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L'America di Trump

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10 Luglio Lug 2017 1127 10 luglio 2017

Trump, identikit e gaffe dei figli del presidente

Donald jr accusato di aver complottato con i russi. Ivanka imbarazza i leader mondiali. Eric nel mirino dagli animalisti. Tiffany la social addicted. E il povero Barron costretto a stare sotto i riflettori.

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Come ogni dinastia che si rispetti, la galassia Trump è indivisibile sia che si parli di affari che di politica. Se prima delle elezioni del 2016 tutti gli elementi erano diventati ingranaggi della grande macchina fatta da imprese e affari, dopo la vittoria del tycoon tutti sono entrati in un modo o nell'altro anche nella politica. La famiglia più chiacchierata d'America, però, è diventata un'arma a doppio taglio per il capobranco. Messi i figli intorno a sé per formare uno scudo di fiducia, Trump deve ora affrontare le situazioni imbarazzanti che i suoi pupilli sempre più spesso gli creano. Su tutto, l'ovvio conflitto di interessi tra le aziende di famiglia e i ruoli sempre più politici dei suoi rappresentanti.

1. Donald jr, il primogenito a capo del business

Nato nel 1977, è il primogenito della dinastia ed è sposato con Vanessa Haydon, che gli era stata presentata da Donald Sr durante una sfilata. Ora vice presidente della Trump Organization, la sua ascesa è stata costellata di controversie. La sua passione per la caccia grossa lo ha messo al centro del mirino dei media dopo l'uscita di alcune foto in posa con animali uccisi. Dopo l'attentato a Westminster a marzo, ha criticato il sindaco di Londra Sadiq Kahn suscitando una consistente polemica. Il Nyt ha svelato un incontro sospetto tra Donald Trump jr e un'avvocata russa legata al Cremlino avvenuto alla Trump Tower di Ny il 9 giugno del 2016, due settimane dopo che il magnate aveva ottenuto la nomination repubblicana per la Casa Bianca.

ACCOMPAGNATO DA KUSHNER. Prima di quell'incontro a Donald Jr sarebbe stato promesso del materiale compromettente su Hillary Clinton. All'incontro parteciparono anche l'allora capo della campagna di Trump, Paul Manafort, e il genero Jared Kushner, già nel mirino per i suoi incontri con l'ambasciatore russo in Usa e con il capo della banca russa Veb. Si tratta della prima indicazione pubblica che almeno qualcuno nel team elettorale di Trump desiderava accettare l'aiuto russo e della prima conferma di un incontro privato che coinvolge membri della cerchia interna del tycoon, in questo caso della sua famiglia.

2. Ivanka, la favorita e rappresentante politica

Sicuramente la figlia più fidata del tycoon, nei fatti è diventata la sua diretta emanazione. Nata nel 1981, è l'unica figlia femmina avuta da Trump con la prima moglie Ivana. Nel marzo del 2017 è entrata ufficialmente nell'amministrazione con il titolo di “assistente speciale del presidente”, senza ricevere uno stipendio per placare le accuse di conflitto di interessi. Tentativo fallito, dato che Ivanka è ancora vice presidente della Trump Organization (oltre ad avere un marchio di moda col suo nome) e da più parti è accusata di favorire i suoi affari con la sua posizione politica. Al G20 di Amburgo, quando Trump, ago della bilancia nei dossier più spinosi del vertice, si è dovuto allontanare per un bilaterale, al suo posto si è seduta lei. Tra lo stupore dei leader, attorno al paludatissimo tavolo del vertice, con naturalezza Ivanka ha partecipato ad una sessione, sostituendo in tutto e per tutto l'uomo più potente del mondo. Difficile capire se si è trattato di un gesto studiato per essere simbolico o di una delle tante alzate di testa del presidente. Fatto sta che una cosa del genere non era mi accaduta prima dell'era Trump. Si è convertita all'ebraismo dopo aver sposato il marito Jared Kushner nel 2009.

KUSHNER CONSIGLIERE "SPECIALE". Marito di Ivanka, è diventato uno dei più potenti consiglieri del presidente. Classe 1981, figlio di un imprenditore newyorchese e per dieci anni editore della rivista Observer, è asceso alle grazie di Trump durante la campagna elettorale in cui si è impegnato a fondo. Così a fondo che il suo nome è entrato nella lista degli uomini del team sospettati di aver avuto contatti con rappresentanti russi durante le elezioni. Nonostante non abbia alcuna esperienza in ambito diplomatico, è diventato il più influente portavoce della Casa Bianca su disparati fronti di politica estera. Kushner è ufficialmente l'incaricato a cercare di risolvere il conflitto israelo-palestinese, compito fallito in 70 anni da persone decisamente più indicate, e consiglia Trump su fronti come quello cinese, canadese e messicano. Si dice che la grande vendita da 100 miliardi di dollari in armi ai sauditi porti la sua firma.

3. Eric, il responsabile dei golf club

Il terzo figlio del matrimonio con Ivana, nato nel 1984. Come i suoi fratelli più grandi, è vice-presidente della Trump Organization, oltre ad essere presidente della Trump Winery e il supervisore dei celebri golf club del padre. Nel 2006 ha creato la Eric Trump Foundation, che ha promesso 28 milioni di dollari alla ricerca. A marzo ha dichiarato che darà al padre regolari notizie sull'andamento degli affari, nonostante il presidente abbia dichiarato di volersi totalmente disinteressare del business di famiglia.

4. Tiffany, la social addicted

Classe 1993, Tiffany è l'unica figlia di Trump avuta con la seconda moglie Marla Maples, attrice del cinema e della tivù. È molto attiva sui social, dove sbandiera i lussi della sua agiata vita e nel 2011 ha vinto un tirocinio da Vogue. Nello stesso anno ha fatto il suo debutto nella musica con la canzone Like a Bird. Tra i figli grandi, è quella con il profilo più basso e non si è mai esposta particolarmente in politica. Unica eccezione, il discorso in onore del padre alla convention repubblicana, per il quale ha guadagnato l'approvazione paterna.

5. Barron, il figlio di Melania

Nato nel 2006, è l'unico figlio frutto del matrimonio con l'attuale moglie Melania e l'unico a vivere con il padre alla Casa Bianca. A parte qualche rara apparizione, durante la campagna elettorale è stato tenuto sostanzialmente lontano dai riflettori. Tutto è cambiato da dopo l'insediamento del tycoon. Barron è entrato nel raggio d'interesse dei media, in particolare per il non essersi subito trasferito a Washington dopo il giuramento del padre a gennaio. Ha fatto il giro del mondo la sua espressione assonnata nella notte della vittoria elettorale.

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