Migranti: Frontex per rafforzare Triton
Emergenza 12 Luglio Lug 2017 1141 12 luglio 2017

Migranti, Amnesty: «Con codice per Ong a rischio migliaia di vite»

Le disposizioni alle quali stanno lavorando Frontex e l'Italia finiscono nel mirino delle associazioni non governative. Che dopo aver letto la prima bozza parlano di «migliaia di vite a rischio».

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Il codice di condotta per le Ong che effettuano operazioni di ricerca e salvataggio dei migranti nel Mediterraneo centrale, così come concepito, «rischia di mettere a rischio la vita di altre migliaia» persone. È quanto hanno detto in una nota Amnesty International e Human Rights Watch «dopo aver visionato una bozza del documento». «Per assurdo il tentativo di impedire alle navi delle Ong di operare nelle pericolose acque vicino alla Libia rischia di mettere in pericolo migliaia di vite», ha sottolineato Iverna McGowan, direttore dell'ufficio europeo di Amnesty.

NELLA BOZZA LIMITI TERRITORIALI E DI TRASBORDO. La bozza di codice presentata dall'Italia alla riunione informale dei ministri dell'Interno Ue svoltasi a Tallin, scrive Amnesty nel comunicato, limiterebbe l'attività delle unità delle Ong impedendo loro di entrare in acque libiche per effettuare salvataggi, proibendo l'utilizzo di segnali luminosi rivolti verso mezzi che stanno correndo un pericolo imminente di naufragio e obbligandole a tornare in porto per sbarcare i naufraghi invece di poterli trasferire in mare su altre navi.

BLOCCHI PER NAVI CHE NON RISPETTANO IL CODICE. La bozza, si legge nella nota, include la minaccia di rifiutare alle navi delle Ong di sbarcare i naufraghi in Italia se il codice di condotta non sarà sottoscritto e se le sue disposizioni rispettate. «Qualunque codice di condotta, se necessario - sottolineano Amnesty e Hrw - dovrebbe avere l'obiettivo di rendere le operazioni di ricerca e soccorso più efficaci». Ma così com'è oggi, il codice potrebbe invece «in alcuni casi ostacolare le operazioni e ritardare gli sbarchi in porti sicuri entro un tempo ragionevole violando gli obblighi che gli Stati e i comandanti devono rispettare in base alla legge internazionale del mare».

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