Trump Vittoria

L'America di Trump

Trump
BASSA MAREA 11 Giugno Giu 2017 1400 11 giugno 2017

Il nazional-isolazionismo di Trump è un film già visto negli Usa

Seppur a modo suo, il presidente ricicla ritornelli altrui. Da America First a Buy American. Legati a una stagione lontana, ma evidentemente non dimenticata. 

  • ...

Dopo quanto l’ex direttore dell’Fbi James Comey ha detto all’Intelligence Committee del Senato, l'impeachment (cioè una messa sotto accusa) di Donald Trump sembra più vicino, ma non è detto lo sia. Dipende da quanto lo special counsel Robert Mueller porterà alla luce nel caso Russiagate, cioè le intromissioni russe nella campagna elettorale 2016 e soprattutto la collusione fra il campo Trump e i russi. Se ci sarà impeachment, sarà comunque dopo il gennaio 2019, quando un nuovo Congresso rinnovato dal midterm del novembre 2018 ed eventualmente a maggioranza democratica, deciderà. Salvo, nel frattempo, fatti nuovi sconvolgenti. Trump è uno strano presidente, ma in un caso legale servono prove, non solo stranezze.

LA "TERRA DEL NUOVO". Noi europei nutriamo varie idee imprecise sugli Stati Uniti e fra queste domina quella di un’America terra del “nuovo”. Questo funziona anche applicato all’America di questi giorni, l’America di Trump, che non solo è “nuovo” ma anche, pensano molti e non a torto, un’aberrazione. All’America amica del mondo, ultima versione quella di Barack Obama, sarebbe subentrata un’America “nemica”, quella di Trump. Giusto? No, piuttosto sbagliato. Trump è più “vecchio” che “nuovo”. Si inserisce infatti in una tradizione americana molto precisa che data dagli Anni 20, almeno. Ha offerto il meglio di se stessa in anni per noi più comprensibili, dalla fine della Seconda guerra mondiale agli Anni 50. A questa tradizione, che chiameremo per comodità di sintesi nazionalista-protezionista-isolazionista, Trump aggiunge del suo, la sua personalità tra il narcisista, l’opinionated - cioè il supponente - e l’ignorante (su molti temi).

TRUMP PRIMA DI TRUMP. Ma se si va a ritroso nella storia politica e nelle più tipiche mentalità americane si trovano, per Trump, dei precedenti assai indicativi. Trump è quindi un’aberrazione, ma con dei precedenti ben chiari, insomma un’aberrazione che ha una sua tradizione. Negli Anni 20 l’America voltò la schiena alle scelte internazionaliste del presidente Woodrow Wilson, indebolito anche da gravi infermità, e scelse isolazionismo (non in finanza con Wall Street e la neonata Federal Reserve attivissime in affari e diplomazia finanziaria e monetaria), misure contro l’immigrazione, tariffe protettive. Prendeva forma allora, nel decennio repubblicano per antonomasia, quella che sarà poi ed è ancora ai nostri giorni l’anima della destra repubblicana, che Trump solo in parte cavalca ma a cui si ispira: nazionalista, sospettosa degli impegni internazionali se non del tutto ostile, protezionista, per la politica della mano libera insomma, e con una visione arcigna di un mondo da rintuzzare perché troppo pronto a sfruttare la generosità americana, a partire dal grande mercato americano preso d’assalto dalle importazioni.

Le parole d’ordine America First e Buy American rilanciate da Trump sono, in vario modo, legate a quella stagione. La prima usata dal candidato democratico Wilson nel 1916 per assicurare il Paese che non sarebbe entrato in guerra, posizione stravolta l’anno seguente, cosa che i veri isolazionisti non gli perdoneranno e su cui lo crocifiggeranno a partire dal 1919. E Buy American è il nome dell’ultima legge per assicurare l’acquisto di prodotti americani nelle commesse pubbliche firmata da Herbert Hoover l’ultimo presidente repubblicano dei roaring twenties ormai assai meno roaring, nel marzo 1933. Il trumpismo, per la forte componente nazionalista-isolazionista-protezionista, trova il suo più chiaro antecedente nella destra repubblicana anti-Roosevelt, anti-Truman e anti-Eisenhower di 70 e 60 anni fa e nella figura Robert A. Taft dell’Ohio, al Senato dal 1939 fino alla morte, nel 53, sempre impegnato a combattere la visione roosveltiana e trumaniana dell’America e del mondo.

RITORNELLI GIÀ SENTITI. Meno tasse, meno fondi per l’Europa, ostilità alla Nato: questi alcuni punti della destra repubblicana di Taft, combattiva ma isolata dopo che l’altra star del partito, il senatore Arthur H. Vandenberg, aveva aperto nel giugno 48 alla creazione dell’Alleanza Atlantica e del suo braccio militare, e rotto con il neoisolazionismo postbellico, rendendo possibile la Pax Americana. «Dobbiamo smetterla con l’idea corruttrice che possiamo legiferare la prosperità, legiferare l’uguaglianza, legiferare le opportunità», dichiarava Taft contro il New Deal. Bisogna guadagnarsele. Erano idee dominanti fra i repubblicani usciti maggioranza al Congresso dal voto del novembre 1946. La battaglia di questa destra repubblicana continuerà contro Eisenhower anche senza Taft. Un emendamento costituzionale presentato dal suo collega dell’Ohio John W. Bricker all’inizio dell’era Eisenhower voleva affermare la supremazia della Costituzione su qualsiasi trattato internazionale. Un messaggio ad amici e nemici della volontà americana di rinunciare alla leadership internazionale, dichiarò Eisenhower.

Woodrow Wilson.

Intanto da allora la legislazione commerciale affilava a ogni passaggio le armi protezionistiche, inserendole anche in accordi e leggi di fatto liberoscambisti. E le stesse forze combattevano già 60 anni fa gli aiuti allo sviluppo e i programmi di assistenza. Sul tema protezionismo commerciale sarebbe un notevole errore attribuirne la paternità a Trump, sia pure con il vistoso precedente di Ross Perot candidato presidenziale protezionista nel 1992 e con notevole successo. Si tratta di un sentimento mai sopito, come si è visto, ma in netta crescita da almeno 30 anni, soprattutto fra i repubblicani ma anche fra i democratici (si veda qui).

L'IMPEACHMENT? NON FACILE. Trump ha riportato in auge questo ed altro, inserendosi in un filone che parte dal presidente Calvin Coolidge (molto amato da Ronald Reagan) negli Anni 20, passa da Robert A. Taft, tocca candidati presidenziali come Barry Goldwater e George Wallace, recupera il crescendo protezionista che ha coinvolto entrambi i partiti e, di converso, implica un atteggiamento più arcigno verso il resto del mondo. In più, da singolare miliardario del popolo, Trump ha giocato nella campagna elettorale (assai meno dopo l’insediamento) la carta populista e anti-establishment. Non viene dal nulla. Di suo ha aggiunto lo stile, o quello che vorrebbe essere tale. Ma non è un’aberrazione: è l’altra faccia dell’America. A questo punto il quesito è se finirà il primo mandato o no. Ma non sarà comunque, quella del possibile impeachment, una storia facile.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso