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8 Giugno Giu 2017 1619 08 giugno 2017

Russiagate, Comey in Senato accusa Trump

L'ex direttore del Fbi parla di fronte alla commissione intelligence: «Dal presidente bugie per diffamarmi». E su Mosca: «Nessun dubbio che abbia interferito sul voto americano».

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Donald Trump ha mentito. E la Russia ha interferito nel voto che lo ha eletto 45esimo presidente degli Stati Uniti. Di fronte alla commissione intelligence del Senato americano l'ex direttore del Fbi James Comey ha confermato gran parte delle accuse anticipate dalle indiscrezioni diffuse il 7 giugno, secondo cui Trump avrebbe chiesto di «lasciare andare le indagini su Michael Flynn».

«MENZOGNE SU DI ME E SUL FBI». L'ex capo del Fbi ha esordito sottolineando come «le ambigue spiegazioni per il mio licenziamento mi abbiano confuso, visto che fino ad allora mi era stato ripetuto che stavo facendo un gran lavoro». Poi ha fatto partire l'affondo: l'amministrazione Trump, ha detto Comey, ha scelto di «diffamare me e il Fbi e ha mentito su di me e sul Fbi, che però sarà sempre indipendente».

«NESSUN DUBBIO SULL'INTERFERENZA DI MOSCA». E ancora, a rincarare la dose: «Non c'è alcun dubbio che la Russia abbia interferito nelle elezioni americane. Ma ho fiducia che nessun voto sia stato alterato». Comey ha però risposto con un 'no' alla domanda se Trump o qualche esponente dell'amministrazione abbia chiesto di fermare l'inchiesta del Bureau sulle interferenze di Mosca nelle elezioni Usa.

Nel corso dell'audizione, ha precisato che Trump non gli ordinò esplicitamente di lasciar cadere le indagini sull'ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, ma che egli interpretò le sue parole come una disposizione, nel senso che «voleva che lasciassi cadere l'inchiesta su di lui».

«LA RUSSIA CERCHERÀ DI INTERFERIRE ANCORA». «Non sta a me dire se c'è stata ostruzione alla giustizia», ha invece detto a proposito di uno dei reati per il quale si potrebbe ricorrere all'impeachment del tycoon. Di un'altra cosa è certo l'ex capo del Fbi: «La Russia cercherà di interferire ancora nelle elezioni americane». Per l'ex numero uno del Fbi i russi «non sono devoti a un partito o un altro, lavorano solo per ottenere vantaggi per loro stessi».

LA CASA BIANCA: «IL PRESIDENTE NON È BUGIARDO». La prima risposta della Casa Bianca è stata affidata alla portavoce Sarah Sanders: «Il presidente non è un bugiardo». Di lì a poco lo stesso Trump è intervenuto in prima persona: «Siamo sotto assedio, ma questo non ci farà mollare, emergeremo più forti che mai. Combatteremo e vinceremo. La verità prevarrà».

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