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PROCEDURA D'INFRAZIONE 13 Giugno Giu 2017 1611 13 giugno 2017

Migranti: l'Ue sanziona Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca

Bruxelles passa dalle parole ai fatti contro i tre Paesi per i mancati ricollocamenti dei profughi provenienti da Italia e Grecia. Il commissario Avramopoulos: «Non hanno fatto niente per oltre un anno».

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La Commissione europea ha deciso di lanciare le procedure di infrazione per Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca per i mancati ricollocamenti dei profughi da Italia e Grecia. Ad annunciare i provvedimenti è il commissario Ue Dimitris Avramopoulos, nel presentare la relazione di giugno sullo stato di attuazione delle 'relocation'.

DECISIONE NON IRREVOCABILE. «Dispiace constatare che, nonostante i ripetuti appelli, Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia» non abbiano ancora agito.

«Spero che» questi tre Paesi «possano riconsiderare la loro posizione e iniziare a contribuire in un modo giusto», afferma Avramopoulos, spiegando che la Commissione Ue in quel caso potrebbe anche riconsiderare la propria decisione. «Speriamo che lo spirito europeo prevalga», auspica.

MAGLIA NERA ALL'UNGHERIA. «Questi tre Paesi non hanno fatto niente per oltre un anno», avverte Avramopoulos. In particolare «l'Ungheria, non ha mai fatto niente. La Polonia si è offerta di accogliere nel 2015 e poi non ha fatto altro. La Repubblica Ceca non ha più ricollocato dall'agosto 2016». Il commissario ha ricordato i numerosi appelli rivolti agli Stati in questione affinché ricollocassero. «Ora è tempo di passare all'azione», avverte Avramopoulos «anche se non sono l'uomo più contento». Il 14 giugno sarà pubblicato il pacchetto mensile delle infrazioni.

Nel 2017 il ritmo delle ricollocazioni è aumentato significativamente, con la ricollocazione di quasi 10.300 persone da gennaio, il quintuplo rispetto allo stesso periodo del 2016. Al 9 giugno il numero totale di ricollocazioni è pari a 20.869 (13.973 dalla Grecia e 6.896 dall'Italia). Considerato che quasi tutti gli Stati membri procedono alla ricollocazione dall'Italia e dalla Grecia, sarà possibile ricollocare in teoria tutti gli aventi diritto entro settembre 2017. In ogni caso, l'obbligo per gli Stati membri non terminerà dopo settembre: le decisioni del Consiglio sono applicabili a tutti coloro che arrivino in Grecia o in Italia fino al 26 settembre 2017.

L'UNGHERIA: «È UN RICATTO». È un «puro ricatto e un atto antieuropeo da parte della Commissione europea», ha detto in Parlamento, il ministro degli esteri ungherese Peter Szijjarto dopo l'annuncio di Bruxelles. «La mia opinione sull'avvio di una procedura dell'Ue contro la Polonia è decisamente negativa», ha detto il presidente polacco Andrzej Duda, in Croazia, commentando la decisione di Bruxelles di sanzionare Varsavia. «La Polonia è un Paese aperto», dove chi ha bisogno di aiuto può riceverlo, ma non in modo «forzato come vorrebbe l'Ue». Per il portavoce del governo Rafal Bochenek, la scelta della Commissione «va rispettata, anche se non siamo d'accordo. La ricollocazione dei migranti non è una buona soluzione».

Come l'Ungheria, anche la Repubblica Ceca ha risposto molto duramente. «Praga difenderà la sua posizione, anche davanti agli organi giudiziari», ha detto il premier Bouhslav Sobotka. «Non siamo d'accordo con il sistema, anche a causa del peggioramento delle condizioni della sicurezza in Europa», ha affermato. Ribadendo che Praga non parteciperà alla relocation, il premier ha aggiunto: «Siamo pronti a difendere coerentemente questo nostro atteggiamento nell'Ue».

«L'ITALIA ACCELERI IL PROCESSO». La Commissione, allo stesso tempo, ha anche chiesto all'Italia di compiere «maggiori sforzi per assicurare il ricollocamento di tutti i richiedenti asilo candidabili. È cruciale che l'Italia acceleri i suoi sforzi per centralizzare le procedure di ricollocamento in pochi centri». Fino ad oggi Roma ha registrato 8.600 persone per i ricollocamenti, e di queste 6.896 sono state trasferite verso gli altri Stati. Secondo le autorità italiane, altri 700 sono in corso di registrazione. In aggiunta, altri 2.500 eritrei arrivati in Italia nel 2017 dovrebbero essere registrati velocemente. D'altra parte si osserva che, solo nel 2016, sono stati 20.700 gli eritrei arrivati in Italia, ed è perciò «chiaro che solo la metà di questi sono stati registrati per lo schema dei ricollocamenti». «Per questo», si avverte nella nota di Bruxelles, «è cruciale che l'Italia identifichi e registri tutti i profughi candidabili presenti sul suo territorio, il più presto possibile».

I progressi relativi al reinsediamento continuano, con quasi tre quarti (16.419) dei 22.504 reinsediamenti concordati nel giugno 2015 già effettuati. I reinsediamenti nell'ambito della dichiarazione Ue-Turchia hanno raggiunto un nuovo livello record nel maggio 2017, con quasi mille rifugiati siriani cui sono stati forniti canali sicuri e legali per entrare in Europa. Il numero complessivo dei reinsediamenti dalla Turchia nell'ambito della dichiarazione si attesta ora a 6.254 persone.

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