Trumpiana
LA TRUMPIANA 11 Luglio Lug 2017 1254 11 luglio 2017

Così Trump ha trasformato il G20 in un T20

Energia, protezionismo, persino il cessate il fuoco in Siria. Il presidente Usa ha dettato l'agenda del summit. Mentre gli altri fotografavano Ivanka.

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E adesso Europa e Angela Merkel si leccano le ferite, dopo il flop che doveva celebrare la cancelliera ad Amburgo. Visto che l’unico risultato del G20, il cessate il fuoco in Siria, l’hanno portato il presidente Usa, Donald Trump, e il suo omologo russo, Vladimir Putin. Tutti gli altri leader potevano anche non andare in Germania, vista l’irrilevanza della loro presenza al di là delle foto ricordo. Si è detto che Trump è isolato sul clima e che ha dovuto cedere nel comunicato finale sul protezionismo. Ma, leggendolo in controluce, quel documento rispecchia proprio le sue posizioni. D’altronde, che gli sherpa della Casa Bianca siano i più presenti e meticolosi nel lavoro di stesura dei testi è cosa nota, mentre gli altri fotografano Ivanka seduta al posto del padre. E gli effetti si vedono: fino a ieri abbiamo avuto, non solo nei G7-G20 ma anche ai Consigli europei, sorrisi smaglianti, complimenti reciproci e dichiarazioni armoniose dei leader, ma decisioni sempre vaghe e fumose. Con l’avvento della nuova amministrazione americana l’aria è cambiata: al bando le ipocrisie (di linguaggio, di gestualità) e concretezza nel dibattito.

PROTEZIONE E NON PROTEZIONISMO. Sul protezionismo, nel comunicato finale si afferma che i grandi della Terra continueranno a combatterlo, «incluse le pratiche commerciali ingiuste» e riconoscendo «l’uso di strumenti legittimi di difesa commerciale». Che è esattamente la richiesta di Trump. Il presidente Usa, in effetti, di protezionismo non ha mai parlato, quel termine gli è stato attribuito. La sua non è una posizione di chiusura dell’economia americana senza se e senza ma, ma di lotta, appunto, «alle pratiche commerciali ingiuste», come per esempio l’eccessivo surplus tedesco, utilizzando i «legittimi strumenti di difesa» disponibili. Niente di più e niente di meno. Per il rilancio dell’economia americana e per evitare che la ricchezza venga trasferita in maniera indebita dagli Stati Uniti agli altri Paesi. Come, per esempio, secondo Trump avviene con gli accordi di Parigi, che danneggiano l’America a vantaggio di Cina e India.

IL NODO ENERGIA. Allo stesso modo, sempre dal comunicato finale, emerge che sul clima si prende atto dell’uscita degli Usa dai famigerati accordi di Parigi. Ok, ma che ciò non toglie che, nel merito, «gli Stati Uniti si sforzeranno di lavorare strettamente con gli altri Paesi». Traduzione dell’auspicio di Donald Trump di andare avanti sull’energia pulita, ma non alle condizioni svantaggiose accettate da Barack Obama nel 2015 bensì in termini nuovi da ridefinire con i partner mondiali. Ad Amburgo Trump ha, di fatto, portato tutto il consesso dei suoi colleghi a sottoscrivere le sue tesi. Con tale abilità che forse neanche se ne sono accorti. Obnubilati dalla stampa che racconta la loro versione. Mentre la storia va nella direzione opposta.

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