di lui negli Stati Uniti». Branco è convinto che Assange possa essere estradato negli Usa: «Ci sono minacce profferite dallo stesso Donald Trump qualche settimana fa con l'obiettivo di condannarlo al carcere a vita per le sue attività in quanto giornalista e le sue rivelazioni di scandali di corruzione e di crimini contro l'umanità».

L'AVVOCATO DELL'ACCUSATRICE CONTRO LA DECISIONE. L'unica voce fuori dal coro è stata quella del legale della donna che ha accusato Julian Assange di stupro: «è uno scandalo che un sospetto stupratore possa sfuggire alla giustizia e a un processo in tribunale». L'avvocato Elisabeth Massi Fritz ha detto che la sua assistita è scioccata e che «non può cambiare la sua versione dei fatti, di essere cioè stata violentata».

OLTRE 15 MILIONI PER SORVEGLIARE ASSANGE. Secondo alcune stime la sorveglianza a Julian Assange rifugiatosi dal 2012 nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra sarebbe costata milioni di euro ai contribuenti britannici. , Scotland Yard avrebbe speso oltre 15 milioni di euro per mantenere fino al dicembre 2015 una presenza 24 ore sue 24 vicino alla sede diplomatica nel cuore della capitale e poi in seguito, quando questa era stata interrotta per i costi troppo alti, garantire comunque che le forze dell'ordine fossero pronte a intervenire nel caso in cui il fondatore di Wikileaks uscisse dall'ambasciata.

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