Erdogan
12 Luglio Lug 2017 1611 12 luglio 2017

Erdogan attacca: «L'Ue ci fa solo perdere tempo»

Un anno dopo il fallito golpe, il Sultano ostenta disinteresse per i negoziati: «L'Unione europea non è indispensabile per la Turchia, siamo pronti al piano B».

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«L'Ue ci fa perdere tempo». Dopo mesi di tensioni con i Paesi europei, Germania in testa, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan torna ad attaccare Bruxelles, accusandola di aver abbandonato Ankara nel limbo di un negoziato infinito. «Una volta, nel mio primo mandato come primo ministro, la Turchia veniva descritta come un Paese che ha compiuto una rivoluzione silenziosa durante i summit dei leader dell'Unione europea. Ma adesso la stessa Ue non solo non ci invita più ai summit dei leader, ci fa anche perdere tempo», ha detto il leader di Ankara, in un'intervista concessa alla Bbc per l'anniversario del fallito golpe del 15 luglio. Un'impasse cui, in un senso o nell'altro, Erdogan vorrebbe ora porre fine.

«L'UE NON È INDISPENSABILE». «L'Unione europea non è indispensabile per noi», ha spiegato, sostenendo che se anzi «dirà senza mezzi termini 'Noi non possiamo accettare la Turchia nella Ue', sarà confortante. Allora noi avvieremo il nostro piano B e C». Secondo il presidente, «la maggioranza dei turchi non vuole più l'Ue, perché pensano che non sia onesta verso la Turchia». Ma «nonostante tutto, continueremo» a trattare «per un altro po'. Vedremo che cosa ci porterà», ha concluso Erdogan. Avviati nell'ottobre 2005, i negoziati per l'ingresso di Ankara sono già diventati i più lunghi della storia dell'Ue.

L'EUROPARLAMENTO VUOLE SOSPENDERE I NEGOZIATI. Tra veti e resistenze, sono stati aperti finora 16 capitoli su 35, e solo uno è stato chiuso. La scorsa settimana il Parlamento europeo ha votato a larga maggioranza una risoluzione che invita a «sospendere i negoziati di adesione con la Turchia se il pacchetto di riforme costituzionali», approvato con il referendum di aprile, «sarà attuato senza modifiche». Ma Ankara rifiuta qualsiasi alternativa di «cooperazione rafforzata» e gli stessi Stati membri non sembrano pronti a chiudere la partita, rischiando di rimettere in discussione la cooperazione sui migranti, dopo l'accordo del marzo 2016 che ha di fatto chiuso la rotta balcanica.

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