Migranti:169 su barcone,soccorsi in mare

Emergenza migranti

Macron visita soldati francesi in Mali
3 Luglio Lug 2017 1501 03 luglio 2017

Migranti, per Macron niente sbarchi e priorità al Sahel

La Francia punta tutto sulla cooperazione, dal Mali al Ciad. E chiude i porti ai libici. Mentre Merkel vuole portare a casa dal G20 gli aiuti al Continente nero. In questa partita le esigenze italiane sono marginali.

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da Bruxelles

Convincere i Paesi della costa settentrionale del Mediterraneo ad accogliere le navi dei migranti nei loro porti, mentre tutti gli sforzi delle diplomazie spagnole, francesi e pure tedesche sono per il contenimento dei flussi tramite accordi e stabilizzazione dei Paesi nordafricani e del Sahel, è una missione quasi impossibile. E in effetti appare già fallita: nel comunicato seguito al vertice di Parigi, la questione è stata derubricata, ridotta a un protocollo di comportamento per le Ong. C'è l'impegno ad accelerare su rimpatri e relocation: a metà aprile la Germania era ferma al 13%, la Spagna al 10, la Francia al 16, al 5 se consideriamo i profughi provenienti dall'Italia, ma contemporaneamente all'interno dei nostri confini le operazioni di registrazione vanno talmente a rilento che a metà aprile i profughi "ricollocabili" si fermavano a 3.500.

PIÙ FONDI PER LA COOPERAZIONE. Berlino e Parigi sono pronte a sostenere un aumento dei fondi per la cooperazione - a guida italiana - con la guardia costiera libica e tutti gli interventi che l'Alto rappresentante per gli affari Esteri e della Sicurezza dell'Unione europea, Federica Mogherini, ha già avviato. Ma c'è soprattutto l'idea di portare a Tallin, al vertice informale dei responsabili degli Affari interni dei 27 Stati Ue, delle «opzioni concrete da mettere in pratica per rafforzare i controlli alla frontiera meridionale della Libia con lo scopo di arginare i flussi migratori irregolari in stretta coordinazione con i Paesi vicini alla Libia». È qui, allargando lo sguardo, che si possono cogliere le priorità di Angela Merkel ed Emmanuel Macron.

Il comunicato dei ministri dell'Interno a seguito del vertice di Parigi.

Mentre il suo ministro degli Interni accoglieva gli omologhi tedesco e italiano a Parigi, monsieur le président volava assieme al responsabile degli Esteri (e dell'Europa), Yves Le Drian, al battesimo della nuova Forza congiunta del G5. Dove cinque sta per i Paesi del Sahel, il deserto poroso che attraversa tutto il Nord Africa, divenuto dopo la caduta di Muammar Gheddafi il terreno di coltura di traffici illeciti e gruppi terroristici jihadisti.

UN'AGENZIA DEDICATA. La presenza di Macron a Bamako era strategica per la République. La Francia è impegnata militarmente nella regione dal 2013 in una lotta al terrore che non sta dando i frutti sperati. E che anzi negli ultimi mesi ha visto la situazione deteriorarsi progressivamente. Tanto da assorbire, come ha sottolineato lo stesso Macron, ormai la metà del bilancio francese per cooperazione, sicurezza e difesa. Il leader francese ha rinnovato il suo impegno anche nel supporto ai combattimenti, invio di materiale militare. Ma soprattutto ha celebrato l'inizio di una cooperazione che nei suoi progetti dovrebbe portare a una maggiore autonomia in termini di sicurezza e stabilità regionale. Oltre al piano militare - tre aree di azione e di controllo delle frontiere, tra cui qella di Niger e Ciad confinanti con la Libia - Macron ha annunciato anche la creazione di un'agenzia per lo sviluppo regionale che dovrebbe occuparsi di crescita economica e rafforzamento delle istituzioni.

GLI INTERESSI DI BERLINO. La questione non sta a cuore solo a lui, ma anche all'Unione europea, prima finanziatrice del nuovo progetto con 50 milioni di euro, circa il 10% dei costi complessivi. E anche ad Angela Merkel: la Germania degli investimenti facili e della lungimiranza nell'affrontare la crisi migratoria è desiderosa di fare del G20 da lei presieduto un punto di svolta nei rapporti e nei finaziamenti all'Africa, a cui sarà dedicata una sessione ad hoc sulle quattro previste. E dietro c'è soprattutto la volontà di arginare la crisi dei migranti all'origine.

La prima operazione francese in Sahel sotto la presidenza di François Hollande.

L'obiettivo dei primi "inter pares" però non è semplice. Merkel potrebbe fare fatica a raccogliere endorsement per il suo piano africano, così come è successo a Macron. Nel Consiglio di sicurezza dell'Onu, la nuova forza di cooperazione militare nel Sahel è stata riconosciuta ma non ha ottenuto un mandato formale. Il motivo? Gli Stati Uniti, supportati dalla Gran Bretagna, primi contributori della missione Onu già operativa nella regione, non hanno intenzione di mettere altri fondi. L'Unione europea dunque è sempre più sola e sempre più urgente è la gestione complessiva dei rapporti con gli Stati della regione.

IN CERCA DI SOSTEGNO FINANZIARIO. Alcuni come il Ciad hanno peraltro già fatto capire che l'impegno militare su più fronti è difficile da affrontare. Tanto che Macron ha dichiarato esplicitamente di sperare nel sostegno finanziario di Germania e altri Paesi europei, in particolare Belgio e Olanda. L'Italia per ora non è stata nominata. Ma Roma è già impegnata nel coordinamento di tutte le operazioni Ue in Libia, quella sul controllo dei trafficanti in mare, ma anche quella per il rafforzamento della sicurezza del confine meridionale, il cui quartiere generale è a Tunisi. Alle prese con questa ampia e ambiziosa partita, Parigi ci ha lasciato spazio a Tripoli e anche per questo non ha remore a negare i suoi porti a migranti che arrivano dalla Libia.

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