17 Giugno Giu 2017 1118 17 giugno 2017

L'eredità di Kohl, un leader mai ostaggio del passato

L'ex cancelliere tedesco ha saputo gestire al meglio eventi imprevisti e imprevedibili. Con lo sguardo sempre rivolto al futuro. E la ferma volontà di portare avanti insieme la Germania e l’Europa.

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«Un vero amico della libertà, e un uomo che considero uno dei più grandi leader europei dopo la Seconda guerra mondiale». Così l’anziano Bush padre, 93 anni, ha onorato l’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl scomparso a 87 anni a Ludwigshafen, il porto fluviale sul Reno dove era nato. Come presidente degli Stati Uniti il vecchio Bush fu al fianco di Kohl sostenendo in pieno – e più di molti europei – la sua frenetica corsa verso la riunificazione tedesca imposta nel 1989-90 da avvenimenti eccezionali e in gran parte imprevisti.

NELLA ÉLITE EUROPEA. Non c’è dubbio che l’incolore Kohl, arrivato alla Cancelleria nel 1982 per meriti di partito, i cristiano-democratici della Cdu, ignaro degli idiomi d’Europa all’infuori del suo tedesco, è stato spinto dagli eventi, e dal come ha saputo gestirli, nella categoria dei Churchill, degli Adenauer, Schumann, De Gasperi, Spaak, De Gaulle, Schmidt. Come pochi di questa squadra di élite venne messo alla prova da avvenimenti storici travolgenti quali la fine, incruenta, dell’impero sovietico e la riunificazione tedesca, e seppe essere all’altezza, come tedesco e come europeo. Fu rieletto altre tre volte e rimase cancelliere fino al 1998, fallendo il quinto tentativo. Solo Otto von Bismarck governò più a lungo di lui.

L'OMAGGIO DI GORBACIOV. L’altro omaggio da non dimenticare gli è venuto dall’ultimo leader dell’Unione Sovietica, Michail Gorbaciov, 86 anni, che ha ricordato come, quando si decideva la riunificazione tedesca e l’appartenenza della nuova Germania alla Nato, «grandi eventi non privi di rischi», Kohl seppe comprendere gli interessi della Russia e riuscì «a tenere in considerazione gli interessi degli altri e a superare la sfiducia generale per arrivare a una fiducia reciproca», sempre «difendendo con fermezza gli interessi del suo Paese».

Fu protagonista delle riunificazione tedesca e caduta del Muro

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La vicenda umana di Kohl, un fratello morto in guerra nel 1944, lui troppo giovane per essere al fronte, suo padre veterano della Prima e combattente della Seconda dal 39 al 45, non è priva di ombre. Come accade a volte a chi vive per la politica o l’impresa o comunque il lavoro, non ebbe una famiglia felice. La moglie Hannelore, a lungo sofferente per una grave allergia, morì suicida nel 2001. I rapporti con i due figli sono stati inesistenti soprattutto da quando, poco dopo un incidente che lo costrinse dal 2008 su una sedia a rotelle, Kohl si risposò con Maike Richter, da tempo al suo fianco. Richter è accusata in Germania di aver eretto un muro attorno al vecchio Kohl. Nel 2002 aveva lasciato il Bundestag, sull’onda degli scandali Cdu.

ODI ET AMO CON MERKEL. Uno dei due figli, Walter, ha invece accusato l’attuale Cancelliera Angela Merkel di essere concausa del suicidio della madre Hannelore, essendosi Merkel alla fine schierata con chi chiedeva il ritiro di Kohl dalla vita pubblica dopo alcuni scandali legati al finanziamento della Cdu. La giovane Merkel, che veniva dall’Est, era stata molto aiutata da Kohl e da Hannelore agli inizi della carriera nella Cdu. Contrario alla politica di austerità imposta all’Europa da Berlino, Kohl scriveva nel 2011 anche un libro, Aus Sorge um Europa (Preoccupazioni sull’Europa), e a lui veniva attribuita la frase Die macht mir mein Europa kaputt, quella donna sta distruggendo la mia Europa. In seguito i toni miglioravano.

OLTRE IL PASSATO. Arrivato alla Cancelleria quando nel 1984 i liberali dell’Fdp ruppero con Schmidt logorato dalla fronda della sinistra Spd e si allearono con la Cdu, Kohl impallidiva come stile dopo il brillante predecessore di Amburgo. Ma, a capo di un Paese segnato come pochi dalla Storia e dai propri errori, forte come disse a Gorbaciov del fatto di essere stato troppo giovane per averne responsabilità (siamo aiutati, disse all’ospite sovietico suo coetaneo, dal fatto di essere nati tardi, Gnade der spaten Geburt), da subito Kohl cercò di andare oltre il passato. Non invitato in Normandia per i 40 del D-Day, organizzò poco dopo con il presidente François Mitterrand lo storico incontro mano nella mano in mezzo al milione di morti del 1916, francesi e tedeschi, di Verdun.

