Trump Vittoria

L'America di Trump

Mano Trump
7 Luglio Lug 2017 1726 07 luglio 2017

Trump, fenomenologia delle strette di mano coi leader mondiali

Cordiale con Putin. Teatrale con Merkel. Minacciosa con Abe. Il presidente americano ha reso un semplice gesto specchio della sua linea politica. Breve analisi dei faccia a faccia più emblematici.

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L'incontro dell'anno, il faccia a faccia tra Donald Trump e Vladimir Putin, è iniziato sotto la lente d'ingrandimento di tutto il mondo - in attesa di capire come si sarebbe comportato il tycoon con l'omologo russo - e si è concluso dopo più di due ore. Da programma sarebbe dovuto durare 30-40 minuti. Trump è arrivato ad Amburgo accompagnato da un dilemma: mostrarsi amichevole e subire gli attacchi di chi considera Putin l'autore di un'offensiva alla democrazia americana o fare il duro e rischiare di compromettere il disgelo che aveva promesso in campagna elettorale. Dalle poche dichiarazioni rilasciate dopo il faccia a faccia (ma soprattutto dal linguaggio del corpo e della cerimonia) è risultato chiaro che il tycoon ha scelto la prima strada. Secondo il segretario di Stato Rex Tillerson, presente all'incontro, i due hanno «parlato a lungo della possibile interferenza russa nelle elezioni», sebbene non sia stato precisato in quali termini.

1. Putin: l'incontro dell'anno con l'amico/nemico

L'avvio del colloquio è stato amichevole, con pacche sulle spalle e grandi sorrisi. Il commander in chief ha scelto la strada della cordialità, con tutti i rischi del caso e le conseguenze che lo attendono in patria. Un eccesso di sintonia è infatti un assist ai suoi oppositori (molti anche tra i repubblicani), pronti ad accusarlo di complicità con un nemico dell'America. «È un onore incontrarla», ha detto Trump all'inizio stringendo la mano di Putin, «spero che il meeting di oggi produca risultati positivi. Non vedo l'ora che accadano un sacco di cose positive per gli Usa e per la Russia».

PERSINO UNA PACCA SULLE SPALLE. Nel backstage del G20 The Donald si era addirittura spinto a una pacca sulle spalle. Le oltre due ore di incontro sono avvenute in un'«atmosfera costruttiva», come ha sottolineato il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov: «Entrambi i presidenti hanno dimostrato di voler trovare soluzioni ai problemi fra i due Paesi e anche in tutto il mondo, è stato un incontro prettamente politico».

RUOLO DOMINANTE CONTRO "ARMA". Gli esperti di body language non hanno dubbi: tra i due c'è chimica, come ha confermato poi anche da Tillerson. Basta guardare proprio la prima stretta di mano che è stata calorosa, con reciproci sorrisi e scambi di piacevolezze non ancora decifrati dagli esperti di labiale. Secondo gli addetti ai lavori, Trump ha voluto però mettere il sigillo del suo ruolo dominante con la sua tipica stretta a doppia mandata, allungando il braccio sinistro su quello dell'interlocutore per stringerlo in una morsa che denota la superiorità. L'ex capo degli 007 russi ha risposto però puntandogli il dito, che nel linguaggio del corpo equivale a un'arma.

THE DONALD È STATO PIÙ RILASSATO. Nel primo round comunque vittoria ai punti per Trump, che è sembrato anche più informale e rilassato. Idem nel secondo, quando entrambi hanno rilasciato brevi dichiarazioni alla stampa prima del bilaterale. Trump ha preso la parola per primo e per primo ha sollecitato la stretta di mano, invitando poi Putin a dire la sua, come se fosse un ospite. CORDIALE.

2. Merkel: una non-stretta che dice tutto

Con la teatralità che contraddistingue qualsiasi sua azione, Trump ha reso le strette di mano con i leader mondiali un filtro per analizzare le sue linee guida in politica estera. Ad aver fatto più scalpore è stata in realtà una non-stretta, quella mano che il tycoon ha rifiutato alla cancelliera tedesca Angela Merkel in visita alla Casa Bianca. L'incontro con la più importante leader europea ha reso chiaro una volta per tutte che l'atteggiamento di Washington con il Vecchio continente era cambiato in maniera radicale. BULLO.

3. Macron: un gesto «per nulla innocente»

A "vendicare" la cancelliera è stato il neoeletto presidente francese Emmanuel Macron. Quello che dovrebbe essere un semplice gesto di cortesia si è tramutato in una prova di forza tra il nazionalista americano e il campione europeista. La stretta di mano è durata un tempo interminabile rispetto al protocollo: i due non si mollano, stringono e stringono, le nocche bianche, i volti in un sorriso tirato con Trump che tenta per due volte di togliere la mano dalla stretta fin troppo convinta dell'interlocutore. È stato lo stesso Macron, in un’intervista a Le Journal de Dimanche, ad ammettere che lo spettacolo «non è stato innocente». SOTTOMESSO.

4. Abe: l'alleato messo in guardia

La stretta del presidente americano ha fatto anche delle "vittime". Il premier giapponese Shinzo Abe, accolto alla Casa Bianca, ha dovuto subire oltre 20 secondi di hand shaking del tycoon. La mano di Abe nelle immagini è apparsa a un certo punto quasi senza forze: eloquente l'espressione di sollievo sul volto del leader nipponico, una volta liberatosi dalla morsa. Abe è stato il secondo leader mondiale a essere accolto da Trump, che in campagna elettorale ha più volte attaccato i tradizionali alleati accusandoli di sfruttare gli aiuti dell'America senza dare niente in cambio. MINACCIOSO.

5. Salman: quella danza per brindare agli affari

Nel suo primo viaggio all'estero da presidente, Trump ha scelto come tappa iniziale Riad. Una decisione che ha detto molto del tipo di politica estera che la Casa Bianca ha intenzione di seguire in Medio Oriente. Ma forse ancor più significativa è stata la fisicità dell'incontro con il sovrano della più ricca nazione sunnita: re Salman. Durante la festa in onore del tycoon, si è andati oltre la stretta di mano. Trump e i suoi ministri si sono lanciati in una danza tradizionale con i principi sauditi, a suggello della rinnovata alleanza. Poco dopo la partenza di Trump, Salman si è sentito forte di un supporto incondizionato e ha dato il via all'embargo contro il Qatar scatenando una crisi diplomatica senza precedenti. Poco è importato al magnate, che durante la visita era riuscito a vendere 100 miliardi di dollari in armi al Reame. AFFARISTA.

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