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L'America di Trump

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TRUMPERIE 5 Luglio Lug 2017 1125 05 luglio 2017

«All men are created equal» tranne Trump e i suoi sodali

La frase scritta il 4 luglio 1776 nella Dichiarazione di Indipendenza è quanto di più lontano ci possa essere dal presidente. La cui arroganza ha contagiato anche i collaboratori. Ultimo in ordine di tempo il governatore Christie.

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Il 4 luglio del 1776 a Philadelphia si scriveva la Dichiarazione d’Indipendenza, il documento più importante degli Stati Uniti, in cui si dichiarava guerra al Regno Unito. La frase che rimane ancora oggi simbolo di questa Nazione venne scritta in quell’occasione da Thomas Jefferson: All men are created equal. In un certo senso, Jefferson gettava le fondamenta della democrazia americana. A dire il vero questa dichiarazione, che eppure era così rivoluzionaria, non mi ha mai convinto fino in fondo: prima di tutto Jefferson e i suoi colleghi che con lui hanno stilato il famoso documento erano padroni di schiavi, per cui all men are created equal tranne quelli incatenati che loro compravano al mercato.

ALL MEN ARE CREATED EQUAL 241 ANNI DOPO. Poi c’è la parola men: certo, il 1776 non era l’anno in cui nacque il politically correct, ma insomma, anche Jefferson avrà avuto una mamma, no? Infine c’è quel verbo lì, created, che tanto puzza di religione e mi spiazza, anche se, qui in America, ha il suo senso: sui dollari c’è ancora la frase In God we trust, e ogni mattina i bambini di tutta la Nazione si alzano in piedi, mettono la loro manina sul cuore e recitano The pledge of allieagiance, in cui giurano fedeltà alla bandiera: «One Nation under God, indivisible, with liberty and justice for all». E siamo nel 2017. A parte questo, all men are created equal sembra essere senz’altro uno spunto interessante quando si decide di formare una Nazione.

Il problema è che, malgrado la schiavitù sia stata per la maggior parte dei casi debellata, non tutti gli uomini (e le donne) sono uguali. Trump è l’esempio in persona dell’incongruenza dell’America contemporanea e la sua vittoria alla Casa Bianca marca ancora più chiaramente il gap, che lui intende allargare ulteriormente, fra i ricchi e i poveri, fra i bianchi e i neri, fra gli uomini e le donne, fra i cristiani e i musulmani, fra i democratici e i repubblicani. Lui rappresenta la ricchezza tra le più volgari che ci siano, con i suoi grattacieli d’oro e i suoi miliardi e non può certamente immedesimarsi con i minatori dell’Ohio, per esempio, o con chi non può neanche permettersi l’assistenza sanitaria. Trump sta distruggendo con un martello pneumatico il pilastro di questa nazione a botte di dichiarazioni e tweet vendicativi contro l’informazione, impulsivi, violenti e volgari che spara senza pensarci. Non solo: Trump dà il permesso di essere arroganti anche ai politici che lo appoggiano.

STATO IN SHUTDOWN, MA NON PER TUTTI. L’ultimo esempio è della settimana scorsa. Chris Christie è il governatore del New Jersey che si era candidato alla presidenza e che su Trump ne disse di tutti i colori fino a quando annusò una possibile vittoria del tycoon e volle diventare il suo più intimo collaboratore, senza peraltro riuscirci. Non riuscendo a trovare un accordo sul budget, lo Stato è andato in shutdown, cioè tutto ciò che è gestito dall'amministrazione locale si è bloccato, compresi spiagge e parchi pubblici. Christie, che ha festeggiato il 4 di luglio con l’orgoglio americano, si è fatto fotografare con la sua famiglia sulla spiaggia che per gli altri era chiusa, come a ricordarci che lui fa quello che vuole, quando vuole e come vuole. Un esempio di "superiorità" che ha certamente imparato da Trump, perché all men are created equal, ma alcuni sono un po’ più equal di altri.

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