Come funziona app Google contatti fidati
27 Giugno Giu 2017 1151 27 giugno 2017

Google: multa di 2,42 miliardi di euro dalla Commissione europea

Big G accusata di abuso di posizione dominante. Avrebbe manipolato le ricerche a favore dei suoi servizi di shopping. È la sanzione più alta mai comminata dall'Ue per questo motivo. L'azienda verso il ricorso.

  • ...

Dalla Commissione europea arriva una stangata contro Google. L'esecutivo comunitario ha infatti deciso che Alphabet, proprietaria del motore di ricerca, dovrà pagare una maxi-multa dell'importo di 2,42 miliardi di euro, con l’accusa di aver mantenuto una posizione dominante a danno della libera concorrenza nel settore delle ricerche per lo shopping online. Si tratta della sanzione più alta mai comminata per abuso di posizione dominante dalle autorità del Vecchio Continente.

INDAGINE PARTITA SETTE ANNI FA. L'indagine contro Big G è partita sette anni fa, quando il commissario alla Concorrenza Ue era ancora Joaquin Almunia. Con l’arrivo di Margrethe Vestager il procedimento ha subìto un'accelerazione e le accuse sono state formalizzate, fino alla decisione odierna. La società sta valutando di fare ricorso in Appello contro la decisione della Commissione, chiamando a pronunciarsi la Corte di Giustizia europea. Lo ha annunciato il capo dell'ufficio legale di Google, Kent Walker.

LE PRESUNTE VIOLAZIONI DA PARTE DI GOOGLE. Ma in che modo Google avrebbe violato le norme sulle concorrenza? Secondo Bruxelles l'azienda di Mountain View è rea di mostrare nei propri risultati di ricerca, attraverso la funzionalità incorporata Google Shopping, link verso siti per gli acquisti online che pagano per essere messi in evidenza, senza dare spazio ad altri motori di ricerca dedicati esclusivamente allo shopping. Dunque, alcuni siti verrebbero favoriti «indipendentemente dai loro meriti», mentre altri verrebbero illecitamente privati di una porzione di traffico.

Una slide della Commissione europea che mostra i presunti abusi da parte di Google.

Quando gli utenti cercano un prodotto specifico da comprare su internet, Google mostra loro una serie di anteprime con prezzi e caratteristiche che rimandano direttamente al sito del venditore. Per finire in quella posizione privilegiata, i venditori pagano Google come per i normali annunci pubblicitari, mostrati in cima nella pagina dei risultati.

BIG G SI DIFENDE. Tale pratica, secondo la Commisisone europea, rappresenta un «abuso di posizione dominante» da parte di Google. L'azienda, però, ha sempre respinto le accuse, affermando che il sistema delle anteprime non sarebbe altro che un servizio in più offerto agli utenti, in modo che possano vedere subito ciò che vogliono comprare e sapere quanto costa. Spiegazioni che non hanno convinto Bruxelles.

ALGORITMI DA MODIFICARE IMMEDIATAMENTE. Adesso Google dovrà cambiare il modo in cui il suo algoritmo di ricerca classifica i siti web, in modo tale da rispettare il principio di parità di trattamento tra i propri servizi di shopping online e quelli offerti da operatori concorrenti. Se non lo farà, l'Unione europea ha stabilito di applicare sanzioni quotidiane fino al 5% del fatturato giornaliero medio dell'azienda.

POSSIBILI VERIFICHE ANCHE SU ANDROID. La Commissione europea, tra l'altro, potrebbe aprire altri procedimenti contro Google. Ad esempio sull'uso del sistema operativo Android, anche in questo caso per accertare eventuali violazioni della normativa sulla concorrenza. Il sistema operativo, installato sull’80% dei dispositivi mobili nel mondo, imporrebbe restrizioni ai produttori di smartphone e tablet, obbligandoli a pre-installare alcune applicazioni che appartengono all’universo Google come Gmail, Google Maps, Chrome.

SODDISFATTI I CONSUMATORI EUROPEI. L'Ufficio europeo delle Unioni dei consumatori (Beuc) ha espresso la propria soddisfazione: la decisione della Commissione europea di multare Google «segna una svolta» in quanto «ha confermato che i consumatori non vedono quello che è più rilevante per loro sul motore di ricerca più utilizzato al mondo, ma piuttosto quello che è meglio per Google». L'associazione si era rivolta all'Antitrust Ue per difendere il diritto dei consumatori a vedere risultati di ricerca neutrali, basati sulla qualità anziché sulle sponsorizzazioni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati