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7 Giugno Giu 2017 1030 07 giugno 2017

Teheran sotto attacco: cosa sappiamo

Il 5 giugno lo strappo dell'Arabia con l'alleato qatariota. Ora il primo attentato firmato Isis. Che colpisce luoghi simbolo della capitale iraniana, solitamente blindati. Così il Paese sciita può riscoprire l'instabilità.

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Il 7 giugno due commando hanno colpito al cuore l'Iran. Uno ne ha assaltato il simbolo politico, il parlamento; un altro ne ha sfregiato quello religioso, il mausoleo di Khomeini (guarda le foto). L'attentato coordinato è stato rivendicato dall'Isis, primo caso dopo una lunga serie di minacce, e si inserisce in un contesto di altissima tensione con l'Arabia Saudita, nemico sunnita che il 5 giugno aveva strappato con il Qatar. Una mossa tesa, secondo gli osservatori, a colpire proprio Teheran, alleato di Doha.

1. La dinamica: attacco coordinato a parlamento e mausoleo

I due commando hanno attaccato simultaneamente il parlamento e la tomba del grande Ayatollah, nonostante gli elevati standard di sicurezza che caratterizzano entrambi i luoghi simbolo. Il primo gruppo di assalitori ha esploso colpi di kalashnikov nell'edificio parlamentare. Uno degli attentatori si è poi fatto saltare in aria.

BILANCIO DI 12 MORTI E 39 FERITI. Stessa dinamica più a Sud, dove un secondo commando ha sparato sui civili al mausoleo: anche in questo caso uno dei terroristi ha azionato una cintura esplosiva. Il bilancio complessivo è di 12 morti e 39 feriti.

Fotogrammi del video Isis rilasciato in marzo con l'attacco alle istituzioni iraniane

2. Gli obiettivi: colpiti i simboli del potere teocratico e laico

Il mausoleo dell'ayatollah Khomeini, il 'padre' della rivoluzione Islamica, e il parlamento iraniano, Majlis in farsi, l'organo legislativo ed elettivo del Paese, sono due luoghi altamente simbolici. Il mausoleo, costruito subito dopo la morte del leader religioso nel giugno 1989, per l'Iran moderno rappresenta il simbolo del potere teocratico che ancora domina il Paese e si trova al confine del cimitero cittadino di Behesht-e Zahra, dove sono seppelliti i martiri della guerra Iran-Iraq e ora anche i combattenti iraniani in Siria. La tomba di Khomeini è quasi in campagna, sulla strada dell'aeroporto internazionale ed è connessa alla città dalla metropolitana, con una stazione che si trova all'ingresso del complesso. Negli anni la struttura si è allargata a dismisura, con una università islamica, negozi, ristoranti, parcheggi e aree per i pellegrini. Il mausoleo è una sala di preghiera molto ampia. Mentre nei primi anni era meta di incessanti pellegrinaggi, oggi l'area è un luogo isolato e poco frequentato durante la settimana a eccezione delle feste religiose.

PARLAMENTO INAUGURATO NEL 2004. Il parlamento è il simbolo del potere legislativo e popolare si trova nel pieno centro della città. Si tratta di una struttura moderna, inaugurata nel novembre 2004 in piazza Baharestan, non lontano dalle precedenti sedi. Il Majlis è un complesso molto grande, composto da diversi edifici, a cui si accede da cancelli disposti a raggiera. Il cuore del parlamento è l'emiciclo delle sedute plenarie, una sala in cui domina il verde, illuminata da una vetrata che si apre sul soffitto. Qui lavorano i 290 deputati eletti con voto popolare.

