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Elezioni nel Regno Unito

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9 Giugno Giu 2017 0659 09 giugno 2017

Elezioni nel Regno Unito, guida al parlamento "impiccato"

I conservatori hanno perso la maggioranza assoluta. Mentre i laburisti hanno recuperato i voti persi nel 2015. Ma ora si apre la questione della governabilità con il nodo alleanze.

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Alla fine la scommessa di Theresa May non ha pagato e i Tory hanno perso la maggioranza assoluta, scendendo sotto la soglia dei 326 seggi. Se la premier che ha raccolto l'eredità di David Cameron è la vera sconfitta, chi gioisce è il leader laburista Jeremy Corbyn. Dato per battuto durante tutta la campagna elettorale, ha recuperato terreno rosicchiando seggi agli stessi conservatori e agli scozzesi del Snp. E proprio la formazione guidata dalla first minister di Edimburgo Nicola Sturgeon è l'altra grande sconfitta di questa tornata elettorale. In mezzo, il tracollo dello Ukip che non è riuscito a portare nessuno a Westminster.

Lo scenario ora resta quanto mai incerto, non solo per il destino della premier, ma soprattutto per i delicati equilibri del parlamento. Man mano che i seggi venivano assegnati si comprendeva che lo spettro dell'hung parliament si faceva via via sempre più concreto. Ovvero la possibilità di avere una camera "impiccata" incapace di produrre un governo stabile.

IL "NO" DEI PICCOLI ALLA COALZIONE. Mentre lo scrutinio continuava, i partiti più piccoli hanno chiuso la porta a possibili alleanze. È il caso dei LibDem guidati da Tim Farron, che ha chiuso sia a un alleanza con la May che a un avvicinamento alla sinistra di Corbyn. Dello stesso avviso anche gli irlandesi dello Sinn Fein, che hanno escluso ogni coinvolgimento con i laburisti. Difficile collocare anche la posizione degli indipendentisti scozzesi.

Subito dopo la vittoria dei "leave" al referendum del 23 giugno 2016 Sturgeon aveva rilanciato l'ipotesi di un nuovo voto per chiedere l'indipendenza da Londra. Ora il ridimensionamento rischia di mettere in soffitta le velleità indipendentistiche soprattuto perché né i Tory né i Labour hanno mostrato interesse a spingere sul voto e questo potrebbe convincere gli scozzesi a restare all'opposizione.

JOHNSON VERSO DOWNING STREET. In questo scenario resta difficile intuire il possibile destino della May. Corbyn le ha chiesto di lasciare, ma anche nel suo partito arrivano dei mugugni prima impensabili. In virtù della maggioranza relativa i conservatori potrebbero essere chiamati a esprimere comunque una figura di riferimento che provi a guidare un esecutivo di minoranza. Forze questa figura potrebbe essere Boris Johnson. L'ex sindaco di Londra, oggi ministro degli Esteri, gode di fiducia all'interno del partito e tra gli elettori e potrebbe fare un tentativo per scongiurare un eventuale ritorno alle urne.

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