Brexit
19 Giugno Giu 2017 1125 19 giugno 2017

Brexit, a Bruxelles il via ufficiale ai negoziati

Primo faccia a faccia tra il ministro britannico David Davis e il francese Michel Barnier: «Buon inizio». Londra conferma l'intenzione di lasciare il mercato unico e l'unione doganale. Il dossier più delicato? La frontiera irlandese.

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Hanno preso ufficialmente il via, nella mattinata del 19 giugno, i negoziati per il divorzio tra Europa e Regno Unito. Per speculare sul risultato finale delle trattative è ancora troppo presto, ha avvertito la cancelliera tedesca Angela Merkel. Ma la sintesi della maratona negoziale di sette ore tra le due squadre, capitanate dal britannico David Davis e dal francese Michel Barnier, ha avuto toni «costruttivi».

DAVIS E BARNIER: «BUON INIZIO». Sia Davis che Barnier hanno parlato di un «buon inizio», dicendosi «determinati» a raggiungere l'intesa. Londra sembra aver digerito la trattativa in due fasi - garanzie per i cittadini europei, impegni finanziari e gestione delle frontiere irlandesi prima di parlare delle future relazioni tra Gran Bretagna e Unione europea - contro cui si era battuta in un primo tempo. Ma Davis avverte: la questione della partnership futura fa parte del negoziato e «niente sarà concordato fino a quando tutto sarà concordato».

UN VERTICE AL MESE. Il negoziatore ha ribadito che il Regno Unito «lascerà il mercato unico e l'unione doganale». Un primo passo avanti potrebbe arrivare già lunedì 26 giugno, quando verrà pubblicato un documento sulle garanzie per i cittadini europei che costituirà la base per il negoziato. Barnier e Davis hanno comunque concordato di fare un incontro negoziale al mese (individuando le prime date del 17 luglio, 28 agosto, 18 settembre e 9 ottobre), usando il tempo tra un vertice e l'altro per elaborare proposte e scambiarle. In un primo momento ci saranno tre gruppi di lavoro che si occuperanno di diritti dei cittadini, conti e altre questioni, mentre il dossier sulla frontiera irlandese, trattandosi di una questione più sensibile e complessa, è stato affidato ai più stretti collaboratori di Barnier e Davis.

LA DEBOLEZZA DI MAY PESA SULLE TRATTATIVE. Su tutta la complessa partita pesa però la situazione di difficoltà politica in cui arranca Theresa May. La leader che avrebbe dovuto condurre la trattativa col pugno di ferro, e che invece appare sempre più in bilico dopo la batosta elettorale dell'8 giugno, le oggettive difficoltà a formare un governo, la gestione degli attacchi terroristici e l'incendio della Grenfell Tower, che hanno contribuito ad offuscarne la popolarità. Una fragilità, quella della premier britannica, a cui in molti, nella Ue, guardano con preoccupazione. D'altra parte sembra che nelle ultime ore, in casa Tory, si stiano valutando possibili manovre, magari con una sostituzione temporanea di May con Davis, eventualmente in attesa di portare il ministro degli Esteri Boris Johnson alla leadership. Una toppa, che non si capisce fino a che punto possa però essere risolutiva in concreto.

Oltre 19 mila le norme sotto esame

Complessivamente sono oltre 19 mila le norme europee presenti nella legislazione britannica, dall'agricoltura al mercato interno, dalla sicurezza alla libera circolazione, su cui dovrà essere trovata un'intesa nei negoziati tra Ue e Gran Bretagna in tempo per lo scattare della Brexit, a marzo 2019. Senza accordo, infatti, il rischio è che le norme cessino di avere valore legale dall'oggi al domani, creando il caos. Ecco i nodi principali da sciogliere.

- DIRITTI DEI CITTADINI. Deve essere garantita una continuità ai diritti sociali, economici e politici sia ai cittadini Ue che vivono in Gran Bretagna sia ai britannici che vivono in Ue.

- 'CONTO'. Le stime vanno dai 60 ai 100 miliardi di euro. Sono quelli che Londra deve a Bruxelles in virtù degli impegni presi sul bilancio Ue e nelle sue istituzioni finanziarie.

- MERCATO UNICO. Bruxelles è stata chiara: nessun accesso al mercato interno europeo di beni e capitali senza la libera circolazione dei lavoratori Ue. I due aspetti sono inscindibili.

- AGENZIE UE. Con l'addio di Londra, l'Agenzia per il farmaco (Ema) e l'Authority delle banche (Eba) dovranno essere ricollocate altrove nell'Ue. Quasi tutti i 27 sono interessati.

- IRLANDA DEL NORD. Dovrà essere assicurata una frontiera 'leggera' tra Dublino e Belfast per garantire la pace, nel rispetto dei cosiddetti Accordi del Venerdì Santo del 1998.

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