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30 Luglio Lug 2017 0900 30 luglio 2017

Tunisia, il boom del turismo è più forte dell'allerta jihad

Visitatori stranieri ai livelli del 2010, dopo un 2015 nero per gli attentati al Bardo e Sousse. Teste di cuoio in spiaggia, tank nei siti d'interesse, metal detector nei resort. Il Paese si rialza, tenendo alto l'allarme.

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Per il terzo anno consecutivo dalle stragi del 2015 al museo del Bardo e al resort di Sousse il ministero degli Esteri britannico ha rinnovato l'allarme sui viaggi in Tunisia: non più un bando totale come ancora nel 2016, ma l'allerta terrorismo rimane alta per tutti i visitatori, invitati con una cartina a non mettere piede nella striscia di territorio tunisino lungo il confine meridionale con la Libia e a evitare, se non strettamente necessario, anche gran parte dell'entroterra. Sousse e la vicina Hammamet sono state riabilitate per le elevate misure di sicurezza disposte anche nelle spiagge e nei maggiori hotel e resort.

+46% DEL TURISMO. Uno spiegamento di forze che, unito alla campagna promozionale del governo tunisino e all'effettiva assenza di attentati negli ultimi tempi, dal 2017 ha fatto riprendere sensibilmente gli arrivi di visitatori sulle coste di oltre il 46%, anche a Sousse dove il 26 giugno 2015 l'Isis uccise 38 villeggianti, 30 dei quali britannici. Fu uno choc, per la Tunisia che vive di turismo (circa l'8% del Prodotto interno lordo nazionale) e per i vacanzieri stranieri, anche se le avvisaglie c'erano tutte: pochi mesi prima, il 18 marzo, un commando dell'Isis aveva fatto irruzione al museo del Bardo, a Tunisi, uccidendo un agente e 21 turisti, quattro dei quali italiani.

Teste di cuoio sulle spiagge di Djerba.

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La Tunisia stava emergendo come primo Stato d'origine di combattenti stranieri nei gruppi jihadisti in Siria e in Iraq (stime che variano tra i 3 mila e i 6 mila, dato l'ultimo di un rapporto Onu del 2015), dopo il Marocco. Confina con la Libia fuori controllo dal 2011, dove proprio nella regione a Ovest di Tripoli, vicina alla frontiera, sono stati indicati campi d'addestramento dell'Isis. È a sua volta stata destabilizzata dagli sconvolgimenti della Primavera araba che partì proprio dalla scintilla dei moti tunisini, forieri della cacciata di Ben Ali, presidente per quasi 25 anni. Eppure le stragi di tre anni fa furono vissute come un corpo estraneo.

LA FRAGILE CARTAGINE. L'attacco al Bardo fu il più grave, con il maggior numero di vittime, mai compiuto a Tunisi, l'antica Cartagine: per il Paese del Maghreb, così esposto e fragile, venire colpito da attentati così pesanti era un inedito in un momento cruciale per risollevarsi dalla crisi economica, seguita alle rivolte del 2011. Nel 2013 e nel 2014 il turismo era tornato a crescere – dall'Italia la Tunisia resta la seconda destinazione estiva extraeuropea, dopo l'Egitto, seguita dal Marocco -, dopo la frenata di arrivi per la Primavera araba. Il colpo al cuore dei jihadisti dell'Isis, piombati tra le comitive con i kalashnikov, inabissò le prenotazioni al milione e poco più di 300 mila turisti europei del 2015.

Complessivamente un calo del 26% di arrivi e del 45% degli introiti. Chiaramente le misure di sicurezza nei luoghi di richiamo e nelle strutture della costa tunisina erano risultate minime e poteva andare molto peggio. La mattina della strage al Bardo, circa 200 passeggeri delle navi da crociera Msc Splendida e Costa Fascinosa attraccate a Tunisi si trovavano nel museo o nelle vicinanze: da allora le due grandi compagnie di navigazione fondate da italiani hanno annullato la tappa di punta nella capitale tunisina, non ancora ripristinata. E a Sousse, l'hotel a 5 stelle assaltato dal mare Riu Imperial Marhaba Hotel, di proprietà di spagnoli, ospitava 565 clienti, per lo più occidentali.