3. Il marchio dello Stato Islamico: primo attentato sul suolo iraniano

Quello del 7 giugno rappresenta il primo attacco rivendicato dallo Stato Islamico alla Repubblica islamica. Da qualche mese il Califfato aveva avviato una campagna di propaganda rivolta alla minoranza sunnita che vive nel Paese. A marzo era stato pubblicato un video di oltre 30 minuti in farsi con accuse al governo di Teheran e la minaccia di nuovi attacchi. Nel corso della giornata la Reuters ha riportato la notizia che le guardie della rivoluzione iraniana hanno diramato un comunicato in cui accusano apertamente l'Arabia Saudita di essere la responsabile dell'attacco. L'attacco «è avvenuto solo una settimana dopo l'incontro tra il presidente Trump e gli alleati nella regione e il coinvolgimento dell'Isis mostra le loro responsabilità» si legge nel comunicato. Nella stessa nota i Pasdaran promettono «vendetta per il sangue versato».

L'ATTACCO ALL'AMBASCIATA IN LIBANO. Le stesse autorità iraniane hanno detto più volte di aver sventato presunti attentati. Fino al 7 giugno l'Iran non era mai stato colpito direttamente sul suolo nazionale, ma solo da un attacco alla propria ambasciata di Beirut nel 2013.

Il giacimento South Pars.

4. L'escalation con l'Arabia: rapporti Riad-Teheran al punto di non ritorno?

Per Teheran i fatti del 7 giugno rischiano di essere forieri di instabilità, anche perché rientrano in un contesto estremamente fluido sul piano internazionale. Solo due giorni prima si era consumata la rottura tra un gruppo di Paesi arabi capitanati dall'Arabia Saudita da una parte e il Qatar dall'altra. In particolare, Doha è stata accusata di avere legami con il terrorismo e rapporti troppo stretti con l'Iran. Nei giorni precedenti alla rottura diplomatica, Tamim bin Hamad al-Thani avrebbe attaccato Usa e altri Stati del Golfo rei di demonizzare l'Iran considerato invece dal Qatar come un «grande Stato che contribuisce alla stabilità regionale».

IL GIACIMENTO DELLA DISCORDIA. Secondo un rapporto della Reuters, a preoccupare l'Arabia ci sarebbe anche la delicata questione del giacimento di gas naturale nelle acque territoriali di Qatar e Iran, chiamato North Field a Doha e South Pars a Teheran. Il giacimento creerebbe un asse economico mal visto da Riad. Non bastasse questo, una fonte egiziana ha raccontato all'emittente al Arabiya che un gruppo di guardie della rivoluzione sarebbe arrivato a Doha da Teheran per rinfoltire la sicurezza di al-Thani. Gli attacchi del 7 giugno rivendicati dall'Isis possono segnare il punto di non ritorno nel conflitto latente tra Arabia e Iran, che già si combattono per procura in diversi scenari regionali, come Siria e Yemen.

Agenti di sicurezza in azione nei pressi del parlamento iraniano.

5. Il ruolo degli Usa: Trump si riavvicina a Riad e minaccia Teheran

L'alta tensione lungo l'asse Riad-Teheran risente anche delle nuove scelte dell'amministrazione statunitense. Il presidente Donald Trump nel suo primo viaggio diplomatico è andato al cuore della questione rinsaldando il legame di Washington con la casa dei Saud. Sostanzialmente facendo marcia indietro rispetto agli otto anni di Barack Obama che avevano allontanato gli Stati Uniti dall'Arabia Saudita.

VARATE NUOVE SANZIONI. Allo stesso tempo Trump è tornato a minacciare Teheran, in particolare per quanto riguarda l'accordo con il nucleare, spiegando che non si è trattato di una buona intesa e che probabilmente sarà necessario un passo indietro. Allo stesso tempo l'amministrazione americana ha varato nuove sanzioni contro il programma missilistico che l'Iran sta portando avanti. Questo rinnovato clima di tensione tra il "Grande Satana" americano e lo "Stato canaglia" iraniano risuona anche nelle urla dei deputati di Teheran che, barricati nel parlamento nei minuti dell'attentato, hanno scandito: «Morte agli Stati Uniti, abbasso gli Stati Uniti».

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