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12 Giugno Giu 2017 1748 12 giugno 2017

Libia, la sorte di Saif Gheddafi può innescare l'ennesima escalation

Il figlio prediletto ed erede politico del rais era un prigioniero d'oro delle milizie alleate a Haftar. Il generale lo avrebbe liberato, ma non ci sono immagini. E sui beni congelati si gioca una partita ad alta tensione.

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Dicono che a Zintan e in altre zone della Libia abbiano sparato a festa con i fucili alla notizia della liberazione dell'erede di Muammar Gheddafi, Saif al Islam, da parte delle milizie locali di Abubakr al Siddiq che lo tenevano in prigione da quasi sei anni, senza tuttavia volerlo consegnare alla autorità centrali di Tripoli, tanto meno al Tribunale penale internazionale dell'Aja (Tpi). Dicono anche che il delfino del Colonnello abbia raggiunto Beida, nell'Est del Paese, per riunirsi alla madre Safiya, rientrata nel frattempo dall'Oman attraverso l'Egitto e svariate altre tappe in clandestinità.

NOTIZIA SENZA PROVE. Tenuto conto di un certo quadro di alleanze, la ricostruzione ha un senso anche lineare. Se non fosse che in Libia si dicono tante cose quasi mai vere e quasi sempre più complicate di come vengono esposte: un dato di fatto dovuto, più che dalle manipolazioni intenzionali della propaganda, dalla realtà intricata dei fatti. Intanto nessuna immagine del 44enne Saif Gheddafi libero è stata diffusa. Una parte degli abitanti di Zintan sarebbe furiosa per l'accaduto e ufficialmente anche i Consigli militare e municipale della cittadina hanno condannato l'atto della brigata, in risposta, ha affermato la milizia, a «un'amnistia del parlamento di Tobruk del 2016».

Saif all'Opera di Vienna.

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Come Tobruk, Beida è nell'Est del Paese e lì ha sede il governo fantoccio dell'assemblea, di fatto controllata dal generale Khalifa Haftar, che da più di un anno si rifiuta di riconoscere il governo di unità nazionale del premier Fayyez al Serraj, frutto dei negoziati di pace dell'Onu in Marocco. Dall'esecutivo e dal parlamento a maggioranza islamista di Tripoli Haftar è accusato di essere un gheddafiano mai pentito, salito sul carro delle rivolte del 2011. Prezzolato prima dalla Cia, durante il suo esilio dorato negli Usa, poi dall'Egitto, infine anche dai francesi e dai russi.

UNA PRIGIONIA SICURA. Al Cairo del generale e presidente Abdel Fatah al Sisi che è stato primo supporter di Haftar ha trovato riparo, da qualche anno, anche il cugino del colonnello libico deposto, Ahmed Gheddafi, di casa sulle tivù egiziane e russe. Da mesi si rincorrevano le voci (sempre smentite dai fatti) della liberazione del secondogenito di Gheddafi, il primo con la seconda moglie Safiya, da parte delle brigate di Zintan, alleate con la cordata laica di Tobruk dall'esplosione della guerra civile nel 2014. Saif al Islam, la “spada dell'Islam” in arabo, restava prigioniero, ma in una botte di ferro: al riparo dalla pena di morte a Tripoli e del processo all'Aja per crimini di guerra e contro l'umanità.

Il sottosegretario alla Giustizia del governo di Beida e Tobruk aveva visitato Saif al Islam nella sua cella di Zintan, dichiarandolo un «uomo già libero»

Il giallo anche stavolta resta, anche se le notizie sul rilascio del maggiore esponente in vita del regime di Gheddafi sono più circostanziate che in passato. Uno dei suoi legali, Khaled al Zaidi, ha confermato la liberazione di Saif al Islam nel venerdì di preghiera del 10 giugno 2017, mese di Ramadan, verso un luogo sicuro e segreto: l'Egitto, secondo altre indiscrezioni attendibili l'Est, piuttosto che il Sud, della Libia. Alla fine di maggio, il sottosegretario alla Giustizia del governo di Beida, Eisa Alsaghir, ha visitato Saif al Islam nella sua cella di Zintan, dichiarandolo un «uomo già libero». E se all'assemblea di Tripoli ora monta l'ira, al parlamento esiliato di Tobruk che ha bollato come «completamente false» le accuse dell'Aja, vige un silenzio-assenzio sulla notizia da Zintan.

