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18 Giugno Giu 2017 0900 18 giugno 2017

Lavoro, in Francia Macron punta sulla flexicurity

Meno discrezionalità per i giudici, più flessibilità per le imprese, sussidio universale per i lavoratori. Il presidente presenta la riforma. Ma la priorità è disinnescare le proteste di piazza. L'articolo di pagina99.

  • FRANCESCO MASELLI
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In Francia chi dice riforma del lavoro dice manifestazioni di piazza, scontro con il sindacato, ostruzionismo in Parlamento e compromessi al ribasso. Lo sa bene Emmanuel Macron che ha vissuto il fallimento della riforma immaginata da François Hollande da un posto di osservazione privilegiato: prima consigliere all’Eliseo e poi ministro dell’Economia, ha toccato con mano le difficoltà che incontra chiunque decida di mettere in discussione il rigido code du travail, l’insieme di norme che regolano il mercato del lavoro transalpino. Il nuovo presidente non intende dunque fare gli stessi errori del suo predecessore.

DO UT DES. Eletto su una piattaforma molto di sinistra per poi governare su un terreno più liberale, Hollande aveva provato a imporre il suo Jobs act scatenando un mese di proteste di piazza, blocchi di centrali elettriche, scontri con la polizia. Risultato? Una legge molto diversa da quella proposta per la prima volta in Parlamento, imposta con un drammatico voto di fiducia a un’Assemblea Nazionale diventata praticamente ingovernabile. Macron ha deciso invece di impostare gran parte della sua campagna elettorale sulla promessa di introdurre la flexicurity, più flessibilità per le imprese in cambio di più formazione per i lavoratori e un sussidio di disoccupazione universale. La riforma è stata spiegata e rivendicata per mesi per evitare che i francesi apprendessero sorpresi un cambiamento delle regole non previsto dal programma elettorale.

Il Jobs act di Macron, chiaro nella filosofia, lo è meno nei dettagli, perché in questa fase il governo sta incontrando le parti sociali, preoccupato di non dare l’idea di voler arrivare allo scontro sociale: «La sola guerra sociale che condurrò sarà contro la disoccupazione di massa e la disoccupazione giovanile. Ci batteremo a favore del potere d’acquisto», ha chiarito il primo ministro Édouard Philippe. Da qui al 21 luglio sono previsti 48 incontri con tutti i sindacati e le associazioni di settore, in modo da cercare di limitare al massimo le resistenze delle parti sociali. Il ministro del lavoro, Muriel Pénicaud, ha una lunga esperienza da questo punto di vista: ha ricoperto per anni la direzione delle risorse umane di Danone dov’è stata promotrice della copertura sanitaria per tutti i dipendenti della multinazionale a livello mondiale e ha lavorato a stretto contatto con la Cgt (la Cgil francese) durante la presidenza Sarkozy per presentare uno studio sul miglioramento delle condizioni di sanità psicologica sui luoghi di lavoro.

RATIFICA ENTRO SETTEMBRE. Philippe ha voluto fortemente che fosse prevista una parte dedicata all’incontro con i sindacati perché il governo intende scrivere la riforma con le ordinanze. Le ordinanze sono uno strumento assimilabile al nostro decreto legislativo: il Parlamento abilita il governo ad emanare una serie di decreti che hanno forza di legge ed è poi chiamato ad approvare l’operato del governo alla scadenza della delega. L’azione del governo non è modificabile, il Parlamento può solo approvarla o respingerla, non sono previsti emendamenti e la discussione in aula è poco rilevante; da qui la necessità di instaurare un dialogo preventivo su un tema molto sensibile. Il progetto di legge di abilitazione sarà all’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri del prossimo 28 giugno, per poi essere ratificato entro fine settembre, una volta pubblicate tutte le ordinanze necessarie.

IL NODO LICENZIAMENTI. La prima parte della riforma verterà sulla flessibilità, appunto. Emmanuel Macron vuole rendere meno discrezionale la decisione dei giudici in materia di risarcimento del danno nel caso dei licenziamenti abusivi: il governo introdurrà una cifra minima e una cifra massima a cui il magistrato dovrà attenersi. Una misura del genere esiste già, ed è stata introdotta proprio durante la presidenza di Hollande, ma è giudicata troppo elastica: il progetto intende inquadrare in maniera più precisa i termini del risarcimento, riducendo i margini di manovra dei giudici. La ratio, spiegata dal ministro del lavoro nella conferenza stampa di presentazione della legge il 6 giugno, è evitare che un licenziamento simile di due dipendenti in aziende diverse dia luogo a risarcimenti diversi a seconda del tribunale che si trova a giudicare, con evidente confusione delle regole per le aziende, spaventate dall’imprevedibilità dei processi.

Il governo prevede di istituire un sussidio di disoccupazione universale – quindi anche per i professionisti e i lavoratori autonomi, non solo per i dipendenti – anche in caso di dimissioni

Verrà inoltre introdotta la possibilità di negoziare alcuni elementi del contratto di lavoro non più a livello nazionale, ma a livello aziendale. Quali elementi è difficile dirlo, visto che le fughe di notizie pubblicate dalla stampa francese sono puntualmente smentite dal governo; di sicuro verrà data la possibilità di superare le famose 35 ore di lavoro settimanali, misura che rimarrà quadro di riferimento normativo, ha spiegato Macron in campagna elettorale, ma potrà essere derogata di comune accordo tra l’azienda e il dipendente. Dopo le modifiche al codice del lavoro arriverà la seconda parte della riforma, quella delle tutele, che saranno progressivamente introdotte dall’estate del 2018. Il governo prevede di istituire un sussidio di disoccupazione universale – quindi anche per i professionisti e i lavoratori autonomi, non solo per i dipendenti – anche in caso di dimissioni.

UN SUSSIDIO IN 5 ANNI. Per evitare distorsioni, cioè che i lavoratori più qualificati cambino lavoro continuamente a carico della collettività, in questo caso il sussidio potrà essere utilizzato una volta ogni 5 anni. Il finanziamento del sistema attuale si basa sulle cotisations sociales, delle trattenute sul lordo dello stipendio, con un costo del 2,4% per il lavoratore e 4% per il datore di lavoro. Macron propone di abolire le trattenute – e quindi abbassare il costo del lavoro – e creare un sussidio apposito a carico dello Stato. Tutto ciò sarà finanziato da un innalzamento della Csg (contribution sociale généralisée), un’imposta sul reddito istituita da Michel Rocard e François Mitterrand nei primi anni ‘90 per diversificare il finanziamento del welfare francese. La Csg dovrebbe aumentare dell’1,7% sia per i redditi da lavoro che per i redditi da pensione.

Questo articolo è tratto dal nuovo numero di pagina99, "dalla Cina a Facebook - prove di controllo totale", in edicola, digitale e abbonamento dal 16 al 22 giugno 2017.

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