Qatar, 'ricevute risposte a richieste'
DIPLOMATICAMENTE 10 Luglio Lug 2017 1200 10 luglio 2017

Il Qatar può essere la vittima sacrificale del conflitto sunnita-sciita

I segnali che arrivano dal fronte diplomatico sono tutto fuorché rassicuranti. E Doha rischia di pagare un prezzo altissimo, anche in termini di ambizioni finanziario-sportive.

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Nello straziato panorama del Medio Oriente non si avvertiva proprio la necessità di un ulteriore fattore di criticità, per di più nel momento in cui la forza militare del sedicente Califfato inaugurato tre anni fa sembra finalmente ridotta i minimi termini in Iraq e sta volgendo al suo tramonto in Siria e l’Arabia Saudita ha esibito al ritrovato alleato americano un imponente schieramento di Paesi arabi e islamici puntato contro il terrorismo ma anche contro l’Iran accusato di continuare a portare avanti una politica regionale destabilizzante. Mi riferisco al violento strappo prodottosi all’interno del Consiglio generale del Golfo con la decisione di Arabia, Emirati ed Egitto, tra gli altri, di rompere le relazioni diplomatiche con il Qatar e di isolarlo via terra, mare e cielo.

RICHIESTE INACCETTABILI. Le motivazioni di questo gesto - il sostegno anche finanziario al terrorismo e l’impropria vicinanza con l’Iran – sono state ampiamente pubblicizzate e corredate di puntuali richiami alla dura reprimenda diretta al Qatar nel 2014 per ragioni analoghe; così come sono note le 13 richieste avanzate dal quartetto a questo Paese per aprire la strada a una possibile normalizzazione dei rapporti. Richieste obiettivamente inaccettabili in se stesse e rese comunque tali dopo che sono diventate di dominio pubblico, ma chiaramente indicative della determinazione dei richiedenti di imporre un’umiliante andata a Canossa dell’eccentrico Qatar.

Pensiamo a titolo esemplificativo alla richiesta di: cessare ogni relazione con gruppi “estremisti” quali la Fratellanza musulmana, l’Isis, Al Qaeda, Hayat Tahrir al-Sham (già Nusra Front, al Qaeda siriana) e Hezbollah; espellere Qaradawi, il leader spirituale della Fratellanza; espellere I membri della Guardia rivoluzionaria iraniana, eliminare la cooperazione militare e di intelligence con Teheran e limitare i rapporti con quel Paese col quale condivide lo sfruttamento di un gigantesco giacimento di gas scoperto negli Anni 70 e che ha subito offerto agibilità marittima e aerea a un Qatar altrimenti chiuso in un soffocante isolamento; fermare la cooperazione militare con la Turchia (grande sostenitrice della Fratellanza), il cui parlamento ha approvato lo schieramento di 5 mila soldati nella base militare turca in costanza della rottura delle relazioni diplomatiche col Qatar; chiudere Al Jazeera, grandiosa bandiera del soft power conquistato dal Qatar, che tra l’altro, proprio in quelle ore ha pubblicato un articolo (edizione araba) inneggiante alla Fratellanza quale forza islamista destinata a rovesciare i regimi autoritari del Medio Oriente.

SEGNALI NEGATIVI. E pensiamo al tempo concesso al Qatar per adeguarvisi: 10 giorni, una scadenza provocatoria nella sua brevità; un tempo da resa incondizionata, anche se da una parte e dall’altra era parso insinuarsi il richiamo all’importanza del dialogo. Richiamo che ha verosimilmente indotto il Kuwait, auto-designatosi nel ruolo di mediatore, a chiedere e ottenere dal quartetto una proroga di 48 ore, troppo poche per far affiorare uno spunto costruttivo. Forse sperava che il moltiplicarsi degli appelli internazionali ad abbassare i toni della disputa, da ultimo dello stesso Donald Trump, ben consapevole del fatto che il Qatar ospita la base aerea americana di Al Udeid dopo che, ironia della sorte, Riad vi si era opposta. Ma i segnali che sono venuti dai protagonisti non lasciavano sperare in nulla di positivo.

MISURE DI RITORSIONE. Significativo al riguardo il fatto che il ministro degli Esteri saudita Jubeir, nell’incontrare il collega tedesco Gabriel, abbia tenuto a sottolineare come le 13 richieste rivolte al Qatar ricalcassero in larga misura, come detto sopra, quelle già poste e accolte dall’Emiro Tamin al Thani nel 2014 e la circostanza che nelle stesse ore trovassero le indiscrezioni sulla possibile adozione di ulteriori misure di ritorsione nei riguardi del Qatar, quali il ritiro dei depositi e i prestiti interbancari dagli istituti di credito qatarini, il congelamento dell’operatività delle loro filiali nei quattro Paesi boicottanti e forse anche i loro investimenti in Europa e negli Usa. Indiscrezioni che si sono andate accompagnando al diffondersi di malcelate preoccupazioni delle società in corsa per o già assegnatari di commesse per la realizzazione delle opere necessarie per l’organizzazione del campionato mondiale di calcio del 2022.

Insomma, lo spauracchio di un’inquietante prospettiva per la tenuta di quel castello di credibilità internazionale che il piccolo ma ricchissimo Qatar si è andato costruendo nel tempo, con astuzia e disinvoltura, lasciando nell’ombra la condivisione del wahhabismo con l’Arabia saudita. Una prospettiva che, dopo le prime espressioni “patriottiche” da parte qatarina, sembra cominciare a cedere il passo a un vento piuttosto critico da una crescente parte della società qatarina e in seno allo stesso casato degli Al Thani; e ciò non tanto nei confronti del giovane emiro Tamim bin Hamad al-Thani, quanto contro colui che è considerato il vero deus ex machina delle “devianze” dalla linea di condotta del Consiglio generale del Golfo che il Qatar ha continuato negli anni a portare avanti: il vecchio sceicco Hamad, conosciuto come il padre-emiro, malato ma deciso a tenere in mano le redini del Paese.

IL GRAN RIFIUTO DI DOHA. Poi la conferma del rigetto ufficiale da parte di Doha delle richieste del quartetto, inaccettabili e offensive. Quasi in contemporanea con la notizia della messa in stato di fermo in Egitto, con l’accusa di finanziamento di operazioni terroristiche, di Ola el-Qaradawi, figlia del leader spiritual della Fratellanza musulmana e il marito Hossam Khalaf, un importante dirigente della stessa organizzazione, catalogata come gruppo terroristico dal 2013 in quel Paese.

OMBRE PESANTI. E si apprende soprattutto che i ministri degli esteri del quartetto, riunitisi al Cairo, nell’esprimere profondo rammarico per la risposta negativa data alle 13 richieste da Doha, che a loro giudizio mostra di non capire la serietà e gravità della situazione, hanno deciso di proseguire nelle restrizioni, mentre Moody’s ha reso noto di aver cambiato il suo outlook sull’economia quatarina, da positivo in negativo. Un brutto segnale che relativizza di molto l’annuncio del Qatar di voler incrementare del 30% la produzione di gas. Su Doha si sta calando un’ombra pesante che non potrà non avere riflessi non tanto sul Consiglio generale del Golfo, da cui verosimilmente sarà esclusa, quanto sulla dinamica stessa del mondo arabo-sunnita e dello scontro settario sciita-sunnita di cui il Qatar rischia davvero di essere, non del tutto involontariamente, la vittima sacrificale. Anche rispetto alle sue ambizioni finanziario-sportive.

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