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5 Luglio Lug 2017 1621 05 luglio 2017

L'accordo di libero scambio Ue-Giappone? Un regalo di Trump

Porta chiusa degli Stati Uniti a Europa e Paesi del Pacifico. Così Bruxelles e Tokyo hanno siglato l'intesa. Che può portare a un +180% dell'export agroalimentare Ue. Automotive, dazi, commercio: cosa cambia.

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Il parmigiano e altri 204 prodotti di indicazione geografica protetta made in Ue saranno duty free, le auto giapponesi ed europee seguiranno standard comuni per misure di sicurezza e performance e le barriere tariffarie nel settore dell'automotive e dell'agroalimentare scompariranno nell'arco di 15 anni. Il 5 luglio il Giappone e l'Unione europea hanno trovato un'intesa politica sulla creazione di un'area di libero di scambio più ampia di quella del Nafta (l'accordo tra Stati Uniti, Canada e Messico) per peso dei flussi commerciali.

A DICEMBRE 2016 ANCORA IN ALTO MARE. E pensare che ancora a dicembre, dopo cinque anni e mezzo dal lancio dei negoziati, 17 round di trattative e 40 incontri solo nel 2016 tra Commissione e governi europei, la trattativa tra Tokyo e Bruxelles era ancora in alto mare. «Dal nostro punto di vista non era positiva», spiegano oggi funzionari dell'Ue, poi però qualcosa è cambiato «probabilmente anche a causa del deterioramento del clima internazionale sugli investimenti».

Jean-Claude Juncker, Shinzo Abe, Paolo Gentiloni e Emmanuel Macron al G20 di Taormina.

A marzo 2017, con gli Stati Uniti intenti a picconare sia il trattato con l'Unione sia quello con i Paesi del Pacifico, il premier nipponico Shinzo Abe ha incontrato i leader della Commissione e del Consiglio Ue, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk e, osservano le fonti Ue, il mandato si è trasformato da «fate un buon accordo, il più presto possibile» in «chiudetelo adesso».

CONTRO VALORE PER L'UE DI 10 MILIARDI. L'accelerazione condivisa ha portato a un'intesa che secondo le previsioni di Bruxelles farà crescere l'export europeo di prodotti alimentari verso il Sol Levante tra il 170% e il 180%, per un contro valore di circa 10 miliardi, tra il 4 e il 22% per i prodotti del settore chimico, tra l’1 e il 16% l'export di macchinari elettrici: un grande successo, insomma, di Donald Trump.

Per anni Europa e Giappone, il nostro sesto partner commerciale a livello globale, si sono consumate in un contenzioso sulle tariffe doganali. Da una parte quelle sull'automotive nipponico, dall'altra quelle sui prodotti agroalimentari e caseari europei. L'intesa trovata adesso prevede di cancellare le prime in sette anni, le seconde in 15.

AUTO, STANDARD COMUNI SULLA SICUREZZA. In entrambi i settori, poi, Giappone e Ue procederanno a una cooperazione stretta dal punto di vista dei regolamenti. Che nel caso dell'agrifood, spiegano alti funzionari europei, dove si litigava su additivi e simili, amplierà la base scientifica e quindi il rigore delle decisioni. Nel settore dell'automotive, invece, dove i colossi nipponici hanno una partita importante da giocarsi, si è arrivati alla definzione di standard comuni su sicurezza e performance delle vetture.

RISPARMI EUROPEI NELLA COMPONENTISTICA. E così se il mercato europeo sarà più aperto a Toyota e Nissan, le imprese Ue che producono componentistica per le case giapponesi risparmieranno i costi aggiuntivi pagati finora per adattarsi agli standard, che riguardino i motori a idrogeno o la tracciabilità dei veicoli, imposti da Tokyo.

Il Giappone non ha ceduto sulla liberalizzazione delle sue ferrovie, ma nei servizi le trattative tra due aree economiche altamente sviluppate sono state semplici

La speranza dei negoziatori è di imporre la convenzione giappo-europea anche in quei Paesi in cui uno dei due o entrambi hanno un ampio mercato. Tokyo e Bruxelles inoltre si sono impegnate reciprocamente per scrivere insieme anche gli standard futuri. Certo, il Giappone non ha ceduto sulla liberalizzazione delle sue ferrovie, ma in altri settori come quello dei servizi le trattative tra due aree economiche altamente sviluppate sono state relativamente semplici.

INTESA ANCHE SU PICCOLE E MEDIE IMPRESE. Principi comuni sono stati trovati anche sulla governance delle imprese, sulla regolamentazione di acquisizioni e fusioni e sull'accessibilità e trasparenza degli acquisti, sulla proprietà intellettuale e su un protocollo per favorire la partecipazione al commercio delle piccole e medie imprese. L’accordo, dichiarano le fonti delle istituzioni europee, dovrebbe coprire il 99% delle aree di scambio.

UN MESSAGGIO POLITICO ANDAVA INVIATO. Resta fuori però il pacchetto sugli investimenti: l'intesa non è stata trovata. Ma in ogni caso i negoziati non sono chiusi: la scadenza resta l'inizio del 2018 e ci vorranno comunque mesi per redigere i testi. Quello che verrà annunciato il 6 luglio sarà un accordo politico, probabilmente perché un messaggio politico andava inviato. Un segnale potente, come lo ha definito una fonte diplomatica Ue, contro il protezionismo. Ma non solo.

Oltre alla partnership economica, ce n'è una strategica che include una collaborazione in settori di frontiera, dalla cyber security fino al disaster management dove l'Europa ha molto da imparare

L'intesa non a caso è composta di due parti distinte. Oltre all'accordo economico, c'è infatti una partnership strategica tutta proiettata al futuro: include la collaborazione concreta in settori di frontiera, dalla cyber security fino al cosiddetto disaster management (gestione di disastri e catastrofi) dove l’Europa ha molto da imparare, la cooperazione in materia di sicurezza e soprattutto la condivisione di valori e principi da sostenere insieme sullo scena globale.

ACCORDO «NON SOLO SUL COMMERCIO». Per esempio Europa e Giappone prenderanno insieme nuovi impegni sul cambiamento climatico, a partire da standard comuni sulle emissioni delle auto. E nell'incontro del 6 luglio il primo ministro Abe e i leader Ue proporranno una visione comune sulle sfide internazionali fatta di sostegno «a un commercio libero e equo», alle «istituzioni multinazionali» e ai «valori liberali». «L’accordo», concludono i funzionari Ue, «è sul commercio, ma non si tratta solo di commercio».

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