Trump Comey
7 Giugno Giu 2017 2018 07 giugno 2017

Russiagate, l'ex direttore del Fbi: «Trump mi chiese di insabbiare»

L'accusa di James Comey, licenziato il 9 maggio, nella dichiarazione scritta con cui aprirà l'8 giugno la sua audizione in Senato: «Il presidente mi disse di lasciar cadere le indagini sul suo consigliere Michael Flynn».

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»Donald Trump mi ha chiesto di lasciare andare le indagini su Flynn»: lo afferma l'ex capo del Fbi, James Comey, nella dichiarazione scritta con cui aprirà l'8 giugno la sua audizione al Senato Usa. «"È un bravo ragazzo", mi ha ripetuto più volte», si legge nella trascrizione della deposizione, resa pubblica dalla stessa commissione intelligence del Senato. Durante una conversazione del 27 gennaio scorso il presidente avrebbe detto a Comey, secondo quanto emerge dalla dichiarazione scritta di sette pagine, di «aspettarsi lealtà».

Nel testo Comey sottolinea di aver detto a Trump di non poter essere «affidabile nel modo in cui i politici usano la parola, ma che avrebbe sempre potuto contare su di me nel dirgli la verità», aggiungendo: «Non sono dalla parte di nessuno politicamente». Secondo Comey, inoltre, Trump gli fece presente che voleva fosse reso pubblico il fatto che lui non era oggetto dell'inchiesta sul Russiagate. Il senatore repubblicano dell'Arizona John McCain è tra i primi a reagire alla deposizione dell'ex direttore dell'Fbi, definendola «inquietante».

DEPOSIZIONE BOMBA. Una deposizione temutissima, che Trump ha deciso di non bloccare rinunciando al 'privilegio esecutivo', ma che potrebbe segnare l'inizio della fine della sua presidenza se l'ex direttore del Bureau, come sembra, confermerà le pressioni da lui subite nel Russiagate prima di essere silurato. Comey racconterà anche che era preoccupato che la cena fosse in parte finalizzata «a creare una sorta di relazione di sostegno». E confermerà inoltre di aver scritto un memo sulla conversazione con il presidente e che con lui ebbe ben nove colloqui 'face to face' in quattro mesi, di cui tre in persona e sei al telefono.

OSCURATO L'ASSIST DEI CAPI DELL'INTELLIGENCE. Una vera spada di Damocle proprio nel giorno in cui Michael Rogers, capo della National Security Agency, e Dan Coates, direttore della National intelligence, sembravano essere venuti in suo soccorso: pur rifiutandosi di parlare dei colloqui con Trump, entrambi hanno sostenuto davanti alla stessa commissione del Senato di non aver mai ricevuto ordini per fare alcunché di illegittimo, né di essersi mai sentiti sotto pressione. Le anticipazioni della deposizione di Comey rischiano di oscurare anche la buona mossa per sostituirlo alla guida dell'Fbi, un 'outsider' che sembra riscuotere un consenso generale.

WRAY NOMINATO NUOVO DIRETTORE. Il tycoon ha infatti annunciato via Twitter la nomina di Christopher A. Wray. Laurea in legge a Yale, Wray, 57 anni, è stato procuratore federale ad Atlanta e poi, dal 2003 al 2005, assistant attorney general al Dipartimento di Giustizia, dove è stato responsabile della divisione criminale specializzandosi nelle frodi finanziarie delle società. Si è distinto anche nelle azioni dello stesso dipartimento contro il terrorismo dopo gli attacchi dell'11 settembre. Poi è passato allo studio legale internazionale Kink & Spalding. Tra i potenti che ha difeso, il governatore del New Jersey Chris Christie, nel Bridgegate. È un sostenitore dei repubblicani ma non è noto come uomo di parte. Fatto singolare: ha lavorato agli ordini di Comey e nel 2004 gli avrebbe assicurato fedeltà nel braccio di ferro tra l'allora attorney general ad interim e Bush, che voleva l'avallo del dipartimento alle intercettazioni telefoniche senza autorizzazione.

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