Kim Jong Un

Minaccia nordcoreana

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20 Giugno Giu 2017 1840 20 giugno 2017

Nord Corea, le aperture ai turisti non devono ingannare

Il regime ha aperto ai visitatori stranieri e all'imprenditoria interna. Si può entrare coi cellulari e qualche attività è tollerata. Ma i tour come quelli della vittima americana restano sotto stretto controllo e censura.

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Non si entra facilmente in Corea del Nord: specie se si è giornalisti si è costretti a tour forzati con le guide-spie al seguito. Ma si può entrare da turisti, negli ultimi anni del regime anche con più facilità, sempre rischiando però di essere presi per spie. Il caso dello studente americano Otto Warmbier (uno dei 5 statunitensi imprigionati da Pyongyang) rilasciato in fin di vita dopo quasi un anno e mezzo di carcere duro rievoca la morte al Cairo del ricercatore italiano Giulio Regeni. Fermato, torturato e infine ucciso per il suo ruolo ritenuto sospetto.

MORTE SOSPETTA. Nel 2016 il 22enne Warmbier si trovava in Corea del Nord con una comitiva. In un Paese dove i pochi entrati di recente raccontano sia tutto ossessivamente tappezzato di immagini della dinastia dei Kim, un video l'ha immortalato in albergo mentre staccava uno striscione di propaganda: condannato a 15 anni per attività contro lo Stato, il ragazzo è finito in coma e si è spento pochi giorni dopo il rientro negli Usa. Per Pyongyang per un'intossicazione causata dal botulino e i sonniferi assunti, per i medici americani da una grave mancanza di ossigeno al cervello.

Il confine tra Cina e Corea del Nord.

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Sul corpo di Warmbier non ci sono i segni delle molte fratture per percosse e altri abusi inflitti a Regeni, ma si pensa egualmente a una tecnica di tortura. Brutta storia, per un giovane turista che, con l'ingenuità dei 20 anni, non aveva consapevolezza di doversi muovere, da americano, con più ancora cautela del dovuto. Chi vuol visitare la Corea del Nord, raggiungendo il 38esimo parallelo dall'altra parte della barricata, può farlo anche dagli Stati Uniti, solo a sud-coreani e israeliani (Pyongyang non ne riconosce lo Stato) è sbarrato l'accesso. I turisti in Corea del Nord sono ormai alcune migliaia l'anno, qualche centinaio dall'Europa.

IN TOUR DALLA CINA. Smanettando su Internet si trovano facilmente alcune agenzie, anche di occidentali trapiantati a Pechino, per prenotare pacchetti all inclusive in Corea del Nord. Una settimana, circa 1.300 euro. Un paio di giorni meno e il costo scende al migliaio di euro. La Cina confinante è uno dei canali d'ingresso per il disco verde di Pyongyang: con un tour operator registrato a Pechino o Shanghai si può chiedere e ottenere il visto con un mese di anticipo. Da lì si viaggia in treno o i – cittadini Usa ne sono obbligati – in aereo: limitazione quest'ultima che avrebbe dovuto cadere dal 2016, se con l'Amministrazione Obama e ancor di più con quella di Trump, non fossero riesplose forti tensioni con la Corea del Nord.

In Corea del Nord si può entrare anche attraverso agenzie di viaggi specializzate basate in Europa. Il visto si può chiedere anche all'ambasciata a Roma.

Online è anche possibile contattare agenzie di viaggi specializzate sulla Corea del Nord basate in Europa che, attraverso le ambasciate di Pyongyang inclusa la sede di Roma, rilasciano i visti. Dal Vecchio continente si paga qualche centinaio di euro in più che per i tour dalla Cina e, atterrati nella capitale nordcoreana, si viene scortati in gruppi da almeno due guide con le spille del “caro leader” al petto che accompagnano le comitive per tutto il viaggio. Prima ai turisti venivano sottratti i cellulari e tenuti in custodia all'aeroporto fino al rientro: da un anno è invece possibile portarli con sé e usarli.

Con Kim Jong-un qualcosa è cambiato. Dicono anche che il dittatore poco più che 30enne tolleri ancora più del padre l'imprenditoria privata: illegale, nello Stato socialista, ma esistente da anni. E che con lui al potere il Pil nazionale sia in risalita di più di un punto, per quanto qualsiasi dato economico stimato sul Paese isolato e sotto embargo sia inaffidabile. Le sanzioni internazionali restano: non si paga con carte di credito e altre transazioni finanziare, inclusi i prelievi ai bancomat. Per le rigide misure, bisogna arrivare con i contanti, ma anche i dollari e i cinesi renmimbi vengono accettati.

VISITE GUIDATE D'OBBLIGO. Le impressioni degli esploratori italiani (pochi, si contano sulla punta delle dita) della Corea del Nord sono contrastanti: dagli entusiasmi del senatore Antonio Razzi (ormai provocatoriamente di casa a Pyonyang), ai turisti nel complesso «sorpresi» di come le condizioni non siano pessime come si racconta, a qualcuno convinto di trovarsi in una «rappresentazione». Non si entra come giornalisti o lo si fa da mascherati. Sono d'obbligo le visite, con tanto deposizione dei fiori «non obbligatoria», al gigante monumento dei “cari leader” defunti Kim Il Sung e Kim Jong Il e ad altre architetture e simboli dello stalinismo totalitario.

I taxi color bronzo-verde di Pyongyang.

Un tour folcloristico, per nostalgici dell'Urss anche occidentali e americani che volano a Pyongyong in occasione delle parate del Giorno della Vittoria e della Liberazione, e per celebrare i compleanni dei dittatori. Si visitano la metro, alcune fabbriche, degli ospedali tirati a lucido. «Tutto gratuito, anche i biglietti dei trasporti», raccontano stupiti di un mondo che non c'è più «dove ognuno ha ancora la sua casa dallo Stato». La capitale è fatta di grattacieli e quartieri moderni, in periferia le abitazioni più povere ma «non di gente allo stremo come si dice in tivù». Neanche tra i contadini, o meglio tra i contadini attraversati dai tour.

KIM IDOLATRATI. Grande è l'orgoglio degli accompagnatori e delle persone incontrate sulla guerra e sulla resistenza agli Stati Uniti venuti a «dividere un popolo». Forte il dolore per il distacco dai «fratelli» sud-coreani, l'idolatria per i Kim e pure la militarizzazione al di fuori dalla capitale: nei viaggi organizzati si viene scortati lungo il 38esimo parallelo e si propongono anche giri in elicottero sopra Pyongyang. Si riparte spesso con l'immagine di una Corea del Nord di gente «laboriosa», «festosa» con gli stranieri. Non sembra il Paese peggiore al mondo, ma tante voci restano fuori dal coro. Anche nelle prigioni e nei campi di lavoro o dei dissidenti che fanno la fine del giovane Otto.

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