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VERTICE 8 Luglio Lug 2017 1120 08 luglio 2017

G20, intesa sul commercio ma non sui migranti

Sottoscritto un compromesso per arginare il protezionismo. Sul clima l'accordo di Parigi viene definito «irreversibile», ma gli Usa restano fuori. Cina e Russia fanno saltare le sanzioni ai trafficanti di uomini.

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I "grandi" del mondo hanno difeso l'accordo sul clima di Parigi. In un vertice che non ha prodotto risultati «scoppiettanti», per dirla con Paolo Gentiloni, Angela Merkel ha avuto però il merito di aver evitato che il ritiro degli Stati Uniti dall'intesa per combattere il riscaldamento globale aprisse una via di fuga anche per altri Paesi. E ha isolato Donald Trump «chiamando il dissenso per nome», come più volte annunciato.

Nel comunicato finale del G20 è scritto nero su bianco che l'intesa di Parigi è «irreversibile». C'è anche un action plan, in allegato, per definire la «veloce realizzazione» degli obiettivi da raggiungere nel contrasto ai cambiamenti climatici. Sul secondo nodo del summit, inoltre, si è trovato un compromesso. Da una parte il riconoscimento del libero commercio, con l'impegno contro il protezionismo. Dall'altra il riferimento alle «pratiche di commercio sleale», che dà spazio a «legittimi strumenti di difesa». Un elemento che lascia aperte molte possibilità, costituendo un possibile terreno fertile per futuri scontri, anche sui dazi.

ITALIA ISOLATA SUI MIGRANTI. Troppo poco, invece, è stato concluso sui migranti, dossier che interessava molto all'Italia. Gentiloni ha difeso la battaglia del nostro Paese per una maggiore solidarietà da parte dell'Ue. E ha definito a tal propostio «assolutamente ragionevole» la posizione espressa il 7 luglio dal segretario del Pd Matteo Renzi, contenuta nel suo libro Avanti e finita sui social network per mezzo di una card che ha fatto molto discutere (aiutare «davvero» i migranti «a casa loro»).

NUOVO VERTICE SUL CLIMA IL 12 DICEMBRE A PARIGI. Tornando al clima, in cambio della dichiarazione sull'«irreversibilità» dell'accordo di Parigi Donald Trump ha preteso di inserire un riferimento ai combustibili fossili. Gli Usa, si legge, «si impegneranno a lavorare a stretto contatto con altri Paesi per aiutarli ad accedere e utilizzare i combustibili fossili in modo più pulito ed efficiente». Ma tra i corridoi di Amburgo si sussurra che Washington avrebbe inteso le trattative del G20 come un momento importante per «costruire ponti e per rientrare, un domani, nell'accordo sul clima». Un'ipotesi che vede ottimista Theresa May, ma non la cancelliera Angela Merkel. In questo quadro Emmanuel Macron ha annunciato un nuovo vertice sul clima a Parigi, che si terrà il prossimo 12 dicembre.

Sui migranti, invece, è saltata persino la proposta del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, che chiedeva di imporre sanzioni Onu ai trafficanti di uomini. Sono state Cina e Russia a impedire di inserirla nel documento finale. Il comunicato sottolinea, invece, «il diritto sovrano degli Stati di gestire e controllare i loro confini e stabilire politiche» nell'interesse della sicurezza nazionale. Invita però anche a mettere in campo «sforzi globali e azioni coordinate» nei confronti «sia dei rifugiati che dei migranti economici». Una precisazione che Gentiloni non ha mancato di sottolineare.

STALLO ANCHE SULL'ACCIAIO. Sui temi economico-finanziari, il G20 si impegna a sostenere Basilea 3, a promuovere la digitalizzazione per favorire il mercato del lavoro e ad ampliare i benefici della globalizzazione: tutti devono coglierne le opportunità. Sul tema delicato dell'acciaio, l'unico passo avanti è l'appello al global forum ad adempiere ai suoi «obblighi relativamente a un migliore scambio di informazioni e a una collaborazione rafforzata entro agosto 2017, e ad elaborare velocemente soluzioni alla questione della iperproduzione entro novembre».

VERTICE ALLARGATO ALL'AFRICA. Il G20 di Amburgo è stato anche il summit che ha ospitato il vertice con l'Africa. Uno strumento ispirato per la verità in Italia, che sta particolarmente a cuore alla padrona di casa: l'idea è quella di rendere attraenti i Paesi dell'Unione africana per gli investimenti privati stranieri. «Anche questo significa che l'Europa deve prendere il destino nelle sue mani», ha ribadito Merkel, citando le parole del celebre discorso del tendone della birra in cui ha 'scaricato' Trump. Una citazione densa di significati.

La tregua in Siria concordata da Russia e Stati Uniti

A margine del G20, un bilaterale tra Vladimir Putin e Donald Trump ha portato a concordare una tregua nel sud-ovest della Siria, a partire dal 9 luglio. Coinvolti nell'accordo anche Israele e Giordania, il che fa sperare che questa volta possa essere ottenuto un congelamento dei combattimenti per un tempo prolungato.

CESSATE IL FUOCO A PARTIRE DALLE ORE 12. Il cessate il fuoco è previsto a partire dalle ore 12 di lunedì ora locale (le 11 in Italia) nelle province di Quneitra, Daraa e Sweida, a ridosso dei confini con i territori israeliano e giordano, dove si fronteggiano gruppi armati jihadisti, forze dell'opposizione sostenute dagli Usa e da Amman ed esercito siriano, appoggiato da milizie sciite libanesi Hezbollah, con la supervisione dei Pasdaran iraniani.

PUTIN: «USA DIVENTATI PIÙ PRAGMATICI». Putin ha detto che l'accordo è stato reso possibile da un «cambiamento nell'atteggiamento degli Stati Uniti, diventato più pragmatico». Ma Trump sembra aver ottenuto un risultato che gli stava particolarmente a cuore, perché il cessate il fuoco consentirebbe di impedire l'avanzata delle milizie filo-iraniane e quindi il rafforzamento di quel 'corridoio sciita' da Teheran fino al confine israelo-giordano che negli ultimi mesi - in concomitanza con lo sfaldamento del Califfato dell'Isis - sembra la più grande preoccupazione dello Stato ebraico, della Giordania e del loro alleato americano.

IL RUOLO DELLA GIORDANIA. Putin ha ammesso che Israele è stato consultato per il raggiungimento dell'intesa. Mentre il portavoce del governo giordano, Mohammad al Momani, ha fatto notare che l'accordo è stato concluso dopo lunghe trattative tra inviati russi e americani svoltesi proprio ad Amman. La Giordania, che sostiene con forza gruppi anti-governativi nel sud della Siria per proteggere i suoi confini dall'avanzata di formazioni alleate di Teheran, fa notare che nelle ultime settimane milizie sciite avevano ammassato una grande quantità di truppe nei pressi di Daraa.

COME VERRÀ APPLICATA LA TREGUA? Non è chiaro, tuttavia, quali siano i meccanismi previsti per l'applicazione della tregua. In particolare se saranno schierate truppe russe, un'ipotesi avanzata da Mosca ma non confermata da Washington. La Giordania ha sottolineato che non invierà propri soldati. Il sud-ovest della Siria era una delle quattro aree di 'de-escalation' previste da un accordo raggiunto in maggio ad Astana da Russia, Turchia e Iran, in gran parte non applicato. «Sosteniamo questa nuova intesa, ma temiamo che il regime siriano non onorerà i suoi impegni, come ha fatto in passato», ha detto alle agenzie internazionali un leader dei ribelli nella regione.

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