Maduro, ora misure contro Parlamento
30 Luglio Lug 2017 2210 30 luglio 2017

Venezuela, sangue sul voto per la Costituente

Maduro pronto a sospendere l'immunità dei parlamentari. Ma l'opposizione è determinata a resistere. Vittime in tutto il Paese: uccisa una ragazzina di 15 anni. Gli Usa valutano sanzioni.

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Il caos e la violenza hanno segnato le elezioni per l'Assemblea Costituente voluta da Nicolas Maduro in Venezuela. Almeno dieci persone sono state uccise nelle ultime 24 ore e la protesta si è estesa a tutto il Paese, con momenti di vera e propria guerriglia urbana. Ma il governo ha continuato ad assicurare che nelle strade «regna la calma» e, nonostante la bassa affluenza, ha definito le elezioni un «successo storico» del chavismo.

Nel suo primo discorso pubblico televisivo dopo l'annuncio dei risultati, Maduro ha detto che la Costituente, composta da 545 membri, prenderà misure contro il parlamento, la procura generale, i dirigenti dell'opposizione e la stampa indipendente. L'Assemblea, non appena si sarò insediata, «sospenderà l'immunità parlamentare a chiunque sia necessario sospenderla» e un attacco verrà lanciato contro «i parassiti della borghesia», responsabili secondo il presidente della crisi economica che attanaglia il Paese.

IL PARLAMENTO RESISTE. Il presidente del Parlamento venezuelano, Julio Borges, ha tuttavia avvertito che si sta andando verso «uno scenario molto probabile di scontro violento» a Caracas, perché l'opposizione non intende cedere le sede del potere legislativo ai delegati della Costituente, di cui non riconosce la legittimità.

GUERRA DI CIFRE SULLA PARTECIPAZIONE POPOLARE. In base ai dati diffusi dal governo, il 41,5% degli aventi diritto al voto si sarebbe recato alle urne. Ma secondo l'opposizione l'astensione avrebbe toccato quota 88%. Nuove manifestazioni di protesta sono state annunciate per lunedì 31 luglio e martedì 2 agosto, giorno dell'insediamento dell'Assemblea. Eppure Maduro è deciso ad andare dritto per la sua strada: «È arrivata la Costituente, per mettere un po' di ordine. È finito il sabotaggio dell'Assemblea Nazionale». Il parlamento venezuelano, con 112 seggi su 167, è in mano all'opposizione dalle elezioni politiche del 2015, ma è stato di fatto esautorato nel marzo 2017 dal Tribunale Supremo di Giustizia, allineato sulle posizioni del governo.

POSSIBILI SANZIONI AMERICANE SUL PETROLIO. Un appello alla comunità internazionale è stato diramato dal leader dell'opposizione, Leopoldo Lopez, che ha chiesto di non riconoscere la validità delle elezioni e ha denunciato la «brutale repressione» del dissenso interno. Intanto gli Stati Uniti, secondo il Wall Street Journal, stanno valutando di imporre sanzioni contro l'industria petrolifera, un provvedimento che potrebbe mettere ulteriormente in ginocchio l'economia del Paese. Anche in questo caso, però, la replica di Maduro è stata sprezzante: «Che cazzo ce ne importa di quello che dice Trump, ci importa di quello che dice il popolo sovrano del Venezuela».

Prosegue nel frattempo il tentativo di mediazione del Vaticano: il papa e la segreteria di Stato sono impegnati nella ricerca di una soluzione alla crisi in Venezuela, che deve essere «pacifica e democratica», ha detto il cardinale Pietro Parolin. All'appello dell'opposizione hanno già risposto Colombia e Perù, assicurando che non riconosceranno l'esito delle elezioni.

VERTICE DEI MINISTRI DEGLI ESTERI IN PERÙ. Il governo peruviano, in particolare, ha convocato una riunione dei ministri degli Esteri dell'America Latina. Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Messico, Panama e Paraguay hanno già confermato la loro partecipazione. Il vertice si svolgerà martedì 8 agosto a Lima e non è escluso che altri Paesi si associno all'iniziativa.

SCONTRI MORTALI IN TUTTO IL PAESE. Le proteste contro il presidente coinvolgono ormai tutto il Venezuela. Dalla notte del 30 luglio si sono moltiplicate le manifestazioni dell'opposizione, non solo nella capitale Caracas ma anche negli Stati di Merida e Tachira. Proprio nello Stato di Merida si è registrato il maggior numero di vittime: cinque manifestanti sono morti mentre protestavano nei pressi dei seggi elettorali. Tutti sono stati uccisi da colpi d'arma da fuoco e in almeno due casi è stata segnalata la presenza dei colectivos, i temuti gruppi armati del chavismo. Nello Stato di Tachira, invece, una ragazzina di 15 anni è morta dopo essere stata colpita al torace da una pallottola. Assassinato anche un candidato all'Assemblea Costituente, José Feliz Pineda, noto militante chavista, ucciso da un gruppo di persone entrate nella sua casa di Ciudad Bolivar, capitale dello stato di Bolivar.

Scontri in Venezuela durante le elezioni per l'Assemblea Costituente.

Il clima, insomma, è rovente. E le immagini della guerriglia rimbalzano in Rete e sui social network: almeno due agenti della Guardia Nazionale sono stati feriti da una bomba incendiaria ad Altamira, i cecchini dell'esercito hanno sparato sui manifestanti a Tachira, mentre i giornalisti che cercavano di documentare la situazione sono stati fermati. Il presentatore di un canale televisivo privato è stato arrestato mentre andava al lavoro, una fotografa del quotidiano El Pais è stata picchiata e derubata, mentre un gruppo di cronisti ha diffuso un video nel quale si vede un agente che ordina alla stampa di allontanarsi, «oppure vi spacchiamo tutte le attrezzature».

IL GOVERNO MINIMIZZA. Nonostante ciò il governo venezuelano ha continuato a sostenere che la situazione nel Paese è del tutto normale. Il ministro della Difesa, Vladimir Padrino Lopez, ha detto che «la calma è totale» e che le elezioni per l'Assemblea Costituente sono andate «molto bene». Stabilire l'affluenza alle urne in maniera indipendente risulta impossibile, anche perché le autorità hanno proibito ai giornalisti di avvicinarsi ai seggi.

LA CONDANNA DELL'UNIONE EUROPEA. L'Unione europea ha condannato «l'uso eccessivo e sproporzionato della forza» da parte del governo e ha dichiarato di avere seri dubbi sulla possibilità di riconoscere la legittimità delle elezioni: «Un'Assemblea Costituente eletta in circostanze poco chiare e spesso violente non può essere parte della soluzione», hanno dichiarato i portavoce dell'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue.

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