Francia

Elezioni francesi

Media belgi, a Macron oltre il 60%
11 Giugno Giu 2017 0900 11 giugno 2017

Francia e Macron, le cose da sapere sulle elezioni legislative

Il partito del presidente della Repubblica verso la maggioranza assoluta. Socialisti a rischio estinzione. Elettori di Mélenchon e Le Pen demotivati. Sondaggi, regole, sfide chiave: guida al voto dell'11 giugno.

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Emmanuel Macron è pronto a prendersi la Francia: dopo aver conquistato la presidenza della Repubblica il 7 maggio, ora si appresta a guadagnare la maggioranza assoluta all'Assemblée nationale. I francesi sono chiamati a votare per le legislative l'11 e il 18 giugno 2017: a meno di grandi sorprese, i due turni dovrebbero vedere favoriti i candidati della Republique En Marche, come Macron ha ribattezzato il suo partito una volta arrivato all'Eliseo, in una tornata elettorale in cui gli elettori dei partiti dell'opposizione sembrano quasi rassegnati a un parlamento del presidente.

1. Gli ultimi sondaggi: partecipazione del 60%, il partito di Macron tra il 29 e il 31%

Domenica 11 giugno si vota fino alle ore 18 in tutta la Francia e fino alle 20 nelle grandi città. Ma nei territori d'Oltremare dove si è già espressa la preferenza, i candidati di En Marche sono arrivati primi in 10 circoscrizioni su 11, anche se l'affluenza è stata di appena del 19,1%. Secondo l'Ipsos, il primo turno delle legislative dovrebbe vedere una partecipazione del 60%. Ma differenziata per i diversi partiti.

ALLE URNE SOLO IL 56% DEGLI ELETTORI DEL FN. L'istituto di ricerca stima che vadano alle urne il 74% degli elettori che hanno votato Macron al primo turno delle Presidenziali, contro il 72% degli elettori del candidato del centrodestra François Fillon, il 61% di quelli del socialista Benoît Hamon. E solo il 58% e il 56% dei sostenitori di Jean-Luc Mélenchon e di Marine Le Pen. Tanto che il direttore di Ipsos, Brice Teinturier, ha dichiarato a Le Monde: «Questa marea elettorale non riflette un'adesione complessiva alla politica del governo».

I REPUBLICAINS SONO DATI INTORNO AL 21-22%. Le ultime rilevazioni realizzate da tre tra i maggiori istituti di ricerca francesi - Ipsos, Elabe e OpinionWay - sono in linea con questo scenario: il partito di Macron dovrebbe ottenere tra il 29 e il 31% delle preferenze, les Republicains il 21-22%, il Front national il 17-18, la France insoumise di Mélenchon tra l’11 e il 12%. I socialisti fanno storia a sé: dovrebbero ottenere appena tra il 7 e il 9%: più che una débâcle storica, praticamente un'estinzione, visto che i 280 posti che oggi occupano a Palazzo Borbone sarebbero spazzati via.

2. I seggi: Mélenchon rischia di non formare un gruppo all'Assemblée

Tradotto in seggi, Macron potrebbe portarsi a casa dai 375 fino ai 427 parlamentari, trascinando anche gli alleati centristi del Modem. Republicains e alleati otterrebbero tra i 120 e i 150 seggi, i socialisti tra i 20 e i 35. Mélenchon, candidato a Marsiglia e alleato con i comunisti, può aspirare a 11-21 eletti e si gioca anche l'obiettivo minimo di formare un gruppo parlamentare: per farlo servono 15 eletti. Mentre l'estrema destra ne avrebbe meno di 20.

MARINE LE PEN METTE LE MANI AVANTI. Dal quartier generale della France Insoumise continuano a ripetere che ai sondaggi non bisogna credere. La portavoce Raquel Garrido ha affermato di sentire un'«energia intatta» da parte dei militanti. La leader del Front national Marine Le Pen appare ancora più in sordina. Quasi a mettere le mani avanti, nel solo comizio che ha tenuto nella circoscrizione operaia del Nord Pas de Calais, dove è candidata, ha spiegato che se il partito non raggiungesse un gran numero di parlamentari «non sarebbe un problema del Front», ma dimostrerebbe che in Francia «c'è un problema di democrazia».

BATTAGLIA SOCIALISTA PER SOPRAVVIVERE. Per il partito socialista si tratta semplicemente di una battaglia per la sopravvivenza. Nel 1993, l'anno in cui sono stati travolti dalla batosta più memorabile negli ultimi 50 anni, avevano comunque eletto 57 deputati. Questa volta sarebbe quasi una morte in diretta, ha scherzato ma non troppo Teinturier.

3. La carica degli aspiranti parlamentari: sono più di 7 mila

Il territorio francese è diviso in 577 circoscrizioni, una per ogni seggio dell'Assemblée nationale che rappresenta circa 125 mila abitanti. In queste elezioni per ognuna corrono in media 14 candidati e in tutto gli aspiranti parlamentari sono più di 7 mila. Quelli che ottengono almeno il 12,5% dei voti al primo turno passano al secondo, che si tiene due settimane dopo e dove vince il candidato che prende più voti. Questo significa che al secondo turno i cittadini possono trovarsi a scegliere anche fra tre o quattro candidati.

