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Guerra in Siria

Caccia Usa
19 Giugno Giu 2017 1740 19 giugno 2017

Raqqa, il rischio escalation Usa-Russia in 4 punti

L'abbattimento del jet siriano da parte degli Stati Uniti è il quarto scontro con Damasco in un mese. Si pensa già al dopo Isis, e un trionfo di Washington non piace a nessuno. Mentre la Casa Bianca è divisa sul da farsi.

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Più la caduta dello Stato islamico in Siria si avvicina, più si complicano i rapporti tra gli attori in campo. Con l'inizio dell'offensiva su Raqqa, la “capitale” dell'Isis, il conflitto entra in una fase nuova: quella in cui i protagonisti del garbuglio iniziano a pensare al post-Califfato. A risultare determinante sembra essere la posizione che prenderanno gli Stati Uniti, se di collaborazione con il regime di Bashar al Assad, sostenuto da Mosca e Teheran, o se di scontro aperto. A sollevare la questione, l'abbattimento di un jet del regime di Assad da parte dell'aviazione Usa alle porte di Raqqa, che ha portato a una durissima risposta dal Cremlino.

MOSCA E DAMASCO TEMONO LA VITTORIA USA. Erano più di dieci anni che un caccia americano non abbatteva un aereo nemico in volo, e simbolicamente un attacco di questo tipo si avvicina per importanza ai bombardamenti con missili cruise della base aerea siriana il 6 aprile. Washington vuole che si sappia che non si fa scrupoli nel colpire Assad, mandando in questo modo un messaggio di forza direttamente a Mosca. Dall'altro lato, Damasco vede con timore una vittoria della coalizione a guida Usa a Raqqa, che porterebbe a Washington il controllo su un'ingente porzione di territorio e soprattutto un asso nella manica per future trattative politiche con il regime. Si spiegherebbe così la sempre più chiara volontà da parte del dittatore, sostanzialmente guidato dalle decisioni prese a Mosca e Teheran, di arrivare al confronto con Washington.

1. Gli scontri Usa-Damasco: il rischio di un nuovo fronte

Il 18 giugno gli Stati Uniti hanno abbattuto un aereo siriano che aveva bombardato i combattenti della coalizione arabo-curda, primo alleato di Washington, a Sud-Ovest di Raqqa. «La missione della coalizione è di sconfiggere l'Isis in Iraq e in Siria. Non puntiamo a combattere con il regime siriano, la Russia o le forze pro-regime, ma non esiteremo a difendere la Coalizione e i suoi partner da ogni tipo di minaccia», ha fatto sapere il Pentagono. È la quarta volta nel giro di un mese che le forze armate Usa attaccano le forze governative, un segno di come stiano cambiando i rapporti di forza. All'inizio di giugno, un caccia americano ha abbattuto un drone di una milizia sciita filo-governativa vicino alla città di At Tanf, al confine meridionale della Siria con l'Iraq.

Gli schieramenti fuori da Raqqa (fonte: @PetoLucem).

Milizie locali addestrate e appoggiate dalle forze speciali americane hanno incrementato la presenza nell'area, dove, in risposta, si stanno concentrando diversi reparti di combattenti sciiti filo-iraniani e filo-Damasco. L'abbattimento del drone è arrivato dopo altri due raid aerei americani contro queste unità para-militari, che si erano avvicinate troppo al settore Usa. Durante l'era Obama, gli Stati Uniti non si sono mai scontrati direttamente con Assad, limitandosi a sostenere e addestrare le opposizioni al regime.

