Malina Suliman
MUM AT WORK
3 Giugno Giu 2017 1400 03 giugno 2017

Così l'arte di Malina ha sfidato l'oppressione talebana

Dagli scheletri col burqa sui muri di Kandahar alla ribalta internazionale. Senza dimenticare il suo Paese dove è tornata per rilanciare la cultura. L'esempio di una donna che ha lottato contro tutto e tutti. E ha vinto.

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A 23 anni ha dovuto lasciare il suo Paese e rifugiarsi in Olanda, a 25 ha allestito una mostra personale a Londra Beyond the Veil – A Decontextualisation. Dopo 30 anni di regime talebano, poi, ha riportato l’arte nella sua Kandahar. È finita sul New York Times e sui media di mezzo mondo. Quello occidentale. Malina Suliman, classe ‘90, è nata in Afghanistan e fin da quando aveva 12 anni si è scontrata con la difficoltà di essere femmina e donna nel suo Paese. Perché, mentre noi qui abbiamo a che fare con la difficoltà di conciliare famiglia e lavoro che a volte ci rende la vita impossibile, lei laggiù era alle prese con una mentalità e una cultura che non rendono la vita semplice a bambine, ragazze, donne.

QUEGLI SCHELETRI COL BURQA. Malina si è battuta contro i suoi stessi fratelli che non volevano studiasse fuori casa. Così ha iniziato a “sporcare” con l’ansia di essere scoperta (eh no, non è la stessa cosa per i graffittari delle parti nostre) i muri della sua città con schizzi veloci di scheletri con il burqa. Velo integrale che era stata obbligata a indossare in tenera età. In questo modo le altre ragazze quell’arte, quell’espressione, quel grido lo potevano vedere, incontrare. Non era più su un foglio di carta nella stanza di una bambina, ma su un muro, in città. Ecco credo che questa 26enne dovrebbe avere una sua pagina sui tanti libri di donne-esempio-per-le-donne che stanno uscendo in questi mesi. Su uno di quei libri che noi mamme italiane leggiamo ai nostri figli e alle nostre figlie. Malina probabilmente non ha avuto tanti modelli femminili virtuosi. Ma, grazie all’arte ha cercato una strada. L’arte le ha dato forza, coraggio.

ARTE DELLA VITA. Non deve essere facile fare un graffito a Kandahar. Non deve essere facile essere obbligate a lasciare il proprio Paese a 23 anni perché “dai fastidio” e rischiare la vita. Nella difficoltà questa ragazza ha trovato la sua forza e nel suo Paese, nel 2011, ha fondato la Kandahar Fine Arts Association (Kfaa) per contribuire ad animare la scena artistica di una delle città più pericolose dell’Afghanistan. E, dopo 30 anni di regime dei talebani, organizza una mostra. Questa ragazza ha riportato l’arte nel suo Paese, nella sua città. Malina è stata a maggio a Venezia e a giugno sarà a Roma, al festival del Forte Prenestino (il più grande squat d'Europa occupato dal 1986, come scrivono su Facebook), Crack. Un esempio di amore, passione, forza, speranza. Arte della vita, insomma.

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