ALMENO IL 50% DEVE ESSERE DONNA. È però la prima elezione dopo l’entrata in vigore della legge che sanziona i partiti che non hanno almeno il 50% di candidate donne e che vieta il cumulo dei mandati tra amministrazioni locali e parlamento. Se aggiungiamo la cesura storica rappresentata dalle ultime elezioni presidenziali, è facile intuire perché queste legislative sono destinate a rinnovare profondamente il parlamento.

NOMI ILLUSTRI CHE NON SI RIPRESENTANO. Sono molti i nomi di peso della politica francese (soprattutto in campo socialista) che hanno deciso direttamente di non ripresentarsi. Per esempio l'ex ministro dell'Economia di Hollande, Michel Sapin, e il suo collega agli Interni, Bernard Cazeneuve, ma anche la più giovane parlamentare della Republique, Marion Maréchal-Le Pen, considerata la stella ascendente del Front national, l'ex pluriministro e candidato alle primarie del centrodestra Jean-François Copé e, ça va sans dire, l'ex candidato premier Fillon. Restano però diverse sfide da tenere d'occhio e la prima ha per protagonista Manuel Valls.

Manuel Valls.

4. Da Valls al ministro Ferrand: le circoscrizioni da tenere d'occhio

Manuel Valls, l'ex enfant prodige del Partito socialista, il candidato in pectore per le presidenziali, poi battuto da Benoît Hamon alle Primarie, si presenta nella prima circoscrizione dell'Essonne, in Ile de France, teoricamente un feudo difficilmente espugnabile per gli avversari: vota socialista dal 1981 e dal 2002 lo ha sempre rieletto. Eppure con la morte annunciata del partito della rosa all'Assemblea nazionale nulla si può dare per scontato: Valls è stato ripudiato dai suoi vecchi compagni e non accettato dai nuovi vincitori sul cui carro era subito pronto a salire. Il partito di Macron ha però deciso di risparmiarlo, facendo sapere di non volerlo sfidare direttamente per il seggio in parlamento.

HAMON PRONTO A FARE IL SUO MOVIMENTO. Sempre in Ile de France, a Yvelines, corre l'artefice della sconfitta di Valls: Benoît Hamon, il candidato premier con cui i socialisti, lacerati da lotte fratricide, hanno toccato il loro minimo storico. Candidato, anzi ricandidato, a Yvelines, Hamon guarda già al futuro: comunque vada il primo luglio è pronto a lanciare il suo movimento politico.

CORRE UN EX MINISTRA SICURA DEL SEGGIO. Chi dovrebbe essere sicura di essere eletta è invece Nathalie Kosciusko-Morizet, l'ambiziosa ex ministra dei Republicains e portavoce di Nicolas Sarkozy. Dopo la partecipazione ai governi di François Fillon, ha provato a diventare sindaco di Parigi e è stata sconfitta. Oggi però riparte dal secondo distretto della Capitale: il comitato del partito di centrodestra le ha assegnato la circoscrizione che doveva essere del candidato premier François Fillon ormai divenuto impresentabile e che non correrà per il parlamento.

MAHJOUBI CONTRO IL VECCHIO SISTEMA. A Parigi ci sarà anche la sfida tra Mounir Mahjoubi, giovane ministro di En Marche per il digitale ed ex responsabile delle campagne sul web di François Hollande, Ségolène Royale e niente di meno che il segretario dei socialisti Jean Christophe Cambadélis. Il nuovo che avanza contro uno degli ultimi grandi rappresentanti del vecchio sistema partitico. Per non farsi mancare niente, la circoscrizione è anche una di quelle dove la France Insoumise di Mélenchon è andata molto bene. Se non dovesse vincere, Mahjoubi ha promesso che si dimetterà dal governo.

C'È GIÀ UNA QUESTIONE MORALE. Ma gli occhi sono puntati soprattutto sulla performance di Richard Ferrand, ex socialista, segretario generale di En Marche, fedelissimo di Macron e attuale ministro della coesione territoriale. Ferrand gioca in casa, cerca la rielezione nella circoscrizione di Finistere, in Bretagna, la regione più pro Macron di tutta la Francia e di cui peraltro è stato consigliere regionale. Ma Ferrand è la cartina di tornasole della moralità pubblica del presidente: è finito sulle prime pagine dei giornali per aver assunto come assistente parlamentare il figlio 23enne e è anche indagato per un appalto affidato dal gruppo Mutuelle de Bretagne, di cui è stato direttore per 20 anni, alla sua ex moglie.

LE MAIRE, DA DESTRA CONTRO IL FRONT. Ultimo, ma non per importanza, c'è da tenere d'occhio il neo ministro dell'Economia Bruno Le Maire. Arriva da destra e si scontra nella circoscrizione dell'Eure con Nicolas Bay, segretario del Front national, che al primo turno delle presidenziali qui ha toccato il 31% dei consensi.

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