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11 Giugno Giu 2017 2209 11 giugno 2017

Francia, le Legislative segnano il trionfo di Macron e astensionismo

Il presidente si avvia a conquistare i due terzi del parlamento. Male il Front National, che non avrà un gruppo. Ancor peggio i socialisti. Al minimo storico, come l'affluenza. Solo i repubblicani reggono.

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Era un test importante per Emmanuel Macron, che dopo l'Eliseo era chiamato a conquistare anche l'Assemblée Nationale. E il presidente francese non ha fallito, con un'affermazione che però è andata ben oltre tutte le attese. Il suo En Marche!, infatti, è avviato a superare le soglie del 32% e dei 400 seggi (su un totale di 577) e a blindare dunque la maggioranza assoluta in un parlamento mai così dominato dalla maggioranza di governo. Nel trionfo di Macron balza all'occhio il dato dell'astensionismo, che ha superato la soglia record del 50% degli elettori. Siamo quasi «senza opposizione», ha lamentato Jean-Christophe Cambadelis, segretario del Partito socialista, che col suo 9% registra il peggior risultato della sua storia. «È un'astensione catastrofica», ha denunciato Marine Le Pen, che spera di vincere al ballottaggio ed entrare per la prima volta in parlamento nonostante il crollo del Front National, intorno al 13%.

MACRON SENZA OPPOSIZIONE. Davanti ai cinque anni di mandato di Macron e del governo diretto dall'ex Republicains Edouard Philippe si spalanca una prateria. La corsa del 39enne capo dell'Eliseo continua praticamente senza ostacoli. Alla novità del personaggio Macron, che arrivando da dietro le quinte della politica ha conquistato il proscenio in tempo record, ha fatto seguito nell'ultimo mese l'inedito esperimento del governo multicolore. Ex socialisti, ex neogollisti, tutti insieme con la divisa del nuovo movimento. La risposta più evidente di questo primo turno delle legislative non è stata entusiasta, anzi. Ma l'astensione di un francese su due, anche qui un record assoluto, ha finito anch'essa per favorire il ciclone-Macron: a pagare sono stati soprattutto i partiti già pesantemente battuti alle presidenziali. E lo scarso numero di sfide "triangolari" il 18 giugno - conseguenza della scarsa affluenza - favorirà la vittoria dei candidati di En Marche!, che possono pescare voti sia a destra sia a sinistra.

I REPUBBLICANI LIMITANO I DANNI. A lamentare la mancanza di opposizione, a denunciare un sistema uninominale a doppio turno che rispecchia sempre di meno in parlamento la realtà del Paese sono praticamente tutti, a eccezione dei vincitori. In un parlamento colorato quasi interamente di blu - il colore scelto dai grafici per i macroniani - hanno tenuto, a fatica, i Republicains, di fatto l'unica opposizione con 80-100 deputati. Il risultato di François Baroin, che ha preso le redini del partito dopo la fine dell'avventura di François Fillon, è negativo ma ci sono segnali di tenuta.

Tenuta che manca ai socialisti, che hanno ammesso la sconfitta ovunque, dal vertice alla base: mentre Cambadelis parlava di «sconfitta storica», nella storica sede di rue Solferino non c'era nessuno. Neppure la tradizionale serata elettorale per esultare o darsi coraggio era stata organizzata. Il Ps tocca il fondo nella Quinta repubblica, con 30-40 deputati, il 90% in meno rispetto agli ultimi cinque anni. Se non bastasse, Benoît Hamon, candidato socialista alle presidenziali dopo aver vinto le primarie, è stato eliminato fin dal primo turno nella circoscrizione delle Yvelines, vicino a Parigi.

L'"ALLARME DEMOCRAZIA". Ha fallito Jean-Luc Mélenchon, che denuncia un divario clamoroso fra la politica e la società: «Non c'è nel Paese alcuna maggioranza per fare la riforma del lavoro», ha detto commentando il suo modesto risultato di 10-20 seggi. Meno ancora al Front National - fra tre e 10 deputati - che ancora una volta non avrà un gruppo all'Assemblée Nationale. Più di qualcuno, a cominciare da Cambadelis, lancia una sorta di 'allarme democrazia': «Non è sano né auspicabile che un presidente che è passato con solo il 24% al primo turno delle presidenziali e che ha vinto solo per il rifiuto dell'estrema destra, benefici del monopolio della rappresentazione nazionale». Se la maggioranza assoluta sarà amplificata al secondo turno, «non ci sarà una vera opposizione, sarà un parlamento senza un vero potere di controllo, senza un dibattito democratico degno di questo nome», argomenta il segretario socialista.

VERSO IL BALLOTTAGGIO. Ma per En Marche! il ballottaggio potrebbe portare nuove soddisfazioni: i sei ministri del governo che si sono presentati alla corsa elettorale sono tutti in posizione favorevole al ballottaggio. Anche il controverso Richard Ferrand, ministro della Coesione territoriale coinvolto nel caso del conflitto di interessi nelle mutue in Bretagna. Ma premiato con il 33,9% dei voti dagli elettori.

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