Migranti: scontro Juncker-Tajani
4 Luglio Lug 2017 1308 04 luglio 2017

Dietro lo sfogo di Juncker: un parlamento troppo franco-tedesco

L'attacco contro gli eurodeputati assenti a Strasburgo è tutto istituzionale. E mostra l'irritazione di una Commissione stufa di prendersi solo critiche. Mentre l'attenzione va alle potenze leader: Parigi e Berlino.

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da Bruxelles

Lo si potrebbe chiedere a Renato Soru, l’ex governatore della Sardegna divenuto europarlamentare e terzultimo su 751 eurodeputati per presenze ai voti, se le critiche del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker sono corrette. Ma forse il suo collega di partito e di gruppo (socialisti e democratici) Nicola Caputo, classificato primo per presenze al voto all’Euroassemblea, non condividerebbe la stessa opinione.

UN'ASSEMBLEA PER CINQUE GIORNI AL MESE. L’Aula di Strasburgo, già abbastanza sotto tiro visto che viene utilizzata meno che a mezzo servizio, appena cinque giorni al mese con centinaia e centinaia di persone che tra parlamentari, assistenti e consiglieri si spostano tra Bruxelles e la città francese per la plenaria, si riempie sicuramente più di un parlamento italiano al momento del voto, per poi svuotarsi spesso nei dibattiti. Qualcuno lo considererà fisiologico tra le tante attività, in primis le riunioni di gruppi politici, in agenda. Ma quel durissimo «siete ridicoli!» lanciato lì e ripetuto dal presidente della Commissione europea sembrava dire anche altro.

L'europarlamento rivendica, e giustamente, di essere la grande istituzione democratica dell'Unione europea: chiede più potere, più spazio, nel sistema a tre delle istituzioni in cui alla fine il meccanismo intergovernativo del Consiglio, dove si riuniscono i ministri degli Stati membri, ha sempre l'ultima parola. E dove i veti incrociati e le difficili geometrie diplomatiche rallentanto costantemente la volontà di progredire su soluzioni condividise di eurodeputati e Commissione.

UNIONE NON CONSIDERATA NEL SUO INSIEME. E così, risoluzione dopo risoluzione, non si contano gli appelli dell'Assemblea alla Commissione per intervenire e mettere una pezza a quello che in Consiglio non si fa. In virtù di quello che ha ricordato Antonio Tajani: e cioè che è il parlamento a «controllare la Commissione». Ma Juncker ha rimproverato gli eurodeputati di essere caduti negli stessi errori che loro stessi di solito sottolineano: considerare l'Europa degli Stati leader, Francia e Germania, e non l'Unione europea nel suo insieme.

«CON MERKEL O MACRON CI SAREBBE IL PIENONE». Il dibattito disertato verteva sui risultati della presidenza maltese: un bilancio alla fine del semestre. Sulla carta un momento importante per il meccanismo dell'Unione, perché è la presidenza semestrale a definire priorità politiche e coordinare il lavoro diplomatico tra gli Stati. Juncker ha attaccato con franchezza: «Se il premier maltese fosse stato Angela Merkel, improbabile, o Emmanuel Macron, più probabile, l'Aula sarebbe stata piena».

Gli europarlamentari più assenti alle votazioni...

... e quelli più presenti.

Del resto una prova dell'attenzione verso il motore franco-tedesco lo aveva avuto lui stesso alla fine del Consiglio del 22 e 23 giugno 2017, quando mentre pochi giornalisti ascoltavano lui e il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk nella sala delle conferenze stampa del Justus Lipsius, una folla si accalcava riempiendo ogni metro quadro nella stanza della conferenza congiunta di Merkel e Macron.

DIFFICILE PER I CITTADINI TROVARE I RESPONSABILI. Tutto nella norma, considerato che si trattava dell'entrata in scena della nuova coppia sul palcoscenico dell'Unione. Ma questa volta, nel vuoto di quei 30 deputati, il presidente non è riuscito a trattenere la sua stizza. Totalmente irrituale, e segno di una grande irritazione di una Commissione che si ritrova spesso additata come unico responsabile dei problemi europei, tra un europarlamento eletto direttamente e un sistema intergovernativo che per i cittadini è ancora difficile da individuare come responsabile delle scelte.

ADESSO GLI EURODEPUTATI DOVRANNO SPIEGARE. E a poco servono le rassicurazioni del presidente Tajani dopo aver visto Juncker: «Incidente chiuso». Ci penseranno gli eurodeputati a spiegare le loro ragioni nella abituale settimana mensile dedicata al lavoro politico sul territorio e fissata giusto a fine luglio.

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