Riad
20 Maggio Mag 2017 1100 20 maggio 2017

Arabia Saudita, la lotta per il trono dietro la rinuncia all’austerity

Riad prima ha varato un piano di tagli senza precedenti. Poi l'ha revocato a sorpresa. Obiettivo del re: salvaguardare la popolarità del figlio e favorirlo nella corsa alla successione. L'articolo di pagina99.

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Prima il varo, lo scorso settembre, di un programma di tagli, senza precedenti per l’Arabia Saudita, a stipendi e bonus di dipendenti pubblici ed esercito per far fronte al calo delle rendite petrolifere registrato dal 2014 in avanti. Quindi, a sorpresa, l’annuncio, il mese scorso, che – nonostante condizioni economiche non troppo dissimili da quelle che lo avevano determinato – quello stesso programma sarebbe stato revocato e i privilegi dei dipendenti pubblici ripristinati pressoché integralmente.

UN PAESE PIÙ INTEGRATO. Autore della brusca retromarcia sui tagli, il re Salman bin Abdulaziz al Saud. Artefice della politica di austerity, invece, il potente e giovane (31 anni) principe Mohammed bin Salman, il figlio maggiore. Nelle cui intenzioni la cura dimagrante, unita alle politiche di liberalizzazione – dalla quotazione della holding del petrolio Aramco alla riduzione del controllo della polizia religiosa sulla società, fino alla possibilità di organizzare concerti musicali e altri spettacoli (attività considerate finora empie) – avrebbe dovuto segnare il passaggio da un’Arabia Saudita totalmente dipendente dal petrolio e conservatrice a un Paese più integrato nel contesto internazionale. A render conto, in una delle rare interviste alla tv nazionale, del mutato orientamento sull’austerity è stato, pochi giorni fa, lo stesso bin Salman: «La decisione era temporanea», ha spiegato, «ed è stata rivista non appena le performance economiche del Paese sono migliorate». In realtà, scrive il Wall Street Journal, dietro la revoca ci sarebbe la lotta per la successione al trono.

MALUMORI NELLA POPOLAZIONE. I tagli hanno creato forti malumori nella popolazione, per lo più impiegata nel settore statale, e tra i militari, da anni impegnati in una guerra senza fine nello Yemen. Il malcontento si è riversato sui social network e a fine aprile hanno iniziato a moltiplicarsi su Twitter i messaggi di chi invitava a scendere in piazza. È in questo contesto che matura la decisione di re Salman di rinunciare all’austerity. Una mossa tesa, secondo chi conosce le dinamiche della casa reale, a salvare il figlio bin Salman dalla crescente impopolarità e a rafforzarne la posizione in vista della successione a scapito del designato al trono, il nipote del re e principe della corona Mohamed bin Nayef (57 anni), ministro dell’Interno che controlla l’apparato di sicurezza e ha ottimi agganci con Washington. «In questo Paese», spiega Madawi al Rasheed della London School of Economics, «la fedeltà al regime è legata alla capacità di redistribuire la ricchezza. Finora il nome di bin Salman era stato associato più all’austerity che alla prosperità».

Questo articolo è tratto dal nuovo numero di pagina99, "liberiamo gli studenti dai Promessi sposi", in edicola, in digitale e in abbonamento dal 19 al 25 maggio 2017.

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