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FRONTIERE 7 Giugno Giu 2017 1701 07 giugno 2017

Iran-Arabia, ora la proxy war può sfociare in una guerra calda

L'espansionismo sciita destabilizza la regione. Come anche le mosse al limite del Qatar. E quelle di Trump. Così il conflitto per procura rischia di trasformarsi in qualcosa di nuovo. 

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«Marg bar Saudyi! Marg bar Saudiy!», cosi hanno gridato in coro ritmato i parlamentari iraniani per rispondere all’attacco terroristico in atto nel loro Majlis: «Morte all’Arabia Saudita! Morte all’Arabia Saudita!». È un urlo ferale che spiega bene la dinamica della escalation tra il mondo sunnita e quello sciita nella quale la recente messa al bando, con tanto di embargo totale, del Qatar da parte di Bahrain, Arabia Saudita, Egitto ed Emirati Arabi è solo una tappa. In realtà sono anni che è ripresa la guerra civile tra sciiti e sunniti, per la semplice ragione che i sunniti-wahabiti, i più settari storicamente, non potevano e non possono neanche lontanamente tollerare la potenza crescente di una nazione musulmana come l’Iran, governata da uno sciismo espansivo e rivoluzionario sotto la leadership dell’ayatollah Khomeini.

UN IRAN SENZA FORZE... In Occidente nessuno lo capì, men che meno gli Usa, ma il conflitto tra Iran e Iraq del 1980-88 altro non fu che la ripresa della feroce guerra di religione – e tribale - che i sunniti wahabiti, guidati dagli al Saud, oggi casa regnante in Arabia Saudita, combatterono tra il 1805 e il 1820. Allora, i wahabiti e gli al Saud si allearono con le tribù sunnite dell’Anbar dell’Iraq odierno, distrussero il mausoleo sciita di Kerbala, massacrarono gli sciiti iracheni e riuscirono persino a prendere il controllo della Mecca e di Medina. Dopo la conclusione nel 1988 della guerra tra l’Iran e un Iraq, finanziata dai wahabiti sauditi a suon di 2 miliardi di dollari al mese per due anni, la tensione si quietò, ma solo perché l’Iran era uscito talmente spossato dalla guerra per “esportare la rivoluzione sciita” che impiegò più di 25 anni per riprendere forze.

RIMESSO IN PIEDI DA OBAMA. Da allora, però, l’espansionismo oltranzista sciita a danno del fronte sunnita-wahabita è ripreso, crescendo costantemente. Il tutto favorito negli ultimi sei anni dalla demenziale scelta di Barack Obama di rilegittimare l'Iran con l’accordo sul nucleare e di deteriorare le sue relazioni con Riad e col Cairo. È successo così che dal 2013 a oggi iraniani e sauditi si sono fatti guerra frontale, ma non diretta, per interposte milizie prima in Siria, poi in Iraq, infine in Yemen. Un conflitto sul terreno di questi Paesi – feroce nello Yemen - alla quale è corrisposta una Guerra fredda tra Stati. Ma ora si rischia di correre verso una guerra calda anche tra Stati per tre ragioni.

Bandiere di Hezbollah in Libano.

La prima è che l’espansionismo militare e politico dell’Iran sciita è travolgente sul terreno, anche grazie a un Obama che è riuscito nel capolavoro di non far contare più nulla agli Stati Uniti in Medio Oriente. In Iraq e in Siria le milizie sciite e i pasdaran conquistano sempre più terreno a danno dei ribelli e ora, finalmente, anche dell’Isis. Ma questa espansione ormai minaccia direttamente la Giordania che vede ai suoi confini con la Siria appressarsi le milizie di Hezbollah.

LE MOSSE DI QATAR E USA. La seconda ragione dell’escalation tra blocco sunnita e sciita va cercata nella dissennata decisione del Qatar di rompere la solidarietà delle nazioni arabe del Golfo e di avvicinarsi a Teheran e di incrementare gli aiuti finanziari non solo a Hezbollah, ma anche ad Hamas e ai Fratelli Musulmani, considerati avversari pericolosissimi sia dagli egiziani che dai sauditi. La terza ragione è il massiccio appoggio che il presidente statunitense Donald Trump ha appena espresso a questi ultimi nel suo recente viaggio, con una mega fornitura di armi che prima o poi, come succede sempre, dovranno essere usate.

1.400 ANNI DI GUERRA. Dunque, alle grida «Morte all'Arabia Saudita!» è probabile che presto saranno contrapposte quelle «Morte agli sciiti!». Una Fitna, una guerra di religione, nella quale non vi è nessuna colpa dell’Occidente perché si combatte da 1.400 anni ed è ripresa agli inizi del XIX secolo, 100 anni prima che il colonialismo si affacciasse in quelle regioni. Conferma di una patologia jihadista che è tutta e solo dell’Islam.

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