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19 Luglio Lug 2017 0800 19 luglio 2017

Marocco, viaggio nel rifugio in bilico per turisti

Visitatori in crescita anche nel 2017. I resort del regno di Mohammed VI attraggono per la stabilità e la sicurezza finora garantita. Ma le proteste sociali del Rif minacciano un Paese esposto alla minaccia terroristica.

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Con l'estate alle porte il Marocco ha festeggiato un nuovo picco di turisti: il 3,7% in più, nel marzo 2017, rispetto allo stesso mese dell'anno prima, il 2016 foriero del record di quasi 10 milioni e mezzo di visitatori alla scoperta del regno. Ma Mohammed VI e il suo governo hanno ambizioni ancora più grosse: brillare come prima destinazione turistica del Nord Africa e del Medio Oriente entro il 2023, sviluppando il settore che, dopo l'agricoltura, occupa più marocchini. Miliardi di fatturato che fanno il 10% del Prodotto interno lordo (Pil) del Paese.

TURISMO ECO-SOSTENIBILE. Tra luglio, agosto e settembre gli arrivi sono destinati a crescere. Anche dall'Italia, quinto mercato strategico per il Marocco, sempre più turisti atterrano sulle coste di Tangeri, Casablanca, Rabat, soprattutto a Marrakech: oltre 250 mila connazionali l'anno, un trend da anni positivo con punte del +7% nel 2014. Sono in costruzione hotel di lusso, resort di media e altri servizi di fascia medio-alta, si arricchisce l'offerta culturale di eventi e manifestazioni, anche con uno sguardo a lungo termine: nel rispetto dell'ecosistema e del patrimonio storico-artistico si pongono vincoli edilizi, progettano parchi eolici e fotovoltaici, lanciano sistemi di raccolta dei rifiuti e dei trasporti eco-sostenibili.

Le case dipinte di blu nella medina di Chefchaouen.

Egitto, Tunisia e Turchia reggono come principali mete extra-europee nel Mediterraneo, nonostante gli attacchi mortali anche recenti ai resort. Ma se, per la minaccia del terrorismo, nei tre Paesi il comparto del turismo è sensibilmente arretrato per la destabilizzazione dalle Primavere arabe, con perdite anche drammatiche di posti di lavoro, dal 2011 il Marocco vive una sua primavera dalla tendenza inversa. L'assenza finora di attentati nelle città o contro i visitatori occidentali e l'apertura del re, anche alla collaborazione con l'Ue e tra intelligence, conferiscono al Marocco l'immagine di porto sicuro nell'area. Rispettoso delle diversità e dei diritti.

INVESTIMENTI E CRESCITA. A luglio 2017 tra Italia e Marocco si è costituito anche un nuovo Forum parlamentare permanente di oltre 100 tra senatori e deputati, per rafforzare i rapporti. Oltre che in materia di sicurezza e immigrazione, per una «maggiore presenza dell'Italia a livello economico, turistico e politico» nel Paese. Tuttavia è un grosso errore credere il Marocco davvero immune da crisi e un miraggio partire con leggerezza verso la «Germania del Nord Africa», com'è stato definito il Paese per il tasso di crescita annuo del 4% grazie (il Pil raddoppiato è dal 2000) al rilancio impresso da Mohammed VI, anche con piani Marshall di investimenti pubblici.

Il giovane e astuto sovrano è riuscito sempre a contenere le spinte centrifughe dei berberi nel Nord del Paese

Il Marocco resta esposto a pericolose turbolenze, e non necessariamente in decrescita. Al contrario che in Tunisia, in Egitto e in Libia il giovane e astuto sovrano è riuscito sempre a contenerne le spinte centrifughe, in particolar modo nel Nord del Paese, evitando che le pacifiche ma forti proteste dei berberi (amazigh) di montagna nella regione del Rif sfociassero in rivolte armate a catena come negli Stati vicini. Contestazioni sistematicamente riemerse dalle Primavere arabe, soprattutto dalla morte sospetta nell'ottobre 2016 di un venditore ambulante di pesce nel Rif – una scintilla simile a quella dei moti in Tunisia –, dilagando a Tangeri, Casablanca e nella capitale Rabat.

Ma il re della dinastia che si è autolegittimata come discendente di Maometto, nonostante i fatti ambigui seguiti alle sue promesse calorose, gode della fiducia della maggioranza dei marocchini e persino l'amore di una parte significativa di essi. Mohammed VI ha saputo frenare il malcontento montante varando nel 2011 moderate riforme costituzionali – ancora incomplete – e anche piani per il risanamento e lo sviluppo del Rif: la regione economicamente più depressa e storicamente più problematica del Marocco. Da lì proviene la maggioranza degli oltre 1.500 marocchini andati in Medio Oriente nell'Isis e tra i jihadisti affiliati ad al Qaeda.

