Londra Grattacielo 3
14 Giugno Giu 2017 0805 14 giugno 2017

Londra, incendio in un grattacielo nella zona Ovest

Le fiamme hanno avvolto la Torre Grenfell. Almeno 17persone morte e 70 ferite. Paura per due italiani dispersi. Inascoltati gli appelli sulla sicurezza degli inquilini.

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La prima immagine è stata quella dei bagliori sinistri d'un inferno di cristallo nella notte; le prime voci, le grida di chi vi era rimasto intrappolato dentro: ma di cristallo ce n'era poco nella Grenfell Tower di Londra, grattacielo 'proletario' di 24 piani popolato da centinaia di famiglie della working class e soprattutto da immigrati, incenerito in poche ore da un incendio devastante che si è portato via le vite e le povere cose di decine di persone.

DUE ITALIANI DISPERSI. Il bilancio aggiornato racconta di almeno 17 morti e decine di feriti, la vita di 18 dei quali resta in pericolo. Ma sono «molti», nelle parole del sindaco Sadiq Khan, coloro che mancano tuttora all'appello. Inclusi almeno due italiani (Gloria Trevisan e Marco Gottardi, una giovane coppia di veneti che pare abitasse al 23esimo piano), secondo i dati diffusi dalla Farnesina dopo che un'agenzia immobiliare aveva accennato a due interi nuclei familiari di connazionali con bambini. Bambini che del resto si contavano a nugoli fra le famiglie residenti, e alcuni dei quali - si racconta - sono stati lanciati dalle finestre da genitori disperatamente protesi a cercare di sottrarli alle fiamme.

Così come pare abbiano fatto pure taluni adulti, in un 'alveare' dove non mancavano «anziani e invalidi», mormora Samia Badani, inquilina superstite. Per molti è stata una trappola mortale. Per la gente del quartiere - una comunità multietnica e multi religiosa con parecchi musulmani rimasti fortunatamente in piedi fino a tardi la notte scorsa per la cena del Ramadan - anche una tragedia annunciata fra la case di North Kensington: ai margini, davvero ai margini, dello scintillante miglio d'oro della municipalità di Kensington and Chelsea e del borgo di Notting Hill.

Tutto è cominciato verso l'una di notte ora locale, poco dopo le 2 in Italia, quando è scattato l'allarme del primo focolaio. I pompieri sono arrivati nel giro di sei minuti: oltre 200 alla fine, con una quarantina di mezzi e autoscale. Ma il fuoco è stato più veloce e si è propagato come se quel palazzo fosse un grande scatolone di cartone. Nel giro di 20 minuti lo aveva avvolto tutto, fino in cima: una torcia infernale accesa nel buio. Da brividi le testimonianze di chi ha assistito con i propri occhi a una scena che ha riportato la paura nella capitale britannica, anche se questa volta il terrorismo non c'entra.

Le grida di paura, le invocazioni di aiuto, le persone affacciate ai davanzali, o appese a lenzuola intrecciate sono state viste e udite da tanti. Mentre i detriti e qualche disperato precipitavano dall'alto, sullo sfondo del timore di un collasso totale d'una costruzione ridotta gradualmente a scheletro annerito, come in una sorta di flashback in dimensione ridotta della tragedia delle Torri Gemelle di New York. Le ultime fiammate hanno continuato ad ardere per tutto il giorno, nonostante i continui getti d'acqua. Mentre i numeri dell'orrore restano provvisori. Scotland Yard fa sapere che i morti sono destinati ad aumentare.

Dei 34 feriti rimasti in ospedale, metà sono gravi. Ma è soprattutto il numero dei dispersi a pesare. Poiché i vigili del fuoco guidati dalla volitiva comandante del dipartimento di Londra, Dany Cotton, non hanno potuto ancora farsi largo in una ventina dei circa 120 appartamenti della torre. Né si sa con esattezza quanti degli abitanti censiti, fra 400 e 600, fossero in casa l'altra notte. Ma le fiammate più durature rischiano di essere quelle delle polemiche e degli interrogativi sulla sicurezza. La Grenfell Tower, inaugurata nel '74, era stata sottoposta dalla società privata che la gestisce, la Kensington and Chelsea Tenant Management Organisation, a un intervento di risistemazione da quasi 10 milioni di sterline solo l'anno scorso. Ma sia prima, sia dopo erano piovute proteste e accuse.

Un combattivo comitato di cittadini, ribattezzato Grenfell Action Group, aveva denunciato la mancanza di sistemi anti-incendio efficaci (dopo un incidente analogo a sud di Londra nel 2009 e un altro sfiorato proprio a Grenfell nel 2013), oltre a puntare il dito su materiali originali scadenti del manufatto e sul rivestimento isolante plastico giudicato profeticamente pericoloso e infiammabile. Ma le ispezioni s'erano chiuse con le rassicurazioni di rito e persino la conferma dell'indicazione di restare barricati negli appartamenti in caso di focolai.

L'ESPERTO: «FIAMME ALIMENTATE DAL COMBUSTIBILE NELLE PARETI». «In un edificio molto alto, uno dei due cammini tipici seguiti da un incendio è quello delle pareti», ha spiegato l'esperto di tecnica delle costruzioni Pietro Gambariva, del Politecnico di Milano. Le fiamme si propagano salendo lungo le pareti esterne alimentate dalla quantità di combustibile utilizzato per riscaldamento e cucina, generalmente abbondante in un edificio di abitazioni, forse aiutate dal tipo di materiale utilizzato nel rivestimento esterno e indisturbate dalla mancanza di sistemi di controllo anti-incendio. Così nell'arco di pochi minuti un edificio di 24 piani come la Torre Grenfell di Londra può trasformarsi in una torcia.

IL PERCORSO DELL'INCENDIO. L'evoluzione dell'incendio in un singolo piano si manifesta a partire dalle fiamme, che presto formano uno strato di aria calda contro il soffitto, mentre contro il pavimento resta uno strato di aria fredda. Aria calda e fiamme che sono al livello del soffitto tendono poi a uscire dalla finestra e a lambire le pareti esterne dell'edificio, pronte a rientrare non appena si avvicinano a una nuova apertura. Questo è probabilmente quanto è accaduto a Londra. Nel caso della Torre Grenfell, ha proseguito l'esperto, bisognerebbe accertare se le pareti esterne fossero di materiale facilmente incendiabile. Ad esempio, i recenti lavori di ristrutturazione dell'edificio avrebbero potuto utilizzare come rivestimento dei materiali isolanti. Questi ultimi, ha rilevato Gambariva, molto spesso sono delle plastiche: alle alte temperature tendono a gassificare e i gas a loro volta alimentano le fiamme.

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