Migranti
8 Giugno Giu 2017 1449 08 giugno 2017

Ue, le regole di Dublino sui migranti potrebbero saltare

"I profughi che passano dai Paesi di primo ingresso ad altri Stati Ue non sono clandestini. E la competenza di accoglierli è dei Paesi in cui presentano domanda". Il giudizio del legale del tribunale dell'Unione va a favore dell'Italia. 

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Alla Corte Ue di Lussemburgo c'è un avvocato generale, Eleanor Sharpston, che potrebbe "riscrivere" le regole europee sull'accoglienza dei migranti. Mentre la maggioranza degli Stati Ue, nel dibattito in corso sulla riforma del regolamento di Dublino, tendono a scaricare la responsabilità dell'accoglienza sui Paesi di frontiera, il parere di Sharpston va nella direzione opposta e spiega che «nelle circostante eccezionali della crisi dei rifugiati», la competenza per esaminare le domande di asilo è di quegli Stati a cui le richieste sono state presentate. E che se i Paesi Ue di frontiera hanno permesso il transito dei rifugiati in altri Paesi, non si può parlare di «attraversamento clandestino».

QUELLA DEROGA A SCHENGEN A FAVORE DELL'ITALIA. Il giudizio si riferisce ai casi di ricorso presentati da due profughi, un cittadino siriano che ha chiesto asilo in Slovenia e due famiglie afgane che hanno presentato la domanda in Austria sentendosi rispondere che le autorità competenti erano quelle del Paese di primo ingresso, in questo caso la Croazia.
L'avvocato generale esprime un opinione che citando la clausola umanitaria del Trattato di Schengen è tutto a favore dei Paesi in prima linea della crisi migratoria come l'Italia. Ma rischia di far saltare il tavolo di uno dei dossier più delicati a livello europeo. Il suo parere non è vincolante per la Corte Ue destinata a esprimersi tra qualche mese, ma la maggioranza delle volte i giudici di Lussemburgo si trovano concordi.

Le motivazioni presentate dall'avvocato generale picconano il principio di Dublino, peraltro già ampiamente messo in discussione a partire proprio dall'Italia e sottolineano anche il ruolo del principio umanitario nella gestione dell'emergenza profughi.

IL REGOLAMENTO DI DUBLINO NON VALE IN EMERGENZA. Il regolamento di Dublino, secondo l'avvocato, «semplicemente non è stato concepito per disciplinare [...] circostanze eccezionali» come quelle verificatesi nel 2015 con l'afflusso di un milione di persone in Europa attraverso la rotta dei Balcani. In questo caso, l'ingresso nel territorio dell'Unione europea non può essere definito né «regolare» né «illegale» e questo perché «gli Stati membri di transito dell’Unione hanno non soltanto tollerato gli attraversamenti in massa della frontiera, ma hanno facilitato attivamente sia l’ingresso sia il transito attraverso il proprio territorio». Nel Trattato di Schengen, aggiunge il legale, è inclusa una deroga che consente a uno Stato Ue di «autorizzare cittadini di Paesi terzi a varcare la frontiera esterna per motivi umanitari o in virtù di obblighi internazionali».

SCHLEIN: «UN'OTTIMA NOTIZIA». Per Elly Schlein, relatore ombra della riforma del regolamento di Dublino per il gruppo dei socialisti e democratici questa è «un'ottima notizia che ci aiuterà nel negoziato. «Sono mesi», ha affermato la Schlein, «che dico che è ipocrita anche solo parlare di un criterio, alla base di Dublino, come l'articolo 15 che parla di primo paese d'accesso irregolare. È difficile parlare di accesso irregolare quando parliamo di persone che hanno un legittimo diritto a chiedere protezione internazionale»

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