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10 Luglio Lug 2017 1500 10 luglio 2017

Iraq, le violenze dell'esercito governativo a Mosul

Tra torture e stupri nei confronti di miliziani e civili, l'esercito iracheno è finito nel mirino di Human Rights Watch. Baghdad si difende. Ma le immagini choc fanno il giro dei media.

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da Beirut

Ahmad è un soldato di una delle più prestigiose unità d’élite dell’esercito iracheno. I giornalisti di tutto il mondo hanno raccontato le gesta del suo battaglione, soprattutto dopo che aveva salvato la vita a un’intera troupe televisiva americana. Il soldato è un eroe della battaglia di Mosul e qualche giorno fa, come un 20enne qualsiasi, ha postato sui social video e immagini delle sue avventure. In uno dei suoi video si vede un uomo con i capelli lunghi inginocchiato, le mani legate dietro la schiena, gli occhi bendati e la testa piegata di lato ed evidenti segni di violenza. Ahmad si avvicina, prende la pistola e spara alla testa dell’uomo. L’esecuzione di un prigioniero di guerra. O forse quella di un civile sospettato di collaborare con l'Isis.

L'APPELLO DI HUMAN RIGHTS WATCH. A Mosul, la vittoria è stata macchiata da violenze ed esecuzioni sommarie di miliziani e di civili. Il 30 giugno l'organizzazione per la difesa dei diritti umani Human Rights Watch (Hrw) ha invitato le forze irachene a fermare tali pratiche e indagare sui crimini commessi in battaglia. «Le prove già raccolte di esecuzioni e violenze da parte dei soldati iracheni dovrebbero essere sufficienti a spingere a intervenire le più alte autorità di Baghdad e i membri della coalizione internazionale che combatte l'Isis», ha dichiarato Lama Fakih, direttore di Hrw per il Medio Oriente.

Le esecuzioni dei prigionieri catturati non sono una novità per le forze irachene. Nessuno vuole ricreare un campo di prigionia come Abu Ghraib o Camp Bucca, dove gli americani rinchiusero gli insorti catturati negli anni 2000. In quelle strutture si trovarono insieme come prigionieri coloro che in seguito sarebbero diventati i leader dell'Isis, a partire da Abu Bakr al Baghdadi. Eppure, le esecuzioni di prigionieri inermi sono un crimine di guerra. La giustificazione del comando iracheno è di considerare i combattenti del Califfato terroristi. Ali Arkadi, un fotoreporter iracheno, ha documentato l'uso sistematico dello stupro, della tortura e le esecuzioni sommarie da parte della divisione Erd delle forze armate irachene. Lo scorso autunno Arkadi passò un lungo periodo al seguito di un battaglione dell’Erd, filmando e fotografando scene di violenza e tortura.

LE IMMAGINI DELLE VIOLENZE. Le sue immagini, pubblicate dalla rivista tedesca Der Spiegel, hanno testimoniato come pratiche simili fossero diffuse nell’esercito iracheno sia contro i miliziani dell'Isis sia contro i civili arrestati. Nei mesi della battaglia di Mosul l’esercito iracheno ha cercato di nascondere questi episodi, ma l’avvicinarsi della vittoria finale sembra avere tolto ogni residua inibizione ai militari di Baghdad. Così i giornalisti entrati nelle zone liberate della città hanno potuto documentare scene drammatiche. Sui media locali sono state pubblicate foto che ritraggono il cadavere di un miliziano crivellato di colpi e legato a un palo. In un video girato di fronte alle rovine della moschea di al-Nouri, nel centro della città vecchia, distrutta il 21 giugno dall'Isis, si vede il cadavere di un uomo nudo, anche in questo caso legato a un palo dai soldati iracheni.

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