Modi Putin
13 Giugno Giu 2017 1624 13 giugno 2017

L'anti-Nato di Putin si chiama Sco

Anche Pakistan e India nell'alleanza russo-cinese. Prossimo l'ingresso dell'Iran. Così lo stratega del Cremlino costruisce il patto (asiatico) di Varsavia. Contro il terrorismo e per un nuovo ordine mondiale.

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Ad Astana, la capitale kazaka sede dei negoziati più fruttuosi che si siano aperti sulla Siria, la Russia di Vladimir Putin ha cementato e allargato il suo ambizioso progetto di difesa centro-asiatica di lotta al terrorismo e, a questo punto, in contrapposizione alla Nato. La piattaforma di partenza è l'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco) che si è riunita l'8 e il 9 giugno con alla guida il Cremlino in coabitazione con la Cina. La Sco nasce nel 2001 come patto militare tra le due potenze e una serie di loro satelliti, sulle ceneri della precedente e minore alleanza del Gruppo dei Cinque del 1996.

UNA NUOVA VARSAVIA. Una sorta di patto di Varsavia asiatico, al quale più di tutti Putin è intenzionato a cambiare pelle. Se non fosse un pilastro della Nato, vi includerebbe volentieri anche la Turchia di Recep Tayyip Erdogan: accantonati i dissapori con Ankara per ragioni economiche e strategiche cruciali, il presidente russo ha trovato un interlocutore decisivo per il primo memorandum d'intesa sulla Siria anche nell'Iran. Il Paese mediorientale con l'India e il Pakistan è da più di un decennio stato osservatore della Sco e, all'indomani degli attentati del 7 giugno 2017 a Teheran, appare deciso a imprimere un'accelerata alle politiche antiterrorismo comuni.

Vladimir Putin.

ANSA

Ad Astana il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif ha avuto un incontro bilaterale con la controparte russa Sergej Lavrov. Ma i primi Stati osservatori a entrare a pieno titolo nella Sco sono stati Pakistan e India: Putin ha discusso a quattr'occhi, oltre che con l'omologo cinese Xi Jinping, con il primo ministro del Pakistan Nawaz Sharif, mentre il presidente indiano Narendra Modi si è ritirato a margine con Jinping. Il protocollo di un'agenda fissata da diversi mesi ha sancito l'ampliamento del patto di difesa di Cina e Russia a una copertura di circa il 23% del territorio mondiale, il 45% della popolazione totale.

PATTO POST-IDEOLOGICO. Nell'alleanza anti-Nato figurano anche gli ex Stati dell'Urss Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan. Ma la presenza di Pakistan e India rappresenta l'indice di una mutazione genetica della Sco: da cordata di Paesi storicamente non allineati a patto post-ideologico trasversale con il quale la Russia, da prima potenza militare del gruppo, mira a promuovere un suo nuovo ordine globale contrapposto o addirittura primario a quello degli Usa. Putin ha allargato la sua orbita e la Sco è uno dei tasselli, non l'unico, di una serie di riposizionamenti in corso di alleanze che modificano sostanzialmente le geografie politiche medio e centro-asiatiche.

Il Pakistan si è tenuto fuori anche dalla cordata anti-Qatar dell'Arabia saudita e di altri Stati islamici sunniti, avvicinandosi per interesse all'Iran

Il Pakistan, in primis, è una potenza nucleare (la prima islamica), ex colonia britannica a influenza finora anglo-americana, con gravi infiltrazioni anche nell'apparato militare di radicali sunniti finanziatori di al Qaeda e altre reti jihadiste, che oltre a entrare nel patto di difesa russo-cinese si è tenuta fuori recentemente dalla cordata anti-Qatar guidata dall'Arabia saudita con gli altri grandi Stati sunniti. Tanta prudenza di Islamabad è dovuta alle sue relazioni non ostili con l'Iran che entro il 2018 terminerà la costruzione del ribattezzato Gasdotto della pace con il Pakistan: 1800 km di tubature per trasportare più di 21 milioni di metri cubi al giorno di metano.

ISLAMABAD CAMBIA ORBITA. Come l'emirato ribelle dei qatarini, che con l'Iran condivide il più grande giacimento mondiale di gas naturale del North Dome-South Pars nel Golfo persico, il Pakistan ha grossi interessi economici a riposizionarsi nella sfera di Teheran e dei suoi storici alleati russi e cinesi. L'India, potenza nucleare dell'Asia centrale e seconda potenza demografica dopo la Cina, è pure un altro grosso colpo per Putin e l'omologo Jinping. Fondamentale obiettivo del patto anti-Nato, oltre alla difesa comune, è come rimarcato da Putin, «la guerra alla prima minaccia per la sicurezza, il male del terrorismo da combattere tutti effettivamente uniti».

Vladimir Putin con Nawaz Sharif.

GETTY

Lungo l'antica via della Seta, nell'area del Khorasan attraverso Turkmenistan, Afghanistan, Uzbekistan e Tagikistan con infiltrazioni in Pakistan, Cina, negli altri ex Stati sovietici confinanti fino al Caucaso, prolifera da decenni un bacino di terroristi e campi d'addestramento di affiliati di al Qaeda e dell'Isis tra i più grandi al mondo e quasi mai citato, se non per ricostruire il percorso dell'attentatore della strage di Capodanno 2017 al Reina, a Istanbul.

L'EQUILIBRISMO DI PUTIN. Putin dovrà conciliare questa sua lotta, e anche la logica antipolare della Sco, con alcune sue alleanze strategiche con l'Arabia saudita (in Egitto e in Libia) e anche con il suo dubbio legame sotterraneo con gli Stati Uniti. Finora, mediando, lo stratega è riuscito a far quadrare i conti.

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