2. Il rischio escalation Russia-Usa: stop al canale di comunicazioni

Dopo l'ultimo episodio, è tornata a salire la tensione tra Washington e Mosca. «L'attacco diretto a un aereo dell'aviazione governativa siriana è l'ulteriore passo verso un'escalation pericolosa. Stiamo mettendo in guardia la Casa Bianca dall'utilizzo di simili metodi in futuro», ha detto il vice ministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov. La Russia ha annunciato la sospensione del memorandum con la coalizione a guida americana per la prevenzione degli incidenti e sulla sicurezza dei voli militari, come era già successo per breve tempo dopo i raid Usa del 7 aprile. Inoltre, il ministero della Difesa ha annunciato che «qualunque oggetto aereo, inclusi i jet e i droni della coalizione internazionale, identificato a Ovest dell'Eufrate, sarà seguito dai mezzi antiaerei russi, sia terrestri sia aerei, come bersaglio nelle aree in cui la nostra aviazione è in missione di combattimento».

3. Le divisioni nell'amministrazione Usa: Casa Bianca contro Pentagono

Dietro al rinnovato impegno americano si cela uno scontro interno alla stessa amministrazione, che sembra sempre più guidata in maniera ondivaga dalle sue fazioni interne che in maniera coerente e chiara dal suo capo. Come riporta la rivista Foreign Policy, al momento il conflitto si sviluppa tra alcuni funzionari della Casa Bianca e gli ufficiali vicini alla linea del Pentagono. «Da una parte abbiamo Ezra Cohen-Watnick, il direttore per l'intelligence nel National Security Council, e Derek Harvey, il consigliere del Nsc per il Medio Oriente. Il loro piano sta facendo preoccupare anche i più tradizionalisti falchi anti-Iran nell'amministrazione», ha riportato il magazine, «la coppia sta spingendo per iniziare una vera e propria offensiva contro le forze filo-iraniane alleate di Damasco. Ad opporsi all'idea, tra gli altri, è lo stesso segretario alla Difesa James Mattis, che ha personalmente rimandato al mittente la proposta di far scattare un'escalation».

ETERNO CONFLITTO TRA "TRADIZIONALISTI" E "RIVOLUZIONARI". Mattis, la maggior parte dei generali e molti diplomatici temono l'apertura di un fronte aperto contro l'Iran e la Russia in Siria, una mossa considerata troppo rischiosa per Washington. Ancora una volta, all'interno dell'amministrazione si assiste alla grande battaglia tra la parte istituzionale, fedele alle “tradizionali” linee guida della politica estera americana, e quella di alcuni consiglieri di Trump, portatori di alcune idee “rivoluzionarie”. Le mosse di Washington in Siria (e nel resto del mondo) sono lo specchio di questa lotta interna.

4. La battaglia di Raqqa: il rischio di un fronte contro Assad

Le forze curdo-siriane sostenute dagli Stati Uniti assediano da tre lati Raqqa, in mano allo Stato islamico dal 2014. La Turchia, da sempre ostile all'espansionismo curdo nella regione e presente a Nordi di Raqqa con una coalizione di ribelli arabi, è preoccupata quanto Damasco e Mosca di un trionfo americano contro lo Stato islamico. A Raqqa, secondo fonti umanitarie collegate all'Onu, rimangono ancora circa 200 mila civili. L'offensiva è portata avanti da circa 5 mila miliziani locali (sostenuti da circa mille americani) lungo tre direttive principali: da Est nel quartiere di Mashlab; da Nord nei pressi dei silos di grano; da Ovest, dal sobborgo di Hawi Hawa.

ANCHE DAMASCO AVANZA VERSO RAQQA. Gli Usa hanno assicurato che una volta che Raqqa sarà conquistata dalle milizie curde, queste affideranno a un' «entità amministrativa locale» il governo cittadino. Un'assicurazione che non ha tranquillizzato però Damasco, Mosca, Teheran e Ankara. La naturale diffidenza di questi soggetti verso l'offensiva curda renderà probabilmente ancora più lunga la battaglia contro lo Stato islamico. Le forze di Damasco hanno compiuto una rapida avanzata nelle ultime settimane, arrivando ad una decina di chilometri a Sud della base militare di Tabqa, controllata dai curdi. Il 19 giugno l'Osservatorio nazionale per i diritti umani ha riportato la notizia di combattimenti in corso tra le forze curdo-siriane e l'esercito regolare.

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