Yemen
31 Luglio Lug 2017 1712 31 luglio 2017

L'incubo yemenita tra colera e trattative al palo

L'epidemia ha già causato 1.900 morti mentre il bilancio della guerra è arrivato a 8 mila. L'inviato per l'Italia Petruzzella: «La priorità è facilitare i negoziati per fermare le armi e giungere ad una soluzione».

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«Le trattative sullo Yemen sono nuovamente a zero, ma l'Italia da sola non può fare nulla», a parlare è l'Inviato speciale dell'Italia per lo Yemen, Gianfranco Petruzzella, incaricato dal settembre 2016 dall'allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloni di seguire il dossier, «come governo, la nostra priorità è facilitare un processo negoziale internazionale per fermare le armi e giungere ad una soluzione politica».

Un dossier con numeri che dire preoccupanti è poco, come i responsabili delle tre agenzie Onu - Unicef, Wfp e Oms - hanno riferito il 26 luglio. La comunità internazionale si trova infatti davanti a uno Yemen ripiombato nel Medioevo, colpito da quella che i vertici Onu hanno definito la «peggiore epidemia di colera al mondo nella più grande crisi umanitaria al mondo», che solo negli ultimi tre mesi ha portato a «400 mila casi sospetti di colera e 1.900 morti associati alla malattia».

«Infrastrutture essenziali per la salute, l'acqua e lo smaltimento dei rifiuti sono paralizzate da due anni di ostilità creando le condizioni ideali per il diffondersi della malattia», hanno dichiarato Antony Lake, a capo dell'agenzia per l'infanzia, Tedros Adhanom Ghebreyesus, dell'Organizzazione Mondiale per la Sanità, e David Beasley del programma per la lotta alla fame in una nota diffusa ad Aden. I tre capi-agenzia osservano inoltre che il Paese è alla fame: «Il 60% della popolazione non sa da dove verrà il prossimo pasto. Oltre 2 milioni di bambini sono gravemente malnutriti. La malnutrizione li rende più vulnerabile al colera: è un circolo vizioso».

DUE ANNI DI GUERRA CIVILE E 8 MILA MORTI. Nella guerra iniziata a marzo 2015 tra il governo del presidente Abd Rabbo Mansur Hadi, sostenuto dalla coalizione militare di Paesi arabi guidata dall'Arabia Saudita, e i ribelli Houthi (alleati alle unità dell'esercito rimaste fedeli all'ex presidente Ali Abdhalla Saleh e accusati di avere relazioni con l'Iran), i combattimenti hanno fatto oltre 8 mila morti, soprattutto tra i civili, e 44.500 feriti. Fermare le violenze e le gravi violazioni del diritto umanitario da parte dell'Arabia Saudita - più volte denunciate dalle ong - così come bloccare la vendita delle armi a Riad (comprese quelle italiane) sembra impossibile.

«La valutazione sulla vendita di armi vanno fatte dal governo in collaborazione con il Parlamento», replica Petruzzella, che rammenta: «L'esigenza di sicurezza da parte di Riad va valutata complessivamente nel quadro regionale». Per ora le trattative sono al palo. Dopo il fallimento di Kuwait City (aprile 2016), anche il dialogo avviato lo scorso maggio si è interrotto. È saltata infatti la proposta avanzata dall'Inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, il mauritano Ould Cheikh Ahmed. Quella di affidare cioè, prosegue Petruzzelli, «la gestione del porto di Hodeida (in mano ai ribelli Houthi) a un comitato composto da Houthi-Saleh, coalizione a guida saudita ed esperti internazionali dello Un Verification and Inspection Mechanism (Unvim), in grado di controllare l'ingresso delle merci e la gestione finanziaria dello scalo, di importanza cruciale per l'economia yemenita».

LA POSSIBILITÀ DI UNO YEMEN SPACCATO IN DUE. «Dalla riapertura dello scalo portuale», fa notare, «discenderebbe poi la riapertura dell'aeroporto di Sana'a». La proposta «è rimasta appesa. Appena Ahmed è arrivato a Sana'a per spiegarne il contenuto agli Houthi», dice ancora l'inviato Onu, «gli hanno sparato contro». In questo quadro disperato, i tentativi della diplomazia, però, non si fermano. «Onu ed esponenti dei partiti di Aden e di Sana'a, dal Gpc (General People's Congress) ad Al-Islah (maggior partito di opposizione agli Houthi, ndr)», proseguono gli incontri sul futuro assetto costituzionale del Paese. «Una sessione di questo dialogo c'è stata a giugno anche in Italia e se ne terranno sicuramente altre». Il nodo «resta la natura federale e i poteri delle regioni federate». Possibile tornare a uno Yemen diviso in due come fu fino al 1990? «Italia e Onu sono contrarie, all'Arabia Saudita non conviene, mentre agli Emirati Arabi Uniti, che con il Sud hanno intensi scambi, non disturberebbe affatto», conclude. Nell'ultima conferenza dei donatori per lo Yemen, per il biennio 2017-2018, l'Italia ha previsto lo stanziamento di 10 milioni di euro, di cui 4 milioni già stanziati.

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