HAFTAR APRE CON PRUDENZA. Per il caos e l'impoverimento del dopo-Gheddafi, crescono i libici che rimpiangono persino gli anni del regime: antidemocratico, ma prospero e sicuro. Ma Saif al Islam resta una figura ingombrante anche per il generale Haftar, che in un'intervista di pochi mesi fa si sbilanciò: «Dovrebbe avere tutte le libertà di qualsiasi cittadino, ma politicamente non conta nulla». Ingombrante, ma potente: pur senza un ruolo politico ancora definito, l'erede mancato di Gheddafi era la mente più istruita (con la sorella Aisha laureata alla Sorbona) del clan dei Gheddafi: il delfino del raìs libico che, si scriveva, come Bashar al Assad in Siria dopo la morte di Hafez avrebbe inaugurato un'era di blande aperture e riforme.

Khalifa Haftar.

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Qualcuna, come liberare parte dei prigionieri politici islamisti che immediatamente dopo avrebbero capeggiato le rivolte del febbraio 2016, Saif Gheddafi l'aveva avviata. Ma a più di un lustro dalla sua caduta in disgrazia, il figlio del colonnello con un master e anche i discussi finanziamenti alla London School of Economics (Lse) resta detentore - con la madre Safiya ammessa a entrare nei territori della Cirenaica controllati da Tobruk - di miliardi di dollari in asset e proprietà congelate dall'Ue, dagli Usa, anche dalle autorità centrali libiche di Tripoli. Circa 300 i milioni del fondo sovrano sotto sanzioni Libyan Investment Authority (Lia) nelle banche straniere, più centinaia di milioni in altri organismi come la Libyan foreign investment company (Lafico) e in beni privati, per oltre 60 miliardi in totale.

CONTATTI CON I ROTHSCHILD. La Libia dei Gheddafi era il Qatar di oggi, dalle grosse partecipazioni in Unicredit e nella Juventus a quelle nella city di Londra, solo in Italia si trovano circa 2 miliardi di immobili dei Gheddafi. Nella Gran Bretagna che lo ha scaricato, Saif al Islam aveva visitato la regina Elisabetta e intessuto relazioni con deputati dei Labour e finanzieri. Una sua fidanzata israeliana ha anche chiesto l'ìntercessione per la sua liberazione all'ex premier Tony Blair. Di casa con tutta la famiglia nella Vienna dell'Opec, il consesso dei maggiori petrolieri, i Gheddafi e in particolare Saif al Islam avevano contatti, anche in Germania e in Italia, con l'1% delle grandi famiglie a capo della finanza e dei maggiori gruppi d'interesse del mondo, primi fra tutti i superbanchieri Rothschild.

Il legale britannico di Saif al Islam nega notizie di un suo rilascio. Già nell'estate 2016, alla fine del Ramadan, fu annunciato libero ed era una bufala

L'obiettivo di Haftar è, dal nuovo tentativo di golpe del 2014, impossessarsi di Bengasi e dell'Est della Libia piena di gas e petrolio da dove partirono le rivolte islamiste. Da anni il generale e i suoi uomini a Beida e Tobruk tentano di ricreare nel capoluogo della Cirenaica organismi centrali paralleli come una seconda Banca nazionale libica, attraverso cui veicolare gli introiti dal greggio e gli asset congelati e sparsi nel mondo in «attesa del ritorno della stabilità». Società in embrione sono parcheggiate a Malta, milioni di azioni in Bahrein. La guerra fratricida tra milizie e fazioni libiche si fonda anche sulle ricchezze enormi della non ancora avvenuta spartizione.

BENZINA PER L'ESCALATION. Saif al Islam era, e forse è ancora, un (impresentabile) prigioniero d'oro per chi lo possiede. Il suo legale britannico Karim Khan nega notizie di un suo rilascio. Già nell'estate 2016, alla fine del Ramadan, Saif fu annunciato libero ed era una bufala. Avergli fatto attraversare la Libia (Zintan è a circa 150 chilometri a Sud di Tripoli) verso l'Est in sicurezza, senza lasciapassare delle milizie di Tripoli, di Misurata o loro alleate, sarebbe impossibile e quest'accordo, nonostante il breve faccia a faccia del marzo scorso tra Haftar e al Serraj sotto l'egida dei russi, ancora non c'è. Di mezzo tra i governi rivali di Tobruk e Tripoli ora c'è anche Saif Gheddafi o il suo fantasma: un casus belli che surriscalda le animosità e che può innescare l'ennesima escalation.

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