'Tutti noi possiamo essergli riconoscenti'

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L’anno dopo, a 40 anni dalla sconfitta del nazismo, Kohl volle assolutamente che il presidente Usa Ronald Reagan visitasse il cimitero militare tedesco di Bitburg (Renania-Palatinato) e insistette anche quando emerse che fra i sepolti c’erano membri delle Waffen-SS. «Il presidente Reagan fu colpito dalla forza e dalla veemenza delle parole di Kohl», ricorda nelle sue Memorie l’ex Segretario di stato George P. Shultz. «Il presidente Reagan poteva andare a Bitburg, diceva, o poteva cancellare la visita e assistere alla caduta del governo Kohl».

IL DISCORSO DI DAVOS. Nel 1987 accoglieva a Bonn con cordialità il leader comunista tedesco orientale Erich Honecker, prima visita di Stato di un leader della Germania Est, venuto a cercare finanziamenti. L’anticomunista Kohl stupiva i tedeschi, e continuava la Ostpolitik dei socialdemocratici così spesso a suo tempo attaccata. Il suo governo, lo testimonia un non dimenticato discorso a Davos nel gennaio 1987 del ministro degli Esteri Hans Dietrich Genscher in cui si invitata l’Occidente a prendere sul serio la nuova Urss di Gorbaciov, aveva antenne privilegiate nell’Est e sapeva che qualcosa di inusitato si stava muovendo. Nessuno però prevedeva la caduta del Muro e tantomeno, due anni dopo, dell’Urss. Il Muro cadde nel novembre 1989 mentre Kohl era a Varsavia e fu una incredibile sorpresa. Non ci furono uomini o forze singole capaci di quel risultato, ma fu una convergenza imprevista e imprevedibile di fattori e uomini, ricordava lo stesso Kohl nel 2014 nel suo Dalla caduta del Muro alla riunificazione. I miei ricordi. Una citazione dal cancelliere Bismarck spiega tutto: «Quando il mantello di Dio agita la storia, si deve saltare e afferrarlo».

SCETTICISMO OVUNQUE. Il grosso Kohl, struttura fisica da vero gigante, saltò tra Ovest ed Est e in mezzo agli inizialmente scettici partner europei e di fronte all’opinione pubblica della Germania federale altrettanto scettica e spaventata dalle prospettive della riunificazione, con l’agilità di una ballerina. «La riunificazione del nostro Paese fu piuttosto uno scontro di potere politico per l’equilibro europeo e gli interessi di sicurezza a Est come Ovest» scriveva nel 2014. Margaret Thatcher fu la più fiera avversaria, inizialmente: «Abbiamo battuto due volte i tedeschi, ed ecco che ritornano». Disse subito che due Germanie sono meglio di una, come lo disse anche Giulio Andreotti. Lo stesso Mitterrand ebbe un sussulto, ma divenne presto il principale alleato nel convincere i partner che il passo era inevitabile.

Kohl si è sempre rifatto all’insegnamento di Adenauer, che rifiutò le molte tentazioni neutraliste nella Germania di 70 anni fa, schierò senza dubbi il Paese con l’Occidente, evitò così che si creasse nel cuore dell’Europa un vuoto che inevitabilmente l’Urss avrebbe colmato. E non perse mai di vista la riunificazione, per quanto impensabile. Avvenne il 3 ottobre 1990, meno di un anno dopo la caduta del Muro. Una tesi, mezza verità e mezza leggenda, vuole che l’euro sia nato davvero in quell’anno, come pegno di una Germania riunificata ai partner europei. In realtà la moneta unica discendeva dal mercato unico e, tecnicamente, era in marcia da tempo, voluta dai francesi soprattutto, e anche dall’Italia, per scongiurare un’area del marco dove le banche centrali non avrebbero avuto scelta se non seguire le politiche della Bundesbank.

L'EFFETTO EURO. È stato forse lo stesso, ma quantomeno alla Bce ci sono anche gli altri. Non c’è dubbio però che la svolta politica fu impressa, per l’euro, dagli avvenimenti tedeschi dopo il Muro. E dalla volontà di Kohl portare avanti e insieme la Germania e l’Europa. Kohl pagò un alto prezzo. Probabilmente la mancata rielezione nel 1998, quando i contorni dell’euro erano chiarissimi e l’euro imminente, fu dovuta alla reazione dei nazionalisti tedeschi, di destra e di sinistra, convinti che la Germania dell’euro non aveva nessun bisogno. Chi era davanti al palazzo municipale berlinese di Schoeneberg il 10 novembre 1989 non dimenticherà mai gli interventi di fronte alla folla dell’ex cancelliere ed ex sindaco Willy Brandt, del sindaco Walter Momper e infine di Kohl.

LA STESSA SORTE DI CHURCHILL. Come d’abitudine, la platea fortemente gauchiste che sempre ne aveva fischiato i discorsi berlinesi, dall’inizio alla fine, entrò in azione quando Kohl prese le parola, dall’inizio alla fine. Quei fischi restano nel folclore della politica tedesca. L’opera di Kohl, con lui che subirà una sorte non troppo dissimile da quella di Churchill sconfitto al voto nel luglio del 1945 a guerra appena vinta, resta in tutto il suo valore nella storia tedesca ed europea.

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