Saif Gheddafi
11 Giugno Giu 2017 2113 11 giugno 2017

Libia, liberato Saif al Islam: il figlio prediletto di Gheddafi

Fonti vicine alla milizia Abu Bakr al Siddiq confermano che il secondogenito del Colonnello deposto nel 2011 è stato liberato. Al momento si troverebbe a Tobruk. Infuriato il governo di Tripoli: «Saif resta un ricercato».

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Nel caos libico è tornato in circolazione Saif al-Islam Gheddafi, il secondogenito e delfino mancato del defunto dittatore Muammar. Una delle tante milizie che controlla pezzi del Paese ha annunciato di averlo rilasciato dopo averlo tenuto prigioniero per oltre cinque anni. La scelta ha dato seguito ad una controversa amnistia voluta dal parlamento insediato nell'est del frammentato paese nordafricano dove ora si starebbe nascondendo anche perché è ricercato dal Tribunale dall'Aja.

CATTURATO NEL NOVEMBRE DEL 2011. Saif, 44 anni, il preferito tra gli otto figli del rais, pur senza incarichi era stato un volto del regime e si presentava al mondo come architetto di riforme, poi mai realizzate. 'Spada dell'islam' come suona in arabo il suo nome, Saif era stato catturato nel deserto da una milizia di Zintan nel novembre 2011 mentre cercava di fuggire in Niger, un mese dopo l'uccisione del padre e la fine di un dominio durato 42 anni.

CONDANNATO IN CONTUMACIA. In contumacia era stato condannato a morte per fucilazione da un tribunale di Tripoli per crimini contro l'umanità commessi guidando la repressione alla rivolta contro il colonnello Gheddafi: un'accusa che lo rende un ricercato anche dalla Corte penale internazionale per crimini contro l'umanità, come ricorda l'organizzazione per la difesa dei diritti fondamentali Human Right Watch sottolineando che le autorità libiche «restano obbligate» a consegnarlo all'Aja.

FUGGITO FORSE A TOBRUK. Oltre alla milizia che lo teneva prigioniero, la brigata Abu Bakr al Siddiq, l'annuncio della sua liberazione avvenuta venerdì è stato confermato dal suo avvocato che però lo aveva dato per libero già nel luglio dell'anno scorso (altri annunci senza conferme c'erano stati a marzo e a fine maggio). La milizia e il legale non hanno precisato dove si trovi, scatenando una ridda di indiscrezioni mediatiche. Le più autorevoli lo indicano a Tobruk o Beida, comunque in quella Cirenaica (est) controllata dal generale Khalifa Haftar, cui la brigata Abu Bakr è legata.

FORSE UN GESTO DI PROPAGANDA. Il governo del premier Fayez Al Sarraj, insediato a Tripoli, si era opposto alla concessione dell'amnistia a familiari di Gheddafi. «Ammesso che la liberazione venga confermata da un'apparizione pubblica di Saif, sembra più un gesto propagandistico da parte della fazione di Zintan vicina a Tobruk che altro», ha commentato Mattia Toaldo, analista dell'European Council on Foreign Relations (Ecfr) di Londra. «Lo scopo sarebbe far vedere che loro rispondono a Tobruk e cercare di portare dalla loro parte i gheddafiani», ha aggiunto sottolineando che il campo è «molto frastagliato» e «non è detto» che i nostalgici di Gheddafi padre «rispondano a Saif».

TRIPOLI: «È UN RICERCATO». Intanto il procuratore generale libico ad interim, Ibrahim Massoud, ha ricordato che Saif al-Islam Gheddafi «è ricercato dalla giustizia» in seguito alla «condanna in contumacia» che gli è stata inflitta il 28 luglio 2015. Lo riferisce il sito Al Wasat citando un comunicato. «La legge sull'amnistia può essere applicata» attraverso «procedure» che «solo il potere giudiziario ha la competenza di seguire», ha dichiarato inoltre l'alto magistrato.

RICERCATO ANCHE DALLA CPI. Il riferimento, implicito, è al fatto che il figlio del defunto dittatore libico Muammar Gheddafi è stato scarcerato da una milizia che peraltro non ha l'appoggio neanche del Consiglio municipale né di quello militare della città in cui è basata, Zintan (la circostanza è emersa da un comunicato di queste due istituzioni pubblicato sempre da Al Wasat). Il procuratore generale, nel ricordare che «la Corte penale internazionale» Saif Gheddafi «per crimini contro l'umanità», ha esortato «tutti gli organi e istituzioni ufficiali dello Stato a rispettare le prerogative del potere giudiziario».

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