Sheikh Tamim Hamad 140204175439
FRONTIERE 15 Giugno Giu 2017 0800 15 giugno 2017

Non fingiamo che il vespaio qatariota non riguardi anche l'Italia

L'Arabia vuole tagliare i finanziamenti che arrivano ai Fratelli Musulmani. In Medio Oriente ma non solo. Basti pensare all'Ucoi (vicina alla Fratellanza), che l'anno scorso da Doha ha incassato 25 milioni. 

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Può far sorrider pensare che i ricchi e viziati abitanti di Doha, che godono del più alto reddito pro capite del mondo, rischiano in questi giorni di soffrire la fame e la sete. Ma così è: il blocco totale sui cieli e sui mari imposto da Arabia Saudita e altri quattro Paesi, Egitto incluso, ha riflessi drammatici persino sulla quotidianità dei qatarini. È la prima volta in assoluto che una crisi politica tra Paesi arabi confinanti assume caratteristiche così devastanti e serie. Siamo abituati magari a guerre inter arabe (a iosa) ma non a bracci di ferro così acuti sul terreno politico, soprattutto tra Paesi privi di tensioni etniche o religiose quali sono Arabia Saudita e Qatar.

GAZA CONTRO RAMALLAH. Due elementi fanno capire la drammaticità di questa crisi e i suoi possibili esiti devastanti. Il primo riguarda Abu Mazen, che cavalca la posizione egizio-saudita per chiedere a Israele di tagliare ulteriormente le forniture di luce a Gaza, governata da quella Hamas che del Qatar è il più fedele alleato (con Hezbollah) sul Mediterraneo. Dunque, Gaza, col pieno accordo di Abu Mazen, rischia ora la crisi umanitaria a testimonianza di quei feroci rapporti tra palestinesi che sono la vera e principale causa della non soluzione della crisi palestino-israeliana. Questo i media non lo rilevano mai ma è semplice capire che nessun accordo con Israele sarà mai possibile sino a quando Gaza e Ramallah sono in guerra fredda tra di loro e arrivano a questi giochi bassi di ostruzione.

Il secondo elemento che fa comprendere quali gravi possibilità di escalation si prospettino nella crisi qatariota sono le aperte accuse che Ali Jafari, comandante supremo dei pasdaran iraniani, ha lanciato contro Riad: «Disponiamo di prove che sfortunatamente dimostrano come l’Arabia Saudita abbia sostenuto i terroristi e chiesto loro di condurre operazioni in Iran». Dunque, secondo la più alta autorità politico-militare dell’Iran, gli attentati della settimana scorsa a Teheran «sono stati organizzati e voluti da Riad». Accusa devastante, speculare a quella che Riad rivolge e Teheran, che dà il segno della crisi qatariota che è deflagrata appunto a seguito del versamento di 1 miliardo di dollari (in apparenza per riscattare 26 membri della corte saudita sequestrati in Iraq) dal Qatar alle milizie sciite filo iraniane e a Hezbollah. Accuse reciproche di finanziare e manovrare il terrorismo che possono preludere a ulteriori e gravi provvedimenti ed escalation.

MASSICCI SFORZI DI MEDIAZIONE. D’altronde, la gravità della crisi qatariota traspare anche dalla mobilitazione di Paesi arabi (e della Turchia) che si offrono di mediare. Tra questi, non solo l’Oman e il Kuwait, ma persino il lontanissimo e democratico Marocco, che è giunto a inviare aiuti alimentari a Doha. Il tutto, non va dimenticato, riguarda anche l’Italia perché la pietra dello scandalo per l’Arabia Saudita non sono solo i rapporti della corte qatariota con l’Iran, le milizie sciite e Hezbollah, ma anche i suoi enormi e indispensabili finanziamenti ai Fratelli Musulmani e ad Hamas. Ed è proprio questo l’obiettivo a cui mira di fatto questo embargo, visto che la condivisione dello stesso, immenso bacino metanifero obbliga Doha ad avere ottimi rapporti con Teheran: portare quantomeno l’emiro del Qatar al Thani a sospendere gli aiuti ai Fratelli Musulmani in Egitto, in Siria, in Iraq e anche in Europa, Italia inclusa (25 sono i milioni di dollari versati dal Qatar l’anno scorso all’Ucoii, vicina ai Fratelli Musulmani). Un braccio di ferro feroce dagli sviluppi imprevedibili.

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