INCUBATORE DELL'ISIS. Giovani sotto i 25 anni senza prospettive di lavoro in una zona ad alto tasso di emarginazione sociale e con famiglie sempre più disastrate di contadini che per lo più si guadagnano da vivere coltivando l'hashish, diventato l'economia portante delle montagne del Rif, in mano a reti criminali che controllano anche i traffici costieri. I progetti infrastrutturali e strutturali per il rilancio della regione berbera settentrionale, ex colonia spagnola, erano stati firmati da Mohammed VI nel 2015 e in parte, ancora prima, nel 2010. Ma poi sono rimasti lettera morta.

Mohammed VI ha intimato ai ministri di lavorare durante l'estate ai piani di sviluppo del Rif

Al riesplodere delle proteste nel porto del Rif di al Hoceima nella primavera scorsa, dopo un centinaio di arrestati e alcuni feriti anche tra i poliziotti, il re ha richiamato all'azione l'esecutivo a maggioranza islamista (andato al governo dopo le Primavere), intimando ai ministri di lavorare sodo ai piani sulla regione nei mesi estivi, e anche le ultime e più violente contestazioni si sono sedate. Trattenuto dalla polizia e finito sotto processo, il capo del Movimento popolare delle proteste Nasser Zefzafi, discendente del condottiero fondatore negli Anni 20 della Repubblica del Rif, Abdel Karim el Khattabi, è disponibile a trattare direttamente con re Mohammed VI.

Mohammed VI.

GETTY

Come la maggioranza della popolazione, Zefzafi imputa la corruzione e gli stop alle riforme non al sovrano ma al corposo apparato politico-istituzionale foraggiato e proliferato nei decenni dall'indipendenza del Marocco dalla Francia e dalla Spagna: un sistema di potere che, sfidato, metterebbe a repentaglio la stessa sopravvivenza del sovrano e il progredire della democratizzazione. I critici del re, soprattutto nell'ex zona franca di Tangeri, accusano viceversa il monarca ultramiliardario di doppiogiochismo e di fare enormi profitti, con le sue società immobiliari, dall'edilizia sociale, ostacolando l'istruzione di massa.

IL SOVRANO DEL DIALOGO. Di certo per tutti i marocchini Mohammed VI è migliore di Hassan II, un «re buono» che usa l'arma del dialogo e delle concessioni e, al contrario del padre, dell'autoritarismo e della sanguinosa repressione anche delle rivolte amazigh. A Tetouan, capoluogo del Rif, il sovrano asceso al trono nel 1999 è tornato a risiedere d'estate nel palazzo reale per riallacciare pian piano i rapporti con i berberi, smorzando l'ostilità nella zona verso la monarchia. Sulle spiagge delle coste di Tetouan si abbronza anche la famiglia reale: un mare cristallino a ridosso di aspre montagne da trekking e a un passo da Gibilterra e dalla Spagna, che verrebbe assaltato dai turisti europei, se si investisse davvero nel Rif.

Nel cuore dei berberi di montagna del Rif, incubatore dell'Isis, il disagio sociale propaga il radicalismo islamico

Per la liberazione di Nasser Zefzafi.

GETTY

Invece la bella città azzurra di Chefchaouen resta visitata soprattutto da turisti marocchini e nord-africani e, come Amsterdam, dalle comitive di accaniti fumatori di cannabis nel mondo. Attorno, nel cuore dei berberi di montagna del Rif incubatore dell'Isis, il disagio sociale propaga il radicalismo islamico che, nonostante il presidio a tappeto del territorio e i controlli rafforzati ed efficaci di esercito e gendarmeria, rende il Paese più insicuro di un decennio fa. Dopo la Tunisia, il Marocco è il secondo Paese straniero per origine dei combattenti jihadisti stranieri in Siria e in Iraq.

CONCESSIONI AMBIGUE. Il suo futuro dipende dalle mosse e dalla sincerità di un re che ha il potere di revocare i premier e che, sulla Costituzione, dal 2011 ha equiparato la lingua amazigh all'arabo, dichiarando il Marocco un Paese a «identità plurale». Ma l'ascensore sociale non è scattato per i berberi, il 45% della popolazione. Dopo aver stroncato – su mandato della Spagna e poi dell'Ue – le rotte migratorie dall'Africa centrale al Mediterraneo, Mohammed VI ha regolarizzato migliaia di stranieri, richiamando sulla «necessità di sviluppare una visione comune sulla migrazione». «Per gestire la mobilità di migliaia di giovani», ha affermato quest'estate riunito con l'Unione africana, «non come un'emorragia ma come un valore aggiunto».

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