IL DISASTRO DEL 2015. Solo uno dei grandi complessi del litorale svuotati di occidentali: le spiagge della zona deserte, solo gli ingressi dall'Italia in drastico calo di oltre il 60%. Anche i trasferimenti di anziani connazionali venuti a godersi la pensione in larga parte detassata in Tunisia (solo il 20% del lordo è imponibile) stavano frenando, dirottati verso il più sicuro Portogallo. Per risalire la china, da Sousse alla vicina Hammamet all'isola di Djerba, nelle spiagge tunisine sono stati piantati ombrelloni per poliziotti armati di fucili d'assalto. Sul lungomare di Tunisi, come nelle capitali europee, stazionano blindati dell'esercito.

Spiagge deserte a Sousse.

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Negli hotel più grandi auto, bagagli e persone in entrata e in uscita passano al setaccio dei metal detector. Anche i siti archeologici vengono presidiati. Di pari passo con il climax di controlli, sono risalite le prenotazioni: più di 2 milioni e mezzo di turisti dall'Europa (+8,5%) e un totale di 5,2 milioni nel 2016, dai dati del ministero del Turismo tunisino. Poi la bella sorpresa del 2017: ingressi in aumento, da gennaio a maggio, del 46%, oltre 1 milione e 500 mila con previsioni per l'estate ancora più ottimiste. Un boom, quasi un miracolo: per Tunisi diventa possibile riappropriarsi nel 2017 dei quasi 7 milioni di turisti totali del 2010, per raggiungere i 10 milioni entro il 2020.

BOOM DI RUSSI. La parte del leone la fanno, oltre agli stagionali nordafricani (in testa algerini e libici, per i quali la Tunisia è più economica delle località casalinghe), nell'ordine francesi, tedeschi e infine italiani, in aumento quest'ultimi del 19%. Stanno tornando rapidamente anche i britannici e c'è la novità dei russi: dopo l'attentato al charter diretto da Sharm el Sheik, in Egitto, verso San Pietroburgo, e l'aereo russo abbattuto dai turchi nel 2015, il Cremlino ha bandito i voli e parte delle relazioni commerciali con il Cairo e Ankara, intensificando i rapporti con la Tunisia. Molto apprezzata dai russi per i prezzi, specie dopo gli attacchi, ribassati dei pacchetti.

Le vittime di Sousse.

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Anche se la crisi con la Turchia si è risolta e i rapporti con il governo egiziano sono stretti, dal 2016 i flussi dei russi verso la Tunisia restano alti (600 mila solo nella prima metà del 2017) e hanno aperto il mercato ad altri Paesi dell'Est e alla Cina. Msc Crociere è in trattativa per «tornare a lavorare in maniera importante sulla parte turistica in Tunisia», hanno annunciato i vertici. E mentre Costa Crociere, che nega di aver organizzato l'escursione a Tunisi, resta impigliata nella causa civile dei familiari di una vittima, diversi tour operator italiani hanno ripreso la piena attività con il Paese dall'altra sponda del Mediterraneo. Sul piatto oltre 240 mila posti letto in oltre 850 hotel.

SFORZI DI RILANCIO. Gli sforzi del governo tunisino sono enormi. Anche per diversificare il turismo di massa sulla costa creato nei decenni della presidenza Ali in un turismo culturale, archeologico, storico, naturalistico ed eno-gastronomico: un patrimonio significativo della regione, finora poco valorizzato. Le agenzie spingono i vacanzieri in Tunisia per motivi commerciali, non di rado minimizzando i rischi di attacchi che rimangono alti: il ministero degli Esteri britannico ricorda che «le misure di sicurezza sono state rafforzate dal governo, ma è ancora molto probabile che i terroristi tentino di compiere attentati in Tunisia».

Con gli impieghi nel turismo si sottraggono centinaia di giovani disoccupati tunisini alle braccia dell'Isis

Come in Francia e in Turchia, nel Paese è stato più volte prorogato lo stato di allerta. Per quanto siano di recente stati compiuti più attentati nelle capitali europee che a Tunisi, la regione nordafricana resta complessivamente più instabile. Ma è giusto scommettere sulla Tunisia, perché con gli impieghi nel comparto si crea sviluppo, sottraendo centinaia di giovani disoccupati soprattutto nell'entroterra alle braccia dell'Isis. A luglio il ministro del Turismo tunisino Selma Elloumi-Rekik ha avuto un summit bilaterale anche con i funzionari del governo italiano, per rilanciare i rapporti economici e commerciali tra i due Paesi amici del Mediterraneo.

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