Rohani fratello Fereydoun
18 Luglio Lug 2017 0800 18 luglio 2017

Hossein Fereydoun, il fratello ingombrante di Rohani

Già ambasciatore, diplomatico all'Onu e membro della delegazione sul nucleare, era consigliere speciale del presidente iraniano. Il giallo dell'arresto è una tegola per i riformisti. I precedenti.

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Un nuovo arrestato eccellente è finito nelle maglie inflessibili della giustizia iraniana: niente meno che il fratello minore del presidente Hassan Rohani, seconda carica politica della Repubblica islamica dopo la Guida suprema Ali Khamenei dalla sua prima elezione (confermata il 17 maggio 2017 nel secondo mandato) a capo del governo nel 2013. Ignorato dalle cronache internazionali fino alle manette del 16 luglio scorso, Hossein Fereydoun è tutt'altro che una figura di secondo piano nell'entourage presidenziale di Rohani e anche nella scena politico-diplomatica dell'Iran dalla rivoluzione khomeinista del 1979. Per quanto da un annetto, con i primi rumor di sue presunte implicazioni in uno scandalo di corruzione, avesse sensibilmente diradato le apparizioni pubbliche.

L'ORECCHIO DI ROHANI. I due fratelli non condividono più da tempo lo stesso cognome (il presidente e per quasi 30 anni segretario del Consiglio nazionale supremo di sicurezza l'ha cambiato con Rohani, «chierico», dopo gli alti studi religiosi) ma Fereydoun è tuttora consigliere speciale di Rohani e veniva descritto come il suo «occhio e orecchio» ai negoziati per l'accordo sul nucleare, andato infine in porto nel 2015, con gli Stati Uniti. Responsabile della sicurezza che scortò in patria di Khomeini, nel 1979, già governatore locale e per otto anni ambasciatore in Malesia prima di entrare nella delegazione iraniana all'Onu, nelle foto di rito di incontri a Vienna cruciali per lo storico disgelo con l'Occidente Fereydoun compariva accanto al ministro degli Esteri Javad Zarif.

Hossein Fereydoun con il ministro degli Esteri Zarif.

GETTY

Nei viaggi e negli eventi di rappresentanza Fereydoun era l'ombra di Rohani. Sempre presente, fino alla comparsa dal 2016, a un anno dalle nuove Presidenziali, di una raffica di indiscrezioni sulla stampa conservatrice e delle linea dura vicina ai militari dei Guardiani della rivoluzione (pasdaran) di manovre finanziarie e politiche tutte da dimostrare da parte di Fereydoun. Per speculazioni a lui vantaggiose, negli anni di cambio fluttuante per le dure sanzioni americane, e di riflesso europee, durante il secondo mandato presidenziale di Ahmadinejad. Poi, attaccavano sempre i media d'opposizione, per le nomine di suoi influenti compagni d'affari in posti chiave del successivo governo Rohani. Anche allo scopo di arricchirsi personalmente caduto l'embargo.

GUERRA INTERNA. Sul giro di boa della fine delle sanzioni commerciali e finanziarie – quelle bancarie di fatto mai rimosse dagli istituti americani e filo-americani, in violazione degli accordi rispettati da Teheran, come denunciato dallo stesso Zarif – si consuma il duro braccio di ferro interno tra i conservatori di Ahmadinejad e i moderati-riformisti di Rohani, un quinquennio di lotta tra guelfi e ghibellini dal passaggio di potere politico: il presidente e il suo esecutivo sono nel mirino delle lobby industriali e finanziarie vicine ai religiosi intransigenti e ai pasdaran, che nell'isolazionismo detenevano con grossi profitti il monopolio dell'industria e dei servizi. Attenuata l'autarchia, il vantaggio economico delle (incompiute) aperture liberiste si è dirottato verso la compagine di Rohani.

Da un anno Fereydoun si era allontanato dalla scena pubblica per non mettere a repentaglio un secondo mandato del fratello Rohani

Inevitabile che con la nuova campagna elettorale lo scontro si rinasprisse. Fereydoun si era allontanato dalla scena pubblica per non mettere a repentaglio un secondo mandato del fratello, la cui riconferma veniva data tutt'altro che certa. I sospetti sulla sua figura avrebbero, secondo i fogli conservatori, creato frizioni anche tra Rohani e la Guida suprema, Khamenei lo avrebbe redarguito sull'operato del suo più stretto parente e consigliere. Anche l'Ispettorato di Stato iraniano, ente giudiziario che supervisiona le istituzioni e i funzionari pubblici, accusava Fereydoun di irregolarità finanziarie. Un anno dopo l'annuncio del vice capo della magistratura Gholamhossein Mohseni Ejei dell'arresto di Fereydoun, per non meglio precisati «reati finanziari» dopo «multiple indagini su di lui e altre persone, alcune delle quali in prigione».

Il presidente Rohani.

ANSA

L'establishment conservatore che, anche per mano di un gruppo di deputati in parlamento, aveva chiesto di processare il fratello di Rohani ha radicate influenze nell'apparato giudiziario iraniano. Ma la versione ufficiale di Ejei sull'incarceramento di Fereydoun per il «mancato pagamento della cauzione» da parte di una famiglia così ricca e potente infittisce il giallo: una volta versata, il politico e diplomatico «sarà rilasciato». Per Rohani, che sulla vicenda ha adottato un basso profilo, l'accaduto è forse il colpo più duro dopo la morte del figlio suicida nel 1992, di sicuro un grosso bastone tra le ruote per un'Amministrazione criticata per la debole ripresa economica. Le manette ai polsi a rivoluzionari di punta e a strettissimi parenti di massimi esponenti statali (anche in carica) non rappresentano comunque affatto un inedito nella Repubblica islamica.

ARRESTI ECCELLENTI. L'ex premier Mir Hossein Mousavi è agli arresti domiciliari dalle proteste del 2009, con l'altro leader riformista dell'Onda verde ed ex capo del parlamento e alto chierico Mehdi Karroubi. Due figli del compianto due volte presidente ayatollah Hashemi Rafsanjani, storicamente il politico e anche il religioso più rilevante dal 1979 in Iran dopo Khomeini, mancato successore in pectore di Khamenei a Guida suprema, sono caduti nelle spire del carcere dei dissidenti di Evin: la figlia Faezeh per «propaganda illecita» nell'Onda verde come il fratello Mehdi, che deve anche scontare 15 anni per «crimini economici e contro la sicurezza dello Stato». Di solito vanno alla sbarra nomi noti tra i progressisti ma anche un vice del discusso presidente ultraconservatore Ahmadinejad fu fermato nel